Ricerca Soprintendenza-Cnr. ok ai trattamenti con il lactilolo per gli oggetti di legno e avorio ERCOLANO. La molecola di uno zucchero riporterà agli antichi splendori tavolini, tripodi ed altri elementi di arredamento in legno e avorio di epoca romana ritrovati in Villa dei Papiri. E questo l'eccezionale dato emerso da una sperimentazione eseguita sulla base di una convenzione siglata nel 2009 tra la Soprintendenza archeologica di Pompei e il Cnr Ivalsa (Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree). «I risultati ottenuti ci consentiranno di poter avviare un restauro definitivo dei reperti - annuncia Maria Paola Guidobaldi, direttrice degli Scavi dl Ercolano -. Nel mondo non esistono altri elementi di mobilio dl quella epoca realizzati con materiali compositi, per cui è grossa la soddisfazione da parte nostra di essere riusciti a portare a termine un percorso scientifico che ci ha consentito di studiare le corrette misure metodologiche da applicare per il restauro». Il materiale fin qui emerso da un primo microscavo realizzato in un edificio di Villa dei Papiri è composto da parti di un soglio in legno e avorio decorato in rilievo, di tripodi e tavolini. Nel corso dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C, questi arredi vennero seppelliti dalla lava incandescente in modo da restare «sigillati». Per questo motivo, il legno è rimasto umido e si presenta molto meno friabile di quello di altri reperti rinvenuti negli Scavi di Ercolano: «Le particolari condizioni di seppellimento del mobilio di Villa dei Papiri - spiega la direttrice Guidobaldi - hanno consentito una straordinaria conservazione dei materiali organici del legno. Si tratta di condizioni uniche e senza precedenti. La scansione laser dei reperti e la successiva riproduzione in laboratorio ha permesso di sperimentare i processi da applicare per il restauro e la loro conservazione. Sulla base delle sperimentazioni effettuate, è emerso che gli oggetti in legno e avorio rinvenuti in Villa dei Papiri rispondono positivamente al trattamento con molecole zuccherine di lactilolo e trealosio». A questo punto, il prossimo obiettivo è rende-re visibili al pubblico questi straordinari reperti: (Al momento - confida la direttrice degli Scavi di Ercolano -contiamo di terminare il restauro ed il consolidamento definitivo del mobilio entro il 2012, dopodiché cominceremo a pensare alla loro esposizione». Le metodologie e risultati della ricerca effettuata sui materiali lignei rinvenuti all'interno di Villa dei Papiri sono stati oggetto di una giornata di studio a Villa Maiuri. A organizzare il meeting che ha visto la partecipazione di tutti gli studiosi impegnati nella ricerca su questi reperti è stato il Centro studi Herculaneum, il braccio operativo sul territorio del Packard Humanities Institute che da anni finanzia varie attività all'interno del complesso archeologico: «Gli esperimenti condotti in questi due anni - spiega Christian Biggi, manager del Centro studi - aiuteranno molto la conservazione dei reperti. La tecnica dei microscavi si è rivelata corretta per consentire di portare alla luce questi straordinari oggetti di arredamento. Nel giro dei prossimi anni, l'obiettivo è procedere a una serie di opere che ci consentano di recuperare altri reperti ancora seppelliti all'interno della Villa. Di certo, i risultati fin qui ottenuti testimoniano la bontà delle sinergie poste in essere all'interno degli Scavi e l'ottimo lavoro svolto nell'ambito della convenzione tra Soprintendenza e Cnr». L'esperto. «Esperienza unica il bosso sembrava appena tagliato» ERCOLANO. La sperimentazione sul mobilio in legno e avorio riportato alla luce in Villa dei Papiri si è mossa sull'asse Ercolano-Firenze. Se all'interno degli Scavi si è proceduto al lavoro di recupero dei reperti, nei laboratori fiorentini del Cnr-Ivalsa si è lavorato alla valutazione dei vari trattamenti a cui sottoporre i resti degli arredi risalenti al I secolo dopo Cristo: "Ci siamo trovati di fronte a un'esperienza unica - commenta Benedetto Pizzo, ricercatore dell'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Cnr -. Esistono pochissimi esempi di mobilio di quell'epoca realizzati sia in avorio che legno. La prima fase della ricerca che abbiamo condotto ha riguardato una serie di esami diagnostici che ci hanno consentito di identificare i vari legnami utilizzati. Abbiamo scoperto che il mobilio di Villa dei Papiri è stato realizzato in gran parte con legno di frassino, ma anche con bosso e faggio. A impressionarci è stato il livello di conservazione dei reperti: il bosso era talmente ben conservato che sembrava tagliato ieri». Dopo aver individuato di quali materiali era composto il mobilio, i ricercatori del Cnr si sono dedicati alla sperimentazione dei vari processi da mettere a punto per il restauro: »Trovandoci di fronte a legno e avorio - spiega Pizzo - abbiamo subito compreso che era necessario un trattamento particolare e, possibilmente, reversibile. La soluzione la abbiamo trovata grazie all'utilizzo del lactilolo, una molecola estremamente piccola che consente di penetrare nel legno e nell'avorio senza farli staccare. Abbiamo condotto gli esperimenti su pezzi curvi, quindi più complessi da trattare, ottenendo ottimi esiti sia per la bontà del risultato ottenuto, sia per la rapidità dei tempi impiegati». I risultati raggiunti nei laboratori fiorentini del Cnr, dunque, appaiono destinati ad essere applicati anche sui reperti che verranno riportati alla luce nel corso dei prossimi scavi: »la nostra scoperta - conferma il ricercatore - consente di stabilizzare molto questo genere di arredi ed ha condotto, inoltre, ad ottimi effetti non solo dal punto di vista tecnico, ma anche estetico. Essendo totalmente reversibile, poi, permetterà al manufatto di essere riportato alla condizioni originali qualora in futuro vengano effettuate nuove scoperte in materia di trattamento dei legni archeologici».
Ercolano, uno zucchero salverà i mobili degli antichi romani
La Soprintendenza archeologica di Pompei e il Cnr Ivalsa hanno concluso una sperimentazione su trattamenti per gli oggetti di legno e avorio ritrovati in Villa dei Papiri. I risultati hanno permesso di stabilizzare il legno e l'avorio, rendendo possibile il restauro definitivo dei reperti. La tecnica dei microscavi ha permesso di studiare le corrette misure metodologiche da applicare per il restauro. I trattamenti con molecole zuccherine di lactilolo e trealosio hanno risposto positivamente agli oggetti in legno e avorio. Il prossimo obiettivo è la esposizione al pubblico dei reperti restaurati. La ricerca ha permesso di identificare i vari legnami utilizzati e di stabilizzare il legno e l'avorio.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo