I temi della tutela e dei rischi che corre il paesaggio toscano sono stati al centro del forum organizzato dal Corriere Fiorentino a cui hanno partecipato Salvatore Settis, presidente del consiglio scientifico del Louvre, Anna Marson, assessore regionale all'urbanistica, Antonia Pasqua Recchia, direttore generale del ministero dei Beni Culturali, e Simone Gheri, sindaco di Scandicci e delegato Anci Toscana per l'urbanistica. Salvarsi dal troppo cemento si può, tutti insieme Paesaggi deturpali, campagne sconquassate da abusi edilizi, costruzioni che proliferano dappertutto. Villette, capannoni, ipermercati, multicinema. E poi le periferie, talvolta contesti abbandonati a se stessi, brutti e fatiscenti. Spesso Italia fa rima con cemento e degrado, mentre la parola tutela dell'ambiente appare dimenticata o decisamente trascurata. Si parla tanto di bellezza, quasi mai di dignità del territorio. C'è la convinzione diffusa che il cemento contribuisca allo sviluppo di una nazione. E l'ambiente che fine fa? Ha cercato di fornire qualche risposta il forum «Paesaggio, Costituzione, cemento: una via d'uscita toscana?», tenutosi mercoledì al Corriere Fiorentino, moderato dal direttore Paolo Ermini e dallo storico dell'arte Tomaso Montanari. «Basta accusare noi, ora norme più chiare». Il sindaco di Scandicci e delegato Anci Toscana per l'Urbanistica Simone Gheri, pone al centro del dibattito l'istituzione comunale, sottolineando il ruolo di primaria importanza ricoperto dalla municipalità nel preservare, in collaborazione con i cittadini, i beni paesaggistici: «Il Comune sostiene infatti il sindaco Gheri è l'unico ente che ha un rapporto autentico e diretto con i cittadini, il più vicino a loro, da loro espressamente scelto, l'ultima ancora di salvezza che un cittadino ha a disposizione nei momenti di criticità e un punto di riferimento costante anche quando decide di investire concretamente sul territorio». Proprio in virtù di questa importanza del Comune nella vita dei cittadini, Gheri auspica che «si smetta di mettere tutti i Comuni sul banco degli imputati per i problemi e gli scempi in materia ambientale, che si smetta di generalizzare, perché a fronte delle politiche sbagliate di pochi sindaci, che in Toscana si contano sulle dita di una mano, sono invece tante le amministrazioni virtuose che si impegnano concretamente per la salvaguardia e la riqualificazione del territorio». Secondo Gheri, quello che serve sono norme più chiare e precise in materia urbanistica e ambientale e una maggiore oculatezza nell'imposizione dei vincoli urbanistici, in alcuni casi eccessivamente restrittivi, tenendo nella dovuta considerazione le specificità proprie di ciascun territorio: «Mettiamo i vincoli dove servono, ma abbiamo anche il coraggio di toglierli o correggerli quando sono eccessivi. Ci si dica in tutta chiarezza cosa si può fare, cosa non si può fare e dove si può fare». Il sindaco Gheri sottolinea poi il ruolo fondamentale e imprescindibile ricoperto dalla politica nella gestione e salvaguardia del patrimonio ambientale. E perché questa azione della politica sia possibile è indispensabile, secondo Gheri, una maggiore fiducia e collaborazione tra i diversi livelli di istituzioni, che devono cooperare tra loro per perseguire lo scopo comune della salvaguardia e tutela del patrimonio paesaggistico, coniugandola però allo stesso tempo con un adeguato e inevitabile sviluppo urbano, di qualità e in piena armonia con il territorio». E' molto importante infatti, sottolinea infine Gheri, «non mettere in conflitto la tutela del patrimonio paesaggistico con lo sviluppo, la nostra regione infatti è in grado di coniugare alla perfezione sviluppo urbano e salvaguardia del patrimonio ambientale». » Salvatore Settis «Scia di macerie. Il rinascimento comincia da qui» «Quello che costruiamo in Italia è orribile e ci stiamo lasciando alle spalle una scia di macerie» Ciò che accade sotto il profilo ambientale «è sintomo di un processo di degrado etico di cui il paesaggio è la migliore rappresentanza», un paesaggio che diventa «dichiarazione aperta di una profonda crisi morale del Paese», una nazione dove prolifera «l'immondizia edilizia» e dove «il territorio si svuota di persone e si riempie di cemento», una cementificazione che è vista come d'unico modello di sviluppo», come motore per uscire dalla crisi economica, ma che in realta sta concorrendo sempre più a «mettere un freno allo sviluppo economico e all'inventività». Proprio per questo, il cemento è dl nemico che dobbiamo combattere nella battaglia per l'ambiente e contro il degrado civile». Salvatore Settis, ex direttore della Normale di Pisa e attuale presidente del Consiglio scientifico del Louvre, spara a zero sulle politiche urbanistiche e paesaggistiche italiane nel suo libro «Paesaggio costituzione cemento. La battaglia per l'ambiente contro il degrado civile». Secondo il professor Settis, si parte da un errore di fondo: «C'è l'idea che paesaggio, suolo e ambiente siano risorse sterminate, inesauribili» e quindi sfruttabili a piacimento. Invece in Italia, precisa, abbiamo il consumo di suolo più alto d'Europa, a fronte dell'incremento demografico più basso. E i terreni che vengono consumati sono quasi sempre i più fertili, come la Pianura Padana e la Campania, il che aggrava ancor più la situazione. Per trovare un nuovo orientamento, il professor Settis ripone grande fiducia sulla Toscana: «Spero proprio che questa sia la regione attraverso cui si possa tornare ad amare il paesaggio», in un Paese che necessita di una forte «rieducazione culturale» e dove «la nostra storia dell'arte non insegna ad amare il paesaggio a meno che non sia dipinto su un quadro». «Auspico che la Toscana ribadisce Settis possa guidare la rinascita di cui questo Paese ha fortemente bisogno. Sono calabrese precisa il professore ma vivo in Toscana da tanto tempo: qui c'è un'antica civiltà urbana, c'è una grande storia». Settis si è detto fiducioso delle politiche intraprese finora dall'assessore regionale all'urbanistica Anna Marson, anche lei presente al forum: «Nelle dichiarazioni del nuovo assessore c'è il desiderio di una pianificazione che sia più autentica». Perché occorre tenere presente che il paesaggio non è soltanto qualcosa di estetico. È il luogo in cui viviamo, che riflette e forma la nostra vita». E l'arma migliore che abbiamo a disposizione per tutelarlo, ricorda Settis, è la legalità, la Costituzione. Anna Marson «Metro di civiltà. Le due mosse per poter vincere» « Ho sempre guardato al paesaggio come metro per capire la civiltà di chi abita in un certo luogo sostiene l'assessore all'urbanistica della Regione Toscana Anna Marson e in un'Italia che negli anni più recenti ha via via perso civiltà e rispetto per il territorio, la Toscana è ancora un'isola relativamente felice». Il problema, su cui punta il dito l'assessore, è che spesso «il paesaggio non viene considerato come un bene comune, collettivo, in cui ognuno faccia la sua parte per mantenerlo e preservarlo, ma come un bene pubblico, nel senso che la sua tutela si ritiene di esclusiva competenza dell'ente pubblico». Tutela che non sta necessariamente nella lotta indiscriminata contro il cemento, quanto piuttosto in una presa di coscienza che porti a dissociare l'attività edilizia dal consumo indiscriminato del suolo. «La sfida per eccellenza dichiara l'assessore Marson è cambiare il modo con cui chi si occupa di sviluppo vede il paesaggio». Che non deve più essere considerato come un limite, ma piuttosto come una risorsa. «La Toscana prosegue l'assessore è capace di coniugare tutela del paesaggio e sviluppo. Nel fare le leggi serve la capacità di leggere fino in fondo il territorio e comprenderne le specificità». Proprio riguardo al rapporto tra sviluppo e territorio, l'assessore Marson porta all'attenzione il Piano Regionale di Sviluppo 2011-15, appena approvato, nel quale la Regione si ripromette di promuovere attività per dimostrare che il paesaggio è una risorsa e per promuoverne un diverso sviluppo, durevole sul piano economico. L'assessore individua due azioni in particolare da intraprendere per preservare il territorio. Innanzitutto è fondamentale cercare una partecipazione attiva dei Comuni, in quanto istituzioni più vicine ai cittadini, e promuovere la discussione sui beni pubblici, tra cui rientra a pieno titolo anche l'ambiente. In secondo luogo, occorre produrre innovazione nell'offerta di tecnica, tecnologie, e nell'approccio con il territorio. Marson punta anche il dito sul più generale problema di una eccessiva frammentazione della nazione, data anche dall'assenza di un Senato delle regioni quale luogo di coordinamento delle singole politiche regionali. Questa frammentazione porta alla mancanza di una cornice di riferimento generale, in materia di urbanistica e territorio, entro cui le singole amministrazioni possano agire per amministrare il paesaggio, che deve essere «natura amministrata con cultura, con uno sguardo alle generazioni future e rispetto per quelle passate» Antonia Pasqua Recchia «Diventare un modello La Toscana ha le carte» La Toscana è una delle poche regioni italiane che ha tutte le carte in regola per fare scelte virtuose, può diventare un modello a livello nazionale per la salvaguardia e riqualificazione del territorio e la qualità architettonica». Secondo Antonia Pasqua Recchia direttore generale per il paesaggio, i beni storici, artistici, architettonici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per preservare al meglio il patrimonio paesaggistico italiano «è necessario seguire la strada della partecipazione, l'unica per ottenere una reale democrazia; partecipazione che si ottiene innanzitutto grazie all'associazionismo e alla copianificazione con le regioni» ed è indispensabile un «coinvolgimento diretto anche degli enti locali più strettamente legati al territorio in questione». Nonostante questo, aggiunge, è «molto importante la consapevolezza dei singoli», uno dei fattori di forza più importanti per la difesa e la salvaguardia del nostro paesaggio. «I cittadini ribadisce la dottoressa Pasqua Recchia hanno il diritto a interagire e dire la loro quando si parla e si decide di paesaggio». Cittadini che devono tenere ben presente, sottolinea Pasqua Recchia, che «il paesaggio è vivo, si trasforma, è il luogo per eccellenza dell'attività umana» e proprio per questo è dovere di ognuno impegnarsi al meglio per salvaguardarlo. «Il ministero per i Beni e le attività culturali ha concluso Pasqua Recchia è stato spesso accusato di distacco dagli enti locali, talvolta forse anche a ragione, tuttavia abbiamo cercato di rafforzare la nostra presenza ai tavoli regionali» seppure, ammette Pasqua Recchia, «i tavoli di co-pianificazione siano estremamente impegnativi: per il paesaggio abbiamo concluso dodici accordi per la pianificazione territoriale con le Regioni, e altri sono in fase di rinnovo». E poi, continua, «negli ultimi anni è cresciuta la sensibilità collettiva sui temi della tutela del patrimonio ambientale e dei beni culturali e, per quanto mi riguarda, ho una visione meno drammatica rispetto a quello che si dice usualmente del degrado della nostra nazione».
Corriere della Sera
1 Luglio 2011
Si è ristretto il paesaggio. Ma una via d'uscita c'è
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