Si racconta che una volta Federico Zeri telefonò, nel cuore della notte, ad uno storico dell'arte che studiava l'opera di Gian Lorenzo Bernini. Spacciandosi per una vecchia aristocratica, il perfidissimo Zeri disse che nel cortile del suo palazzo, nella campagna romana, si trovava una monumentale fontana di marmo, alta venti metri, senza dubbio di Bernini. Nonostante l'ora, il collega cominciò ad entusiasmarsi, sempre più ammaliato dalla sapiente descrizione di Zeri: fino a dire che la mattina seguente si sarebbe senz'altro precipitato in quel palazzo. «Oh, non si deve disturbare, professore rispose Zeri , il mio autista gliela porta sotto casa». E riattaccò. Ecco, per molti versi la recentissima richiesta di portare la Gioconda a Firenze fa perfettamente serie con quella burla: solo che il protagonista non ha l'intelligenza e l'ironia di Zeri, ma la spregiudicata sfacciataggine di uno che ha capito che la storia dell'arte ha ormai il ruolo di escort della vita culturale pubblica italiana, e che i cosiddetti 'capolavori' si possono trasportare ed esibire come se fossero le olgettine. Ma andiamo con ordine. Dieci giorni fa, Silvano Vinceti, presidente del 'Comitato per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali', ha diramato un comunicato stampa in cui si chiedeva al Louvre di prestare Monna Lisa agli Uffizi in occasione del centenario del clamoroso furto dell'opera, che fu recuperata ed esposta proprio a Firenze. Vinceti non è uno storico dell'arte, ma un pubblicista, autore del format "Enigmi del passato", ed ex presidente degli 'Ambientalisti liberali', confluiti in Forza Italia nel 2008, sotto gli auspici di Denis Verdini. Nemmeno il comitato è ciò che sembra: non è un organismo scientifico ministeriale (come il nome potrebbe far credere), ma un'associazione privata nota per aver chiesto la riapertura delle indagini sulla morte di Pasolini, e che definisce la propria azione in termini di «gratuito marketing del nostro patrimonio culturale», vantando la «ricaduta mass mediale globale» delle proprie ricerche sulle ossa (tra gli altri) di Dante, Boiardo e Leopardi. L'anno scorso, Vinceti ha concepito un'altra genialata, a metà tra Amici miei e Totò che vende la Fontana di Trevi: dopo una 'ricerca' su cui è meglio stendere un velo pietoso, ha comunicato di aver ritrovato le ossa di Caravaggio, riportandole (in un'urna di plexigas) a Porto Ercole sul veliero di Cesare Previti (ovviamente presente, in ghigno e occhiali scuri di ordinanza). Da Caravaggio a Leonardo il passo è notoriamente breve, e così quest'anno, Vinceti si è dedicato alla Gioconda: ed è facile prevedere che l'anno prossimo cercherà la pipa di Van Gogh, e quello dopo dirà di aver scoperto che le famose brache michelangiolesche non sono quelle messe alle figure del Giudizio, ma proprio i mutandoni del Buonarroti, da lui identificati grazie al dna. La richiesta di Vinceti ha un antefatto ancor più illuminante. Subito dopo aver dichiarato di aver trovato negli occhi della Gioconda delle (ovvimente inesistenti) microiscrizioni che dimostrerebbero che il quadro non ritrae una donna, ma l'amante omosessuale di Leonardo, Vinceti ha cambiato strategia, e si è messo a scavare nella chiesa fiorentina di Sant'Orsola per cercare le ossa della monna Lisa storica: operazione (manco a dirlo) non solo praticamente impossibile, ma dall'interesse culturale assai prossimo allo zero. Non trovando, ovviamente, un accidenti, ora Vinceti rilancia: il Louvre renda la Gioconda a Firenze! Fin qui, non metterebbe proprio conto parlarne. Ma il dramma è che Vinceti viene regolarmente preso sul serio dalla stampa e dalla politica italiane. Carla Fracci (proprio lei, ora assessore alla cultura della Provincia di Firenze), si è buttata a dichiarare: «Bisogna mobilitare il mondo intero perché il capolavoro venga riportato a Firenze. Bisogna provarci, a costo di andare tutti a Parigi, in coda davanti al Louvre». E Vinceti non se l'è fatto dire due volte: ha cominciato a raccogliere centomila firme per ottenere il prestito (!). In Francia, d'altra parte, si sono così abituati a considerarci un paese di cialtroni, che il Louvre ha subito risposto, e seriamente, che il prestito è impossibile per ragioni di conservazione. Del tutto inascoltate, invece, le poche persone serie che hanno preso la parola: il direttore degli Uffizi Antonio Natali («Sono le persone che si devono muovere, non le opere d'arte»), e il sindaco di Vinci Dario Parrini («Roba da far cadere le braccia»). Il «Corriere della sera», per dirne una, invece di far capire ai suoi lettori l'assurdità della situazione, l'ha raccontata come se fosse del tutto normale, non rinunciando ad un ineffabile fondo dal titolo «Un simbolo non si sposta». Ed è proprio questo il punto: negli ultimi anni la storia dell'arte si è ridotta ad una macchina per generare simboli, feticci, totem. La Gioconda non deve lasciare il Louvre non per problemi di conservazione (in sé superabilissimi), né tantomeno perché un «simbolo non si sposta» (?), ma perché il ritratto di Lisa Gherardini dipinto da Leonardo non è una reliquia taumaturgica, ma un'opera d'arte che va compresa storicamente. Se un domani si organizzasse seriamente una mostra sul ritratto a Firenze nel primo Cinquecento, o se qualcuno avesse la sana audacia di immaginare una vera monografica di Leonardo, allora sì che la Gioconda potrebbe (dovrebbe, perfino) lasciare il triste altarino mediatico che la serra al Louvre. Ma non certo per essere esibita come un orso ballerino che serve a riempire il piattino di un avido guardiano. La storia dell'arte serve a qualcosa se ritesse i fili di storia, di funzione, di forme che legano le opere del passato giunte fino a noi: il lavoro dello storico dell'arte è quello di relativizzare (nel senso di mettere in relazione) i capolavori che solo una superstizione ignorante, o uno spregiudicato affarismo, possono continuare a chiamare 'assoluti'. Triste l'epoca in cui il Vinci si confonde col Vinceti. Tomaso Montanari
Il Louvre e i giocondi della Gioconda
Un comitato privato, presieduto da Silvano Vinceti, ha richiesto al Louvre di prestare la Gioconda a Firenze per il centenario del furto dell'opera. Vinceti è un pubblicista e non un storico dell'arte, e il comitato è noto per la sua azione di gratuito marketing del patrimonio culturale italiano. La richiesta è stata accolta dalla stampa e dalla politica italiana, con l'assessore alla cultura della Provincia di Firenze Carla Fracci che ha dichiarato di voler mobilitare il mondo intero per riportare la Gioconda a Firenze. Il Louvre ha risposto che il prestito è impossibile per ragioni di conservazione.
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