La Sacaim scrive a Orsoni e al commissario Spaziante: non potete lasciarci fuori VENEZIA. Cause di risarcimento danni in arrivo e un nuovo contenzioso legale aperto dalla Sacaim. Si complica decisamente la vicenda del nuovo Palacinema al Lido, i cui lavori sono stati sospesi dopo la scoperta dell'amianto, e l'ultima mossa sembra l'inizio delle ostilità. Ad aprirle è la raccomandata inviata ieri dalla Sacaim al commissario Vincenzo Spaziante, al sindaco Giorgio Orsoni e al presidente della Conferenza dei servizi regionale Mariano Carraro. La firma il «procuratore incaricato» dell'impresa Riccardo Vianello. E il segnale è chiaro: non pensate di dare la colpa a noi per il blocco dei lavori, la mancata bonifica e i ritardi, scrive in sostanza l'impresa. Che non accetta a questo punto di essere «scaricata». Contestate le accuse rivolte all'impresa dalla Rione «Valutazioni opinabili e immotivate» Un enorme buco pieno di amianto. Che annuncia tempesta: cause di risarcimento danni in arrivo sulla vicenda Palacinema, e un contenzioso legale che potrebbe bloccare il cantiere per anni. Altro che 150esimo dell'Unità d'Italia. Il nuovo Palacinema del Lido rischia di diventare il simbolo dell'inefficienza italica, un pasticcio che si complica sempre più. L'apertura delle ostilità è una raccomandata inviata ieri dalla Sacaim al commissario Vincenzo Spaziante, al sindaco Giorgio Orsoni e al presidente della Conferenza dei servizi regionale Mariano Carraro. La firma il «procuratore incaricato» dell'impresa Riccardo Vianello. E il segnale è chiaro: non pensate di dare la colpa a noi per il blocco dei lavori, la mancata bonifica e i ritardi, scrive in sostanza l'impresa. Che non accetta a questo punto di essere «scaricata» per colpe non sue. Difesa appassionata, ma anche un duro attacco alla Regione, che durante l'ultima Conferenza dei Servizi, i129 aprile scorso, aveva parlato senza mezzi termini di una «responsabilità dell'aggiudicatario in ordine alla maggiore spesa da sostenere per la rimozione dell'amianto, dato che l'ulteriore rinvenimento non appare un evento imprevisto e imprevedibile». Il punto è proprio questo: chi doveva sapere della presenza del materiale inquinante sotto la sabbia? Una «scoperta» che ha bloccato i lavori ma soprattutto ha succhiato risorse per la bonifica (quasi 20 milioni di euro sui 37 spesi fino ad oggi) bloccando tutto. Un mese fa l'annuncio del ministro Galan insieme al commissario Vincenzo Spaziante e al sindaco Orsoni. «Si cambia. Lo smaltimento dell'amianto costa troppo, il progetto sarà affidato a un'altra impresa». Ma Sacaim, impresa veneziana che ha ricostruito la Fenice, non ci sta a restare con il cerino in mano. «Le indagini geologiche le abbiamo fatte», scrive nella lettera inviata ieri, «sulla base di indagini e sondaggi. Ma si trattava di «rappresentatività statistica». «Come potevamo sapere noi che più sotto si sarebbero trovati materiali abusivi sepolti negli anni passati»? «Le modalità di indagine», prosegue la lettera, «sono state portate avanti nel rispetto delle disposizioni di legge nazionali e regionali, condivise da tutti gli enti che hanno approvato il progetto, compresa la Regione. Perché solo oggi queste contestazioni»? L'impresa respinge l'intento di addossare le responsabilità alla Sacaim per risolvere il contratto, stipulato il 3 marzo 2008 con la «Struttura di Missione» della Protezione civile. «Una carenza progettuale che la Regione intende addebitare alla nostra impresa», scrive Vianello, «risulta destituita di ogni fondamento. La respingiamo, perché frutto di opinabili e immotivate valutazioni a posteriori". Se si sceglierà la sede del contenzioso, conclude la lettera, «faremo li le nostre confutazioni dal punto di vista tecnico e normativo». Per far capire che non scherza, l'impresa sottolinea anche un dato «del tutto inverosimile» che compare nel verbale della stessa conferenza dei servizi riguardante il costo reale della bonifica. Il costo dello smaltimento e il trasporto nelle discariche autorizzate è di 200 euro a tonnellata», scrive il legale della Sacaim, «dunque è inverosimile e insussistente la quotazione che compare nello stesso verbale di un euro a tonnellata». Un atto che complica ancora di più il «pasticcio» del PalaCinema. Perché a questo punto la strada della composizione bonaria della vicenda sembra sempre più in salita. Sacaim con la lettera inviata ieri fa capire che non rinuncerà facilmente a un lavoro per cui le erano stati garantiti 80 milioni di euro sui 130 del progetto finale. Fino ad oggi ne sono stati spesi 37 (5 della Regione, il resto dello Stato), di cui 20 per la bonifica. Del Palazzo del Cinema non c'è traccia. Quello che doveva essere il fiore all'occhiello delle celebrazioni del 150esimo si è ridotto a un grande cratere che occupa l'intero piazzale davanti al palaCinema. E tra meno di due mesi si apre la Mostra e anche il cantiere fermo comincia a essere un problema. Come i soldi che mancano all'appello. Per costruire il nuovo Palacinema (Il «Sasso» dello studio Ricciotti vincitore del concorso internazionale del 2005) si era all'epoca deciso di vendere l'Ospedale al Mare. Adesso il Palacinema non si fa più, al suo posto un auditorium più piccolo e finanziato dai privati. Ma l'Ospedale al Mare ormai è venduto. E il pasticcio sui grandi lavori del Lido si complica sempre più.