La storia raccontata da Dario Di Vico sul Corriere della Sera merita di essere ripresa per molte ragioni, ma soprattutto perché è una di quelle a lieto fine, e noi in Puglia abbiamo un disperato bisogno di scrivere storie con un finale simile. Nell'articolo si racconta come l'appello lanciato da Marco Vitale, di ritorno da un viaggio in Cina, per sostenere le attività dell'Istituto di cultura italiana a Pechino, sia stato raccolto dall'Associazione dei costruttori di macchine utensili. Questi industriali, infatti, in una loro assemblea hanno deciso di contribuire in modo significativo allo sviluppo delle attività del nostro Istituto di cultura in Cina. Rientrando a mia volta da un viaggio in Macedonia, dopo avere saputo la somma ridicola che quella ambasciata ha a disposizione per la promozione della cultura italiana e conoscendo la situazione che esiste nelle altre sedi diplomatiche italiane in altri paesi a noi vicini, sento di dover rivolgere un pressante invito alle imprese pugliesi presenti in queste Stati (e che comprendono quanto conti l'immagine di un paese e di una Regione quando si ha voglia di costruire relazioni economiche all'estero) di volere a loro volta contribuire al lavoro che le nostre Istituzioni, a cominciare naturalmente dalle ambasciate italiane, svolgono sulla riva orientale dell'Adriatico e nella penisola balcanica. Alcune delle imprese pugliesi già contribuiscono al lavoro che viene fatto per consentire una migliore conoscenza della Puglia e dell'Italia nei paesi in questione, ma tutto questo avviene in forme individuali e spesso episodiche. La novità della storia che Dario Di Vico ha raccontato è che questa volta ad accettare l'invito di Marco Vitale sia stata un'associazione di imprese. Da tempo in Albania esiste una struttura formale che raccoglie gli imprenditori italiani presenti su quel territorio; anche negli altri paesi, a cominciare dalla Macedonia, non mancano imprese pugliesi e italiane che hanno messo in piedi delle associazioni non formali indirizzate in primo luogo a tutelare i loro investimenti. Possono queste associazioni stimolare la raccolta tra le imprese pugliesi di fondi utili a sostenere il lavoro delle nostre strutture consolari? Possono fare la stessa cosa le associazioni imprenditoriali pugliesi? Possono le Camere di Commercio e le altre strutture associative pugliesi sensibilizzare i loro associati al problema e al ruolo importante che ha la diplomazia culturale ? L'immagine - che sia di un Paese odi una Regione - costituisce spesso una premessa importante per sviluppare e consolidare buone relazioni economiche. Bisognerebbe dunque che vi sia una maggiore attenzione da parte del sistema delle imprese al lavoro culturale che è in atto in Adriatico e che vede coinvolti il governo nazionale nonchè attori pugliesi. Un sostegno significativo dei privati alle forme di diplomazia culturale che in tanti, a cominciare dalle Ambasciate per finire alle nostre Università, stanno svolgendo è da auspicare pure in Puglia, a pieno titolo Regione di frontiera.