Dopo il prestigioso riconoscimento una grande festa pubblica e l'avvio di collaborazioni internazionali Una grande festa a Cividale del Friuli, che presto si trasformerà in un'altrettanto grande opportunità. È tanto in riva al Natisone l'entusiasmo per l'avventura vissuta dalla città ducale con la candidatura all'inserimento, insieme ad altri sei comuni italiani, nella lista del beni culturali tutelati dall'Unesco come "patrimonio dell'Umanità". Alla fine, il progetto con logo "Italia Langobardonun", ossia "I Longobardi in Italia: i luoghi del potere (568-774)", ce 1'ha fatta. La severa commissione giudicatrice della 35a sessione del Comitato Patrimonio Mondiale l'ha incluso come "sito seriale" nel novero delle "meraviglie" del pianeta degne della massima tutela sotto il profilo della conservazione e della valorizzazione. Un traguardo ambito da molti e a portata di pochi, visto che il sito seriale capitanato da Cividale (comune capofila) è stato l'unico progetto italiano tra 42 concorrenti all'esame a Parigi, sede dell'Unesco. Ora la città ducale, insieme alla rete degli altri siti longobardi italiani - Brescia, Castelseprio Torba (Varese), Campello sul Clitumno (Perugia), Spoleto, Benevento e Monte Sant'Angelo (Foggia) - potrà accedere ad una serie di vantaggi importanti dal punto di vista artistico, culturale, turistico ed economico. Con orgoglio, il sindaco di Cividale, Stefano Balloch, sottolinea come il progetto «sia stato capace di unire l'Italia dal Nord al Sud proprio in occasione del 150 dell'Unità d'Italia». E con soddisfazione, aggiunge: «Il progetto potrà contare, ad esempio, sul sostegno dello Stato attraverso la legge 77 del 2006, che prevede uno stanziamento annuale riservato esclusivamente ai siti tutelati dall'Unesco». In previsione, «anche speciali attenzioni da parte del mondo dell'imprenditoria privata che è legato al comparto turistico e dei beni culturali continua il primo cittadino , ma anche il sostegno da parte delle istituzioni locali: Provincia e Regione in primo luogo, che ad esempio stanziano 1 milione di euro l'anno per la Fondazione Aquileia, sito del Friuli Venezia Giulia già inserito nella lista dell'Unesco, come anche le Dolomiti friulane». Per Cividale, ma anche per tutti gli altri comuni della rete 'longobarda', ci saranno poi notevoli ricadute «generate spiega Balloch , dal sicuro incremento dei flussi turistici che premia tutti i siti tutelati dall'Unesco. Ulteriori sviluppi verranno anche dal "gioco di squadra» già avviato con gli altri comuni della rete longobarda. «Non solo quelli già inclusi nel progetto precisa il sindaco , ma anche altri siti in tutta Europa: pensiamo di costruire un corridoio geoculturale che dall'Italia si possa estendere a tutte le evidenze longobarde in Europa, dal Mediterraneo fino alla Scandinavia». A Parigi la "vittoria" è giunta dopo tanta trepidazione, quando la commissione composta da 21 membri (solo tre di Paesi europei) ha finalmente interrotto la lunga attesa della delegazione italiana e regionale, che vedeva in testa Balloch e l'ex sindaco di Cividale Attilio Vuga. A rinforzare la candidatura del sito "Italia Langobardonun" è stata sicuramente la raccomandazione positiva formulata dall'Icomos, il braccio operativo e di controllo dell'Unesco. A conquistare la commissione sono stati sicuramente i gioielli cividalesi d'età longobarda: il celebre Tempietto longobardo, i resti del Complesso Episcopale rinnovato da Callisto e il Museo Archeologico Nazionale, con i corredi delle necropoli longobarde. Ma anche le eccellenze degli altri sei comuni del "sito seriale": il Monastero di Santa Giulia con la chiesa di San Salvatore a Brescia; la chiesa di Santa Maria foris portas con il castrum e la torre di Torba a Castelseprio e Gornate Olona (Va); il Tempietto di Campello sul Clitunno (PG); la basilica di San Salvatore a Spoleto (PG); la chiesa di Santa Sofia a Benevento; il santuario di San Michele stil Gargano. Si candida anche Palmanova, città stellata. «Il modello di candidatura che ha portato Cividale a conquistare un posto nella World Heritage List potrebbe offrire anche a Palmanova un'occasione per riaprire il percorso interrotto anni fa per mancanza di volontà politica». Il sindaco di Palmanova, Francesco Martines, a pochi giorni dall'ingresso di Cividale longobarda nel patrimonio dell'umanità apre così una riflessione sulla possibilità che anche la città stellata venga riconosciuta dall'Unesco. Tra il 1996 e il 1997 grazie al lavoro congiunto del Circolo Comunale di Cultura di Palmanova e di Italia Nostra, Palmanova era riuscita a fare ingresso nella temptative list, collocandosi tra il 40 e il 50 posto. Un viaggio a Roma di una rappresentanza palmarina aveva consolidato l'iniziativa, fino a portare una delegazione Unesco in visita a Palmanova. Poi però l'iter si è bruscamente interrotto. «Oggi, alla luce del recente riconoscimento di Cividale, credo collocare Palmanova tra i siti Unesco, accanto ad Aquileia e Cividale, potrebbe potenziare l'attrattiva turistica dell'intera regione, portando il Friuli Venezia Giulia a livelli di primato».