Si tratta di ventidue tra castelli, palazzi, parchi, dentro e fuori Torino. Potere, sfarzo, amori, gusti e cultura raccontati da splendide architetture. A partire dalla Reggia di Venaria. Un'unica dinastia, quattro secoli di storia, ventidue complessi da visitare. Palazzi, castelli, ville, parchi: sono stati proprietà dei Savoia, ne raccontano l'esercizio del potere, la vita di corte, spesso pettegola, sempre fastosa, nonché i piaceri della villeggiatura, tra una battuta di caccia e l'altra, tra un banchetto e un madrigale. Nel 1997, per il loro indubbio valore storico-artistico, l'Unesco li ha inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità. «A 14 anni di distanza e dopo un investimento complessivo di 500 milioni di euro, le residenze sabaude possono orgogliosamente reggere il paragone con i castelli della Loira», spiega Mario Turetta, direttore regionale dei Beni culturali del Piemonte, nel suo ufficio di Palazzo Chiablese, destinato un tempo ai principi cadetti, una delle ventidue perle della "Corona di delizie" come, con un'evocativa metafora, questo circuito reale" si presenta sul mercato turistico italiano e straniero. «La Reggia di Venaria», continua Turetta, «può competere con Versailles, il lussuoso omaggio alla grandeur del Re Sole, Luigi XIV di Francia. Palazzo Reale, invece, se la gioca con il Castello di Schónbrunn, a Vienna, dimora imperiale degli Asburgo». Tutto comincia nel 1562, quando Emanuele Filiberto di Savoia (1528-1580) decide di spostare la capitale da Chambéry, in Francia, a Torino, che allora conta si e no 20 mila abitanti. Tosto e lungimirante, il duca: dopo aver vinto l'esercito inviato da Parigi presso la rocca di San Quintino, nelle Fiandre, desidera consolidare il proprio potere, ampliando semmai la propria area d'influenza. Punta dunque al Piemonte. Costruisce attrezzate roccheforti e organizza un esercito basato su milizie provinciali per evitare di essere in balia del potente di turno, negli atti ufficiali sostituisce il latino con il francese e l'italiano, abolisce la servitù della gleba, rafforza la pubblica amministrazione, potenzia la cultura, favorisce l'agricoltura moltiplicando i canali d'irrigazione e la produzione manifatturiera attraverso sovvenzioni ed esenzioni mirate. «Avvia inoltre un'ambiziosa serie di progetti edilizi e urbanistici, continuata poi dal suoi successori, allo scopo di dimostrare la potenza della casa regnante», riprende Mario Turetta. Questa significativa serie di edifici, progettati e decorati dai maggiori architetti e artisti del tempo, si estende dalla città alla campagna più remota. C'è quella sorta di didascalia completa di Torino che è Palazzo Madama, un unico complesso che racchiude reperti d'epoca romana, come la base della porta orientale d'accesso ad Augusta Taurinorum, un intero castello medievale degli Acaja, nonché la raffinata bellezza barocca della facciata ideata da Filippo Juvarra. C'è il seicentesco Castello del Valentino, in riva al Po. C'è il Castello di Agliè, nato come maniero medievale e trasformato in residenza negli anni della reggenza tenuta da Maria Cristina di Francia. E c'è il Castello di Moncalieri, un'imponente costruzione fortificata». Con il passar del tempo le esigenze si differenziano. «Ecco allora nascere la Palazzina di Stupinigi, un complesso monumentale mozzafiato voluto dal re Vittorio Amedeo II come residenza di caccia e progettato da Filippo Juvarra nel 1729, che diventa in seguito dimora estiva dei reali», puntualizza ancora Mario Turetta, che di Stupinigi segnala l'»originale pianta a quattro bracci, disposti a croce di Sant'Andrea, con un salone centrale ellittico superbamente affrescato». Ed ecco, anche, il Castello di Racconigi completamente trasformato dall'architetto Guarino Guarini nella seconda metà del Seicento, poi diventato dimora prediletta del re Carlo Alberto. Questo e altro ancora è diventato turismo», riflette Mario Turetta. Una discreta porzione delle 12.365.000 presenze registrate in Piemonte nel 2010 è direttamente legata alle residenze sabaude. L'incremento, negli ultimi dieci anni, è significativo. Nel 2000, infatti, i turisti furono 8.092.000. Tappe fondamentali sono state indubbiamente le Olimpiadi invernali del 2006 e l'Ostensione della Sindone del 2010. Le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia rappresentano un altro forte motivo d'attrazione. Gli aumenti sono sempre a due cifre: il Castello di Agliè, scelto per girare il telefilm Elisa di Rivombrosa, è passato dai 60.600 visitatori del 2009 ai 78.000 del 2010; quello di Racconigi da 135.500 a 161.600, l'Armeria Reale da 33.800 a 49.300. Tra le performance migliori, sicuramente va annoverato Palazzo Reale, dove ha fatto tappa la storia: "nel 2009 lo hanno visitato 120.200 persone; l'anno scorso, 205.700. Con 900 mila ingressi circa nel 2010, noi siamo diventati il quinto sito più visto in Italia, dopo il Colosseo (4-4,5 milioni di visitatori), Pompei (3,5), Palazzo Pitti e la Galleria degli Uffizi a Firenze (2,4), Palazzo Ducale a Venezia (1,4)", interviene Alberto Vanesi, direttore della Reggia di Venaria. Nel 1996 si temeva crollasse, poi la buona volontà e ingenti investimenti circa 200 milioni di euro tra Unione europea, ministero per i Beni culturali e Regione Piemonte, passando anche attraverso la giocata del lotto del mercoledì hanno compiuto il miracolo. Ora la Venaria si presenta per quello che è sin dall'origine, una residenza di caccia, voluta da Carlo Emanuele II, iniziata nel 1658 su progetto di Amedeo di Castellamonte, e trasformata in sontuosa dimora, tra gli altri, da Filippo Juvarra. Favolose architetture circondate da giardini riportati all'antico splendore: 950 mila metri quadrati tutti da vedere».