Giancarlo Galan gongolava, inaugurando le sale restaurate del romano palazzo Barberini: aveva incontrato poco prima l'ex ministro per i beni e le attività culturali, Sandro Bondi, desideroso di lodarlo dicendogli «Tu sì che sei bravo». L'ex governatore del Veneto ha fatto finta di schermirsi, esponendo piuttosto le sue note caratteriali e il «sangue caliente» che lo contraddistingue (i Galan sono di origine spagnola, e infatti proprio dalla penisola iberica era il nonno del ministro). Ma il successore di Bondi ha voluto spettacolarizzare l'evento romano con un altro colpo di scena, facendo ben più di un ringraziamento al collezionista Fabrizio Lemme: «Il Louvre si è scusato con lei per aver esposto con un po' di ritardo le opere che lei aveva donato, noi qui lo facciamo con 11 anni di ritardo, gli domando scusa io, ci tenevo a farlo pubblicamente». Lemme, alzatosi per una stretta di mano con il ministro, ha ricordato di aver donato complessivamente 182 opere della sua collezione d'arte, «il sacrificio di una vita, con il pieno consenso dei figli». A palazzo Barberini le opere della collezione Lemme sono esposte ora in una delle nuove sale del secondo piano. A lavori conclusi e con l'aggiunta delle dieci nuove sale il museo può contare ora su una superficie di 12mila metri quadrati con cinquecento opere esposte oltre ad altre trecento a disposizione degli studiosi.