ROMA In poco più di due mesi del 2001 erano stati raccolti 17 milioni di euro. In un intero anno (il 2002) ne sono arrivati 15. Non ci vuole molto per capire che c'è qualcosa che non va: può darsi che gli imprenditori ritengano che gli sconti fiscali promessi per aiutare la cultura non bastino o che le procedure siano troppo macchinose. O può darsi ancora che, escluse le grandi aziende, i privati nonostante il gran parlare che se ne fa si disinteressino delle sorti del patrimonio culturale. Sta di fatto che gli stessi tecnici del ministero dei Beni culturali devono essere rimasti assai sorpresi quando si è trattato di tirare le somme: i contributi all'arte e allo spettacolo raccolti nel 2002, invece di aumentare, sono diminuiti. L'incentivo della deducibilità totale di quelle somme dal reddito di impresa non ha funzionato. Dopo che nel 2001 il nuovo meccanismo era partito in sordina complice il ritardo nella messa a punto delle procedure il 2002 era atteso come il banco di prova del sistema messa a punto dall'articolo 38 della legge 3422000. Se questi sono i risultati, non c'è che da correre ai ripari. Lo ha lasciato intendere lo stesso ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, commentando l'esiguo bottino: «L'Italia ha bisogno del mecenatismo e non appena il ciclo economico lo consentirà modificheremo queste norme per favorire ulteriormente le erogazioni liberali destinate alla cultura». Siamo ben distanti dalle cifre che il Fisco si preparava a considerare come mancato gettito dovuto alle deduzioni e per far fronte al quale erano stati stanziati 90,3 milioni di euro. È chiaro che, con soli 15 milioni di erogazioni, il "buco" nelle casse statali sarà minimo, mentre resta enorme la distanza dal tetto fissato per la raccolta: 139,4 milioni di euro complessivi. Tetto che interessa i beneficiari dei contributi, i quali, una volta oltrepassato quel limite, devono, attraverso un meccanismo complicato, restituire al Fisco il 37 dell'eccedenza. Per i Mecenate, invece, non esiste alcun tetto. In testa alle Regioni più generose c'è la Lombardia, dove la presenza di un forte tessuto imprenditoriale ha favorito gli aiuti alla cultura, che sono stati il 59,5 del totale. In generale, i contributi sono stati indirizzati soprattutto alla lirica e al teatro, ai quali è stato destinato il 64 delle erogazioni, mentre il resto degli aiuti (36) è stato dirottato sui beni culturali. Tra le strutture che hanno beneficiato dei contributi privati ci sono il teatro alla Scala di Milano, il San Carlo di Napoli, il Massimo di Palermo, l'Accademia nazionale di Santa Cecilia a Roma. Gli aiuti hanno raggiunto, però, anche strutture più piccole, come lo Stabile dell'Umbria e il teatro Sloveno di Trieste. Fra i Mecenate, grandi banche e grandi aziende.
Mecenatismo con il freno tirato: nel 2002 meno aiuti alla cultura.
Il ministero dei Beni culturali ha raccolto 15 milioni di euro nel 2002, meno di quanto previsto. Gli imprenditori non hanno rispettato gli incentivi fiscali per aiutare la cultura. Il ministro Giuliano Urbani ha affermato che l'Italia ha bisogno del mecenatismo e che le norme saranno modificate per favorire ulteriormente le erogazioni. La distanza tra il gettito reale e il tetto previsto è enorme, 139,4 milioni di euro. I contributi sono stati indirizzati principalmente alla lirica e al teatro, con il 64% delle erogazioni. Le strutture che hanno beneficiato dei contributi includono grandi teatri come la Scala di Milano e il San Carlo di Napoli, nonché strutture più piccole.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo