Secondo le stime della Gepra servirebbero 100 milioni per le ristrutturazioni. Presto le vendite Il 60 degli immobili è sotto la tutela del ministero dei Beni culturali Un "pezzo di Roma vera" messo in vendita. Antica e monumentale visto che il 76 per cento degli immobili in questione si trova nel centro storico della città: 643 sono abitazioni, 125 locali commerciali, 158 tra laboratori, alberghi, cantine, e depositi. M olti, però, in pessime condizioni al punto che è stato calcolato dalla Gepra che per le ristrutturazioni sarebbero necessari almeno 100 milioni di euro. La vendita degli immobili è quindi praticamente obbligatoria: Regione, Asl ma anche il Comune in precedenza, non hanno e non avevano l'interesse di sistemare il loro patrimonio ma nemmeno la forza di adeguare i canoni di affitto. Per quanto riguarda la situazione attuale, dopo i vari sopralluoghi tecnici, sono risultati particolarmente precari tetti e cornicioni. In alcuni casi sono stati addirittura puntellati i solai in modo provvisorio e ormai sono passati almeno 10-15 anni. La maggior parte degli impianti non sono adeguati alle norme sulla sicurezza, alcuni edifici sono ancora alimentati dalla corrente a 125 volts, mentre il sistema di distribuzione dell'acqua avviene ancora attraverso i serbatoi di accumulo, realizzati in cemento-amianto. Sotto la tutela dei Beni culturali il 60 degli immobili, spesso fatiscenti. Un inquilino a piazza Navona: «Abito qui da sempre» Case Asl, 400 affitti a meno di 100 euro al mese Rendimento a perdere per metà del patrimonio. Ora è corsa alla compravendita L'80 per cento dei canoni praticati è largamente inferiore a quanto si potrebbe richiedere e per questo 829 vecchi contratti di affitto producono un ricavo di appena 171.432,70 euro e i 78 contratti rinnovati dalla Gepra tra l'inizio del 2002 e il 30 dicembre dello scorso anno assommano a 147.948,51 euro. E' questo uno dei passaggi chiave di una relazione che sta circolando in queste ore sul passato, il presente e il futuro del patrimonio immobiliare dell'ex Pio istituto, passato alle Asl nel '78, gestito dal Comune per 20 anni e messo in vendita dalla Bnl. E' un "pezzo di Roma" vera, antica, monumentale dal momento che il 76 per cento degli immobili si trova nel centro storico della città, il 90 per cento delle residenze e l'80 delle unità commerciali. A conferma che questo "pezzo di Roma" messo in vendita (la superficie totale è di 98.731 metri quadrati) ha un grande valore storico c'è un altro dato: circa il 60 per cento del patrimonio è sottoposto a vincolo di tutela da parte del Ministero dei beni culturali. Gli immobili (643 sono abitazioni, 125 locali commerciali, 158 tra laboratori, alberghi, banche, cantine e depositi) sono però in pessime condizioni al punto che la Gepra ha stimato per le ristrutturazioni una spesa di almeno 100 milioni di euro. La Regione o le Asl, ma anche il Comune in precedenza, non hanno e non avevano l'interesse di sistemare il loro patrimonio ma nemmeno la forza di adeguare i canoni di affitto. Per quanto riguarda la situazione attuale, dopo i sopralluoghi tecnici, sono particolarmente precari tetti e cornicioni. Spesso sono stati puntellati i solai (ad esempio a largo Goldoni, in via Condotti e in via dei Portoghesi) e in alcuni casi queste opere provvisorie sono state realizzate 10-15 anni fa. La maggior parte degli impianti non sono adeguati alle norme sulla sicurezza e alcuni edifici sono ancora alimentati dalla corrente a 125 volt. Sul fronte dei canoni, gli attuali conduttori pagano (a eccezione dei nuovi contratti) affitti molto bassi. I l canone medio è di 280 euro al mese, con punte minime di 40-50 euro. Quattrocento dei 926 immobili sono affittati a meno di 100 euro al mese. La conseguenza è che il rendimento medio del patrimonio è pari allo 0,99 per cento mentre se le stesse case e negozi venissero locati a prezzi di mercato il rendimento sarebbe compreso tra il 5 e il 7 per cento. Il patrimonio immobiliare è venduto a condizioni particolari. Gli inquilini potranno inoltre acquistare con uno sconto sul valore di mercato del 30 per cento che arriva a un massimo del 42 per cento in casi specifici. Garantite le fasce socialmente deboli, gli ultrasessantacinquenni, gli artigiani e le botteghe storiche. Sul meccanismo di compravendita si sta sviluppando (seppur per una parte stimata intorno al 20 per cento del patrimonio) una sorta di corsa all'affare. Attraverso un emendamento proposto dal Prc al bilancio regionale, la rivendita dell'immobile appena acquistato può avvenire subito e non dopo cinque anni come, ad esempio, aveva imposto il Campidoglio per una analoga dismissione del suo patrimonio immobiliare. «La mia proposta è stata approvata all'unanimità - spiega Salvatore Bonadonna, capogruppo del Prc alla Pisana che precisa che per la casa avuta dall'Inps dall'89 al '95 pagava un canone di oltre un milione di lire al mese -. Lo spirito dell'emendamento è semplice: in questo modo viene favorita la compravendita tra familiari cercando di non fare cadere l'inquilino nelle maglie delle grandi immobiliari». Il rovescio della medaglia di questa opportunità è che diversi danarosi privati stanno bussando alle porte degli inquilini per convincerli a rivendere subito gli immobili in cambio di un "regalo". La possibilità della compravendita immediata è ben conosciuta anche dal Comitato degli inquilini della Gepra che nel luglio scorso ha diffuso un volantino con il quale informava gli aderenti della disponibilità di un paio di avvocati ad assistere gli inquilini nell'acquisto e nella rivendita immediata per un compenso pari allo 0,75 per cento da calcolare sul valore dell'immobile. «Abitiamo a piazza Navona da sempre - racconta un'inquilina -. Mio marito è nato in questa casa. Mio figlio è nato qui. Era una casa che cadeva a pezzi e l'abbiamo mantenuta con i nostri sforzi. Ora faremo di tutto per acquistarla». Un altro inquilino di piazza Navona aggiunge: «Non me la bevo su quello che sta accadendo. E' veramente difficile individuare la provenienza dei capitali investiti nell'acquisto degli immobili perché per la cartolarizzazione non è richiesta la certificazione antimafia. Non escludo che società o prestanome possano intervenire per riciclare denaro». In un bar della zona si parla però anche degli "sciacalli": «A più di qualche inquilino hanno proposto di andare insieme dal notaio e fare subito il doppio atto». Il proprietario del "Caffè del Biscione" aggiunge: «Sto qui da più di dieci anni e con un po' di sacrifici acquisterò il locale. Però non è giusto che chi è entrato un anno fa può comprare le case come chi qui ci sta da una vita».