Enzo Maiorca, star della rassegna di Ustica, lancia un appello a difesa del Mediterraneo "Nelle aree marine il turismo dei sub può integrarsi bene con quello tradizionale" "I petrolieri ci hanno preso per fame ma i costi sociali e ambientali sono altissimi" USTICA - "Signor Maiorca, ma dove va, non vede comè sporco il mare?" Lavvertimento dei pescatori risuonava spesso nella testa del campione mondiale di apnea ogni volta che indossava muta e pinne. Ma Enzo Maiorca, 80 anni appena compiuti, faceva spallucce e raggiungeva lo stesso il mare per allenarsi. Daltronde, cera da tenere a bada il francese Mayol. Erano i primi anni '70 e il mare attorno Siracusa aveva perduto il colore di sempre. Lo ricorda Maiorca a Ustica, vedette della Rassegna internazionale di attività subacquee, finanziata dalla Provincia di Palermo. «Il mare non colorava e non odorava più. Tutta colpa della Sincat, la prima industria stabilitasi nei dintorni di Siracusa scaricava in mare tutti gli scarti, pirite compresa. Per i pescatori di Ortigia quello non era più il mare di Siracusa, ma il mare della Sincat, lindustria etnea che aveva fatto da apripista». Adesso sono passati 40 anni e Siracusa ha unarea marina protetta, il Plemmirio. È soddisfatto? «Sì il mare è tornato ad avere la sua dignità, ma non si fa mai abbastanza per tutelarlo. Certo, allora non esisteva nemmeno la coscienza della protezione ambientale, oggi invece largomento è nellagenda politica, se ne parla dovunque. Ma le insidie non finiscono mai. Adesso cè chi vuole costruire un mega villaggio turistico che minaccia il porto grande». La Sicilia ha ben sei aree marine protette, dalle Egadi a Ustica, da Lampedusa ai Ciclopi, lazione di tutela del paesaggio marino e costiero a che punto è? «Si sono fatti passi in avanti ma rimangono sempre delle grandi incongruenze. Nellisola ci sono tre raffinerie ogni 250 km di costa, buona parte del greggio italiano viene raffinato quaggiù e questo ha costi sociali e ambientali altissimi. La verità è che noi siciliani siamo stati presi per fame e quando si è deciso di realizzare industrie e raffinerie non si è andati tanto per il sottile. Ma si è trattato di un errore storico di cui paghiamo i danni». Ustica, con la sua rassegna internazionale, propone un modello che permette di conciliare tutela del territorio e industria turistica, un modello pensato cinquantanni fa. «È un modello esportabile e di successo. Basti pensare a Siracusa. Nel mare aretuseo ci sono i resti di quaranta navi affondate durante la guerra del Peloponneso, il turismo subacqueo può integrarsi con quello tradizionale e lArea marina protetta del Plemmirio ne è lesempio». Nellimmaginario collettivo la sua immagine è anche legata al tentativo di primato mondiale del '74 sulla costiera sorrentina, naufragato per colpa del campione di Rischiatutto e operatore subacqueo Enzo Bottesini. Quello scontro e le sue parolacce andate in diretta le costarono lepurazione dalla Rai di Bernabei. Ma Bottesini lo ha più rivisto? «Sì, diverse volte e abbiamo anche composto la faccenda. Ma bisogna pure comprendere che dietro la preparazione di unimmersione da record ci sono anni di intensa preparazione. Ma non ho nulla contro di lui, se nè andato alcuni anni fa, sconfitto dal cancro. E io non ho nulla da rimproverarmi, sono solo uscito al naturale».
SICILIA - "Basta con raffinerie e nuovo cemento solo il mare protetto è una vera risorsa"
Enzo Maiorca, campione mondiale di apnea, lancia un appello a difesa del Mediterraneo. Il mare attorno Siracusa aveva perso il colore e l'odore negli anni '70 a causa della Sincat, l'industria etnea che scaricava scarti in mare. Oggi, Siracusa ha un'area marina protetta, il Plemmirio, e il mare è tornato ad avere la sua dignità. Tuttavia, ci sono ancora insidie, come la costruzione di un mega villaggio turistico che minaccia il porto grande. La Sicilia ha sei aree marine protette, ma rimangono incongruenze. Maiorca propone un modello di conciliazione tra tutela del territorio e industria turistica, come quello di Ustica, che ha un modello di successo.
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