La fondazione propone una scuola per i funzionari pubblici. L'imprenditore: «Ricucire le ferite per sviluppare la bellezza». Luciani: «No alle grandi infrastrutture» Il Veneto fra piccole parrocchie e grandi infrastrutture cerca la sua strada nella modernità e nel significato di ogni singolo elemento del suo paesaggio. «Il territorio è stato consumato e maltrattato, forse inconsciamente, ora bisogna sapersi fermare e ricucire le ferite per sviluppare la bellezza». Luciano Benetton, imprenditore e presidente dell'omonima fondazione di studi e ricerche a Treviso, ha parlato del suo Veneto negli anni delle grandi trasformazioni dell'area metropolitana. Uno dei settori in cui puntare dovrebbe essere la promozione dei centri storici. «Non mi aspetto regali dall'alto, ma se c'è la volontà di promuovere questa terra, deve arrivare dalla politica - ha detto -, gli imprenditori sono vincolati da problemi pratici, non si può pretendere troppo». Treviso ha ospitato martedì un convegno nell'ambito serie di incontri organizzati da Fondazione Benetton «Idee e progetti per la metropoli Nordest», che candida Venezia e il nordest appunto a capitale della Cultura per il 2019. Il dibattito «Il Veneto tra metropoli e tutela del paesaggio» ha sviluppato riflessioni sui cambiamenti profondi di un'area che subisce continue evoluzioni. La Fondazione si è messa a disposizione della Regione, rappresentata martedì sera dal vicepresidente e assessore al territorio Marino Zorzato, per tenere seminari formativi dedicati ai funzionari pubblici che si occupano di programmare e disegnare il territorio. «Una collaborazione fatta di lezioni e sopralluoghi - ha spiegato il coordinatore del comitato scientifico Domenico Luciani - per formare gli uffici regionali e decentrati nelle province, come il genio civile». La proposta di questa «scuola di paesaggio» vorrebbe permettere un approccio specialistico, guidato da un team di esperti, più legato al territorio, alla conoscenza e all'approfondimento delle sue caratteristiche più profonde e delle dinamiche locali. Il dibattito è stato ricco e articolato. L'architetto Juan Manuel Palerm Salazar, visiting professor allo Iuav di Venezia, ha introdotto la sua relazione evidenziando il carattere contraddittorio del Veneto, le criticità e le difficoltà di giungere a soluzioni. Per questo ha proposto, provocatoriamente, di trasformare la regione in uno spazio di sperimentazione per ridisegnare il paesaggio. «Il Veneto offre una straordinaria qualità di studio - ha affermato -, ma ha bisogno di un indirizzo e di decidere la sua strada. Che dev'essere studiata nella complessità delle scelte in modo interdisciplinare ». Luciani invece ha evidenziato la caratteristica, tutta veneta, delle migliaia di borghi e frazioni, parrocchie e campanili, attorno ai quali si riuniscono le comunità. Tanto da preferire i piccoli comuni alle città. «Quello che dobbiamo fare è già scritto. Il Veneto non è fatto per progetti di grandi dimensioni e grandi infrastrutture, dobbiamo ricucire i fili, sfruttare le vecchie stazioni facendo un lavoro di pazienza territoriale, e occuparci di queste piccole Italie. Queste cellule danno già la taglia dell'abito da cucire». Il presidente, Luciano Benetton, ha assistito seduto in prima fila alle relazioni. «Benvengano le occasioni di discussione e partecipazione con le istituzioni - ha commentato -. La politica si sta attrezzando per rispondere alle esigenze del territorio. I privati danno la loro disponibilità, ma i progetti devono arrivare dalle istituzioni. Non si può pretendere troppo dagli imprenditori». Zorzato ha colto subito la sfida dei professionisti. «Il paesaggio diventerà una priorità dell'amministrazione regionale - ha concluso il vicepresidente -. Uno dei prossimi obiettivi sarà di individuare aree omogenee per problematiche e caratteristiche paesaggistiche, e su queste sviluppare approfondimenti e vincoli progettuali. Come tessere di un mosaico da costruire, per sperimentare un nuovo Veneto. Bisogna provare, c'è il rischio di sbagliare ma di studi siamo già pieni. Per noi sarà una sfida». Silvia Madiotto