Stamani si saprà se il tribunale della Libertà revocherà le misure cautelari: un banco di prova per l'impianto accusatorio LUCCA. L'attenzione, ora, è tutta concentrata sui conti correnti. Su quelli dell'ex assessore Marco Chiari e su quelli dell'ex dirigente comunale all'urbanistica, Maurizio Tani. Al setaccio vengono passati tutti i movimenti, dal 2008. È una caccia alla "mazzetta", quella scatenata dalla Procura che da quasi un anno indaga sui (presunti) legami fra tangenti pubbliche e operazioni immobiliari private. In particolare la trasformazione dello stadio in un complesso con negozi, albergo e multisala cinematografica, e la costruzione di un nuovo quartiere poco distante dalle Mura. Secondo la Procura, finora i privati - la società immobiliare Valore spa di Prato - avrebbero pagato tangenti a Chiari e all'ingegner Andrea Ferro, ex presidente della commissione ambientale del Comune (che esprime pareri obbligatori su operazioni edili in zone vincolate dal punto di vista paesaggistico) soprattutto sotto forma di incarichi professionali. Attribuiti al politico anche attraverso il socio del suo studio tecnico privato, l'architetto Luca Antonio Ruggi. Intercettazioni ambientali e deposizioni farebbero pensare alla Procura che questo sistema di tangenti sarebbero state collaudato da tempo e altri pagamenti sarebbero transitati sui conti correnti dei protagonisti: per questo la polizia giudiziaria nei prossimi mesi verificherà tutti i movimenti dei conti correnti di Chiari, Tani e anche della Valore spa. Ad aggravare la posizione dell'assessore - sospeso dall'incarico con un provvedimento della Prefettura, all'indomani dell'arresto - sarebbero state, infatti, anche deposizioni di pochi giorni fa di alcuni suoi ex collaboratori. Questi tecnici, che firmavano le pratiche al posto dell'assessore geometra, sostengono, infatti, nelle deposizioni rese alla Procura, che Chiari avrebbe preteso la percentuale più alta delle parcelle pagate dai clienti, essendo lui il garante del successo delle pratiche edilizie ed urbanistiche. Grazie anche - sostiene la Procura - alla collaborazione dell'ingegner Andrea Ferro in passato nello studio di Chiari. Di fronte al tribunale del Riesame, però, l'assessore - unico indagato ancora in carcere - ha ribadito di non aver mai preso mazzette, ma solo di aver riscosso fatture, regolarmente denunciate. Se la sua versione è stata accreditata si saprà stamani, quando i giudici del tribunale della Libertà di Firenze depositeranno l'ordinanza sulle misure di custodia cautelare emesse dal gip di Lucca nei confronti dei cinque indagati. Sarà quello un banco di prova fondamentale per l'accusa: se l'impianto accusatorio reggerà l'inchiesta sulla corruzione nella pubblica amministrazione sarà destinata a un ulteriore salto di qualità. Il collegio difensivo però affila le armi ed è pronto a ricorrere anche in Cassazione se le misure cautelari non saranno revocate.
URBANISTICA - LUCCA - Al setaccio i conti correnti. I magistrati alla ricerca di tracce delle mazzette
Il tribunale della Libertà di Firenze si occuperà di decidere se revocare le misure cautelari emesse dal gip di Lucca nei confronti dei cinque indagati, tra cui l'ex assessore Marco Chiari e l'ex dirigente comunale Maurizio Tani. La Procura indaga sui presunti legami fra tangenti pubbliche e operazioni immobiliari private, in particolare la trasformazione dello stadio in un complesso con negozi, albergo e multisala cinematografica. I conti correnti dei protagonisti vengono passati al setaccio, mentre deposizioni di ex collaboratori di Chiari sostengono che lui avrebbe preteso la percentuale più alta delle parcelle pagate dai clienti.
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