Gli ex collaboratori raccontano: «Noi firmavamo, lui incassava la percentuale più alta» La deposizione dell'architetto: «Facilitava l'iter e in tal modo poteva acquisire sempre più numerosi clienti» LUCCA. L'architetto Miriam Baccelli firmava le pratiche. Il geometra Marco Chiari, ormai assessore, riscuoteva la percentuale più alta delle parcelle in quanto «la forza dello studio (tecnico) era data dal fatto che lui, nella sua veste di assessore, poteva facilitare e favorire le pratiche. E, in tal modo, acquisire sempre più numerosi clienti». Così avrebbe funzionato il meccanismo per il quale oggi Chiari è in carcere con l'accusa di corruzione. Così, almeno, lo ricostruisce l'architetto Miriam Baccelli in una deposizione resa pochi giorni fa alla Procura, che l'ha ascoltata come teste nell'inchiesta sul presunto legame fra tangenti e operazioni immobiliari. È l'indagine per la quale sono oggi agli arresti domiciliari anche l'ex dirigente all'urbanistica del Comune, Maurizio Tani, l'ex amministratore di Valore spa, la società che sarebbe stata favorita dalla cricca di Chiari e l'architetto Luca Antonio Ruggi, socio di studio dell'assessore. Secondo quanto, sulla base di «diretta conoscenza», riferisce la professionista, che dal 2010 non collabora più con il geometra, «da Chiari sono state favorite tutte le pratiche tramite il suo ruolo di assessore». L'agevolazione - in base alla deposizione - sarebbero avvenuta così: «Chiari, puntualmente per le pratiche di competenza della commissione ambientale, avvertiva Andrea Ferro (ex presidente dell'organismo, oggi agli arresti domiciliari, ndr) personalmente e anche telefonicamente». Ferro, come presidente di questa commissione, chiamata a esprimere pareri sulle operazioni immobiliari in zone vincolate dal punto di vista paesaggistico, «avrebbe curato l'iter successivo. Ricordo - testimonia l'architetto - conversazioni fra i due nelle quali chiari segnalava la necessità di far passare una determinata pratica in quanto e istruita dallo studio Chiari. Tali rapporti, per le pratiche da agevolare in commissione, erano assolutamente frequenti». Un rapporto «anomalo», seco la deposizione resa dall'architetto Baccelli, sarebbe esistito anche con il funzionario della Sovrintendenza, Francesco Cecati (indagato per concorso in corruzione): «Chiari - testimonia la professionista - per le pratiche del nostro studio, di competenza della Sovrintendenza, lo chiamava direttamente o, comunque, so che anche personalmente era in grado non solo di richiedere un giudizio positivo ma anche di ottenere uno snellimento e una maggiore celerità dell'iter autorizzato». Nella deposizione, Miriam Baccelli elenca anche alcune pratiche nelle quali avrebbe notato a suo avviso «irregolarità o anomalie». Fra tutte cita il permesso a costruire di 12 appartamenti a San Concordio», la pratica che segna la rottura fra i due tecnici. Per questo intervento - racconta l'architetto - era necessaria «un'autorizzazione urbanistica già depositata a mio nome, perché per la volumetria era necessario l'intervento di un architetto e perché l'assessore Chiari non poteva risultare. Questa fu una di quelle pratiche per le quali Chiari si preoccupava affinché le firmassi solo io. Alla fine del 2010, al momento di ricevere il compenso dalla società per l'avvio dei lavori, Chiari pretese di guadagnare molto più di me, riferendomi che tale differenza di compenso era giustificata dal suo impegno presso il Comune per l'ottenimento delle necessarie autorizzazioni. E, infatti, io ho guadagnato circa 14mila euro e lui circa 40mila. Non so bene in quale modo possa essersi speso l'assessore, ma può essere utile sapere che quella pratica era bloccata a fini volumetrici. In seguito è stata sbloccata». L'architetto cita un'altra pratica istruita e consegnata senza l'appoggio di Chiari. Ma l'assessore - riferisce Miriam Baccelli - venne informato da Ferro del passaggio della pratica in commissione ambientale e «come potetti riscontrare in quella commissione le pratiche dello studio Chiari ottenevano i benefici che, in condizioni diverse non sarebbero mai stati concessi». Eppure l'architetto, stanca di questo sistema, lascia Chiari al quale «il mio intervento effettivamente era necessario per poter formalizzare le pratiche in maniera lecita, nel senso che, come pubblico funzionario del Comune di Lucca, non avrebbe potuto gestire privatamente quegli incarichi».
URBANISTICA - LUCCA. Chiari favoriva le pratiche del suo studio
L'architetto Miriam Baccelli ha reso una deposizione alla Procura di Lucca in cui ha raccontato di come il geometra Marco Chiari, all'epoca assessore del Comune, avesse favorito le pratiche del suo studio per ottenere benefici in termini di tangenti. Secondo Baccelli, Chiari avrebbe avvertito personalmente Andrea Ferro, ex presidente dell'organismo di valutazione delle operazioni immobiliari, per far passare le pratiche in commissione ambientale. Baccelli ha anche affermato che Chiari avrebbe richiesto un compenso più alto per le stesse pratiche, affermando che il differenziale era giustificato dal suo impegno presso il Comune.
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