Duecento dipinti nelle nuove dieci sale al secondo piano del museo Si comincia con il realismo di Ribera per giungere al '700 della Kauffmann Dopo sessantanni di attesa, il sogno di far rinascere a Palazzo Barberini la grande Galleria nazionale darte antica, con una collezione di altissimo prestigio paragonabile al Museo del Prado di Madrid, sta per realizzarsi. Si inaugurano oggi le nuove dieci sale del secondo piano di Palazzo Barberini, con un repertorio di duecento dipinti, in larga parte usciti per la prima volta dai depositi, databili tra la fine del Seicento e la seconda metà del Settecento. Un inedito percorso espositivo dal Barocco al Neoclassicismo che, aggiungendosi alle sale del piano terra e del piano nobile aperte lanno scorso dopo luscita di scena del Circolo ufficiali, mette a segno una parata complessiva di trentaquattro sale, trasformando Palazzo Barberini in uno dei più grandi musei della capitale. Un traguardo importante per il complesso intervento di restauro portato avanti dalla Soprintendenza speciale al polo museale di Roma. Lallestimento delle sale, curato dalla direttrice della galleria Anna Lo Bianco, punta a raccogliere in sequenza cronologica scuole pittoriche e ambiti geografici. Si comincia da Napoli, dal realismo caravaggesco di Ribera ("San Giacomo") allesuberanza espressiva di Luca Giordano ("Il Capomastro"). Si entra nel vivo del tardo Barocco romano, con la raffinatezza cromatica crepuscolare dell"Angelo custode" di Pietro da Cortona, al vivido "Ritratto di papa Urbano VIII" di Bernini, restaurati per loccasione. Si scava nel Settecento romano, che fotografa quel clima cosmopolita e fastoso della città allalba della moda del Grand Tour, con personalità come Angelika Kauffmann, una delle rare donne pittrici che si affermarono sulla scena internazionale, qui evocata dalla "Giovinetta in veste di baccante", Pompeo Batoni e Raphael Mengs, che in puro divertissement realizza un falso, laffresco "Giove e Ganimede", riproponendo ad arte la tecnica antica. Un degno capitolo a parte è dedicato ai protagonisti del vedutismo, con chicche sorprendenti come Canaletto, Van Wittel, Guardi, Bellotto, fino al tedesco Hackert che nella "Cascata dellAniene a Tivoli" sfoggia le prime sperimentazioni di presa diretta dal vero. Altri assoli mozzafiato, la collezione di pittura francese del '700 donata dal Duca di Cervinara, e la stagione rococò capitanata dal Tiepolo ("Satiro con amorino"). Epilogo, la deliziosa Sala Corvi, decorata nel 1780 da tempere di Domenico Corvi.