Recenti scavi nel parco archeologico di Marsala hanno confermato il suo culto. La divinità, originaria dellEgitto, ha assunto secondo i luoghi tanti nomi ed era adorata da naviganti contadini e commercianti A Palermo statuette che la raffigurano sono state rinvenute nella necropoli punica disseppellita nei lavori allAlbergo delle Povere Le campagne di scavi archeologici condotte dalla Soprintendenza per i beni culturali di Trapani hanno portato al recupero di reperti che provano il culto di Iside a Lilibeo, lodierna Marsala. Nellarea del parco archeologico sono stati ritrovati un santuario e uniscrizione lapidea, che una volta collegata a un frammento custodito dal 1903 al museo Whitaker di Mozia confermano quanto si scriveva nel '700 utilizzando i racconti e le intuizioni degli antichi storici. Gli eruditi avevano ricostruito litinerario di Iside, partendo dallEgitto la dea era approdata in ogni porto: Lilibeo era il crocevia su cui confluivano le merci africane, era naturale che vi fossero anche i suoi seguaci. Iside proteggeva i naviganti ma anche i campi di grano, aveva molti nomi. Diodoro Siculo laveva assimilata a Cerere e dello stesso avviso erano stati Plutarco, Erotodo e Apuleio. Era stata Cerere ad insegnare agli uomini la coltivazione del grano, e Cicerone aveva testimoniato come tutta la Sicilia le fosse sacra. NellIsola il suo culto era legato a quello di Bacco-Dionisio, venerato per avere donato il vino: si ricostituiva così la coppia originaria di Iside e Osiride, le medaglie e le iscrizioni raccolte con molta fatica dal principe di Torremuzza mostravano come sotto il nome di Osiri e Iside - o anche di Sole e Luna - le due divinità fossero venerate in buona parte delle città isolane. Se poi aggiungiamo che Apollo e Diana erano altri nomi per indicare le stesse divinità, tutta la Sicilia ci appare dedita al culto di Iside. A partire da Palermo dove statuette della dea vennero rinvenute nel 1746, quando gli scavi per le fondamenta del Reale Albergo dei Poveri riportarono alla luce un tratto della necropoli punica. I volti di Iside si sedimentano nel tempo, la sua personificazione più antica risale a 4.500 anni fa e ci porta in Egitto: il suo nome era Sothis, era la stella più luminosa il cui sorgere coincideva con linizio delle piene del Nilo. In Egitto Iside era sposa di Osiride e madre di Horus, il bimbo è sempre raffigurato in braccio alla dea che lo allatta ed è ragionevole supporre che larte paleocristiana si sia ispirata a lei per rappresentare la Madonna. Del resto, solo nel 431 i vescovi cristiani riuniti ad Efeso decretarono che la madre di Cristo doveva essere chiamata Theotokos, Madre di Dio: era uno dei titoli di Iside, ed era anche uno dei nomi con cui il mondo antico venerava la Dea Madre. Iside appare esoterica ma accogliente, tanto vitale da staccarsi dalle antiche leggende per diventare la papessa nei tarocchi e anche la Regina della Notte nel Flauto magico di Mozart. Negli anni '60 il suo culto venne esplorato da Jurgis Baltrusaitis che - fra arte, letteratura e geografia - ne ripercorse la diffusione nei meandri dellimmaginazione occidentale, ricreando i confini di un Egitto favoloso coincidente col mito. Iside è la dea dalle identità plurime, i suoi attributi si sommano. Le legioni romane ne diffondono il culto in tutta lEuropa e da ogni luogo la dea assorbe qualcosa. Ma nella Sicilia sacra a Cerere sembra essere di casa, e gli eruditi locali ci mettevano poco a concludere che in origine si trattava di una dea indigena: così Alessio Narbone, che ragionando sulla sicilianità di Cerere poteva rivendicarne i natali e scrivere come «questa dea nata tra noi, quinci si tramutasse in Egitto». Narbone aveva buon gioco nel citare nomi illustri, allindietro fino a Omero, tutti pronti a testimoniare che solo dopo essere arrivate in Egitto le siciliane Cerere e Proserpina avevano preso il nome di Iside. Erodoto aveva assicurato che nel mondo greco Iside diventava Demetra, e Diodoro Siculo aveva aggiunto che la Sicilia era stata la prima terra a conoscere il grano: solo vagando alla ricerca della figlia la dea aveva finito per donare le spighe agli ateniesi. Se la coltivazione del grano era il primo stadio dellincivilimento, la Sicilia non era seconda a nessuno. E così lanalogia col culto egiziano diventava subito primogenitura. Le feste e gli onori che in Sicilia si tributavano a Cerere e Proserpina erano gli stessi di quelli praticati in Egitto. Si offrivano le primizie, si portavano in processione vasi colmi di orzo e frumento, ogni anno in primavera si celebravano le Tesmoforie: i fedeli piangevano per il rapimento della giovane dea e offrivano a sua madre grossi canestri di focacce con miele e sesamo, accompagnandoli con gesti e linguaggio osceni nella speranza di far ridere la dea. Un giorno, Demetra addolorata per il rapimento di Proserpina era scoppiata a ridere per una frase oscena: per i suoi fedeli suscitare il riso equivaleva ad assicurarsi il ritorno della vita, rientrando nel tempo ciclico che ogni anno assicurava la rinascita. I più importanti santuari dellIside siciliana erano a Enna ed Erice, luoghi che rivelavano di essere sacri con il loro stesso aspetto di montagna: in alto, fra rupi scoscese e grotte scavate nella roccia, si celebravano i rituali iniziatici di un culto che in maniera carsica sopravvive anche dopo lavvento del cristianesimo. Ancora nel XV secolo a Enna si venerava una statua lignea di Cerere, che fu bruciata per ordine di re Martino e per sostituirla venne comprata a Venezia la statua della Madonna della Visitazione. Ma il sincretismo è uno dei caratteri più radicati delle religioni e rimanda alla stessa natura umana, che difficilmente abbandona le antiche rassicuranti credenze. E, come le feste del grano in tanti luoghi dellinterno, a Enna il culto della Madonna della Visitazione ricorda le antiche credenze legate a Iside-Demetra anche nei particolari. Il 2 luglio, col grano già raccolto, è il giorno della sua festa. Il simulacro è portato su una vara chiamata «nave doro», che sino all800 era preceduta da grandi torce in ricordo delle fiaccole usate dalla dea alla ricerca della figlia rapita. Per il resto dellanno il simulacro è custodito in una nicchia nascosta allo sguardo dei fedeli, così come una volta il volto della dea era celato ai non iniziati.
SICILIA - La dea per ogni stagione
Scavi archeologici nel parco di Marsala hanno confermato il culto di Iside, una divinità egiziana originaria dellEgitto. La dea era adorata da naviganti, contadini e commercianti, e le sue statuette sono state trovate nella necropoli punica di Palermo. Gli scavi hanno rivelato un santuario e un'iscrizione lapidea che confermano il culto di Iside a Lilibeo, un luogo vicino a Marsala. Iside era considerata la dea della fertilità e della protezione dei naviganti, e il suo culto si diffuse in tutta lEuropa. La dea era anche associata alla dea greca Cerere e alla dea romana Diana.
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