CAMPANIA - Una lunga guerra giudiziaria ha segnato la trasformazione di Palazzo Canale da monumento storico a residenza privata. A lanciare gli strali più violenti fu l'allora sindaco di Capri Costantino Federico, che non appena quella che è una delle più grandi residenze dell'isola passò dai proprietari originari, la famiglia Salvia, ad un gruppo di vacanzieri eccellenti che avevano intenzione di frazionarla e trasformarla in residenza privata, aprì un contenzioso riuscendo a far emanare addirittura un decreto di pubblica utilità dal ministero dei Beni culturali. Vennero poi, nel bilancio comunali, indicati 24 miliardi di lire, da ripartire 12 per l'esproprio e i rimanenti per il restauro. L'epilogo della battaglia è arrivato poi al capolinea quando poi Costantino Federico non ha più rivestito la carica di sindaco e l'amministrazione ha deciso di mettere fine ad una lite che si sarebbe trascinata per anni e ha firmato una transazione con la proprietà, che intanto aveva avviato il restauro che poi ha portato alla definitiva trasformazione di Palazzo Canale in tanti appartamenti privati, allontanando per sempre l'idea di Federico, che nel progetto di esproprio aveva individuato nello storico palazzo la possibile sede di un centro culturale che avrebbe dovuto ospitare biblioteche, laboratori artigianali per il recupero dei vecchi mestieri, un centro documentale sulla storia dell'isola di Capri, sulla flora e sulla fauna. Un centro polivalente di arti cultura e mestieri che manca sull'isola, e che secondo l'ex primo cittadino poteva trovare una collocazione giusta proprio nel Palazzo Canale, che è stato scenario in cui si sono avvicendati per secoli i protagonisti della storia dell'isola