Confermata l'attribuzione a Antonio Allegri del «Redentore» esposto nella Pinacoteca Vaticana - Ritenuta una copia, ora la certezza dagli esami della Fondazione emiliana e dei laboratori pontifici Entro il 2011 uscirà il primo numero del Bollettino dei restauri dei Musei Vaticani. E alla scoperta dei Cristo sarà dedicato, a fine anno, il prossimo Quaderno della Fondazione Correggio Antonio Paolucci: «Dagli esami risultano delle correzioni, quindi è di sicuro un originale» Presentata ieri in Vaticano la «scoperta»: è del Correggio il Cristo in Gloria esposto nella Pinacoteca ma ritenuto una copia. «Una cosa è certa, quando in un quadro ci sono delle "correzioni", dei cosiddetti "pentimenti" del pittore, allora non può essere una copia». Chi riproduce un'opera non sposta un braccio, non ridipinge una mano, non lascia quelle tracce che si svelano con le sofisticate tecnologie che raccontano la storia di un dipinto. Lo sostiene con la consueta chiarezza Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, nel giorno in cui viene «restituita» al Correggio la paternità del Cristo in Gloria, chiamato anche Il Redentore dell'iride sulle nuvole (evento del quale l'Unità aveva dato notizia), nella conferenza stampa «Un Correggio ritrovato. Storia di una scoperta». Il dipinto a olio su tela, un quadrato di un metro, è di proprietà della Collezione vaticana dal 1832, esposto nella Pinacoteca ma finito in un «cono d'ombra», per via di un dubbio sorto nel 1840 sull'autenticità dell'opera (che pure era stata garantita dai professori dell'Accademia di San Luca). Per circa 150 anni è stata considerata alla «maniera» di Antonio Allegri, detto il Correggio (1498-1534), tutt'al più una copia nobile realizzata a Annibale Carracci, spiega Paolucci. Dal 2008, da quando a Correggio fu allestita una mostra del pittore rinascimentale, lo studioso Giuseppe Adami iniziò la ricerca anche archivistica che ora ha portato alla «ricollocazione doverosa dell'opera», spiega il direttore dei Musei. Due anni di sofisticati esami in effettuati dalla Fondazione Correggio in collaborazione con i laboratori di diagnostica e restauro dei Musei Vaticani, a cura di Ulderico Santamaria e Claudio Rossi de Gasperis. Il Cristo è bellissimo: in realtà viene considerato sia un Creatore che il figlio di Dio («identificati nella tradizione medievale», spiega lo studioso di iconografia Rodolfo Papa): con le braccia aperte è seduto su una nuvola e su una impercettibile «iride», un arcobaleno; ai suoi piedi i realistici putti del Correggio, «bambini senza ali che vanno sfumando dal primo piano in un fluido continuum, angeli che solo il Correggio sa rendere così immateriali con poche pennellate bianche», spiega Margherita Fontanesi, storica dell'arte della Fondazione Correggio. Una sorta di aureola angelica che rivela un'influenza ricevuta dal pittore emiliano da Raffaello e, a secoli di distanza, rimanda ai simbolisti di fine Ottocento. Il Cristo, che si presume dipinto attorno al 1523, faceva parte del Trittico nella chiesa di Santa Maria della Misericordia a Correggio, paese natale di Antonio Allegri che abitava a due passi dalla Congregazione nel Borgo vecchio. Il quadro era collocato alla sommità del trittico, al centro una statua in terracotta della Madonna, ancora esistente, e ai lati le figure di S. Giovanni Evangelista e S. Bartolomeo apostolo, andate perdute. Una storia controversa di vendite e sparizioni: nel 1613 la Confraternita in difficoltà vendette il Cristo al «principe» del paese, don Giovanni Siro. Ma la fortuna del «signore» svanì: esiliò a Mantova e affidò opere e patrimonio ai Gonzaga di Novellara; verso il 1661 il quadro di Correggio potrebbe essere stato acquistato dal pittore e mercante fiammingo Nicolas Régnier. Nel tempo si alternarono le attribuzioni (però Angelica Kauffmann ne riconobbe la mano del Corteggio), finché dalla famiglia Marescalchi attraverso altri passaggi non fu acquistato ed esposto dalla Pinacoteca Vaticana, nel 1832. Ora un nuovo restauro ha eliminato la patina brunita, tornata la luce abbagliante che circonda la testa del Cristo. Le radiografie, le fluorescenze e le attente diagnosi ne hanno rivelato i «pentimenti» del pittore: alzate le mani e le braccia, allargato il torace (per correggere la visione prospettica dal basso, quando fu collocato alla sommità del Trittico), cambiata anche la posizione di un putto; di un piede del Cristo cancellato rimane un'ombra, che «parla» solo ai raggi x.