Ci vorrebbe una fiction, magari un bel giallo stile «Codice da Vinci» da ambientare nei saloni della Galleria Estense per risollevarne la magra classifica di presenze nel nostro principale museo cittadino. Non si può pensare altrimenti leggendo la sconfortante tabella relativa agli ingressi nei musei italiani. La Galleria Estense di Modena registra un crollo di visitatori pari al 311 per cento, gli incassi di riflesso sono scesi del 36 per cento. Ai vertici dell'annuale classifica sulle presenze figurano quei luoghi in cui si celebrano mostre prestigiose, che possono contare su un battage pubblicitario di portata nazionale oppure quei luoghi in cui vengono registrati sceneggiati televisivi di successo. Nel primo caso la Galleria nazionale dell'Umbria a Perugia ha registrato un 124 per cento di visitatori grazie alla mostra su «lI Perugino», ma al tempo stesso il vicino Museo archeologico nazionale dell'Umbria, sempre nel capoluogo umbro, è stato ignorato con un -25. Escalation di visitatori, invece, al castello di Agliè, a 40 chilometri da Torino, in cui si sono girate le gesta di Elisa di Rivombrosa. Un esempio di come la tv o il cinema possano finire con il veicolare i movimenti del turismo culturale. Modena, come detto, spicca per quel -311 di visitatori che non può non porre interrogativi su quali siano le ragioni di questo crollo e soprattutto come cercare di rilanciare i nostri percorsi culturali. Eppure i nostri musei non sono certo da buttare. Anzi, la Galleria Estense ospita una tra le più importanti collezioni italiane e riflette gli interessi degli Estensi per la pittura e la scultura, ma anche per l'archeologia e le arti minori. Vi si possono ammirare il busto di Francesco I d'Este del Bernini, il ritratto di Francesco I dipinto da Velazquez, la Madonna col Bambino del Correggio e l'altarolo portatile di El Greco. C'è anche un ampio panorama della pittura padana dal Trecento al Settecento. A piano terra il lapidario offre ulteriori spunti di interesse. E allora quali le ragioni? Di come la nostra non sia ancora riuscita ad emergere come città d'arte, inserendosi in un circuito di fruizione turistica-culturale se ne è parlato tanto in questi anni. Tante belle parole, belle intenzioni ma risultati evidentemente pochi. Evidentemente occorre vendere meglio il prodotto e soprattutto organizzarsi meglio. Come ha osservato il ministro per i Beni e le attività culturali, Giuliano Urbani, commentando questi dati: «Vengono premiate le innovazioni gestionali, i biglietti integrati, le mostre diffuse sul territorio, iniziative sostenute da una forte comunicazione». Insomma qualcosa del genere a Modena non c'è, se si registra la fuga del visitatore. Occorrerà cercare di creare eventi e motivi di interesse. Al massimo si potrà ingaggiare qualche regista o romanziere per imbastire un giallo sulla Galleria di Modena. Chissà, forse potrebbe funzionare una fiction «stile Diabolik» ispirata alla rapina del quadro di Velazquez ad opera della banda Maniero...