Le lastre sparite probabilmente durante i lavori di restauro alla Manica Lunga della Fondazione Cini Rubato il bassorilievo dei dodici apostoli Una preziosa scultura di inizio Trecento proveniente dall'antica chiesa di san Giorgio "E' senz'altro il più importante furto d'arte compiuto a Venezia dopo quello della pala del Bellini dalla chiesa della Madonna dell'Orto». Non ha dubbi il dottor Alberto Rizzi, massimo esperto di sculture esterne a Venezia (oltre che di leoni marciani) e autore del famoso libro che le ha in parte censite. E lo scopritore del clamoroso furto compiuto sull'isola di San Giorgio, a fianco del transetto di destra della Basilica palladiana, in un cortile laterale del convento dei monaci benedettini - è proprio lui. Un bassorilievo medievale datato tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento con parte dei dodici apostoli, che altro non doveva essere che l'intradosso dell'arco del portale dell'originaria Basilica di San Giorgio. «Ciò che restava di quel bassorilievo rivela Rizzi è stato evidentemente rubato durante i lavori per la realizzazione della nuova biblioteca della Cini nella Manica Lunga dell'ex convento benedettino, visto che l'area è un po' nascosta, e non si è fatto nemmeno in tempo a fotografarlo. Nella fototeca della Cini infatti non ve n'è mai stata traccia, alla Soprintendenza ai Beni Architettonici di Venezia, che ho avvisato, nulla risulta e c'è solo rimasto un frammento della cornice del bassorilievo spezzato, nella fretta, evidentemente, di portarlo via». Ormai quasi scomparsi i monaci benedettini di San Giorgio e il funzionario della Cini (il signor De Tuoni) con cui Rizzi ne aveva parlato a suo tempo e che gli aveva tra l'altro rivelato come una delle figure del bassorilievo fosse già stata rubata in precedenza. Lo storico dell'arte è di fatto oggi l'unico testimone oculare dell'esistenza di quel prezioso bassorilievo, sottratto nel silenzio. Insieme con il professor Guido Tigler, dell'Università di Firenze, famoso esperto di scultura medievale, che con lui aveva ammirato la lastra, notando la vicinanza stilistica delle sculture esterne con quelle dell'arcone esterno di San Marco corrispondente alla Cappella Zen. Ma è una storia incredibile, quasi un puzzle, quella di questo bassorilievo fatto a pezzi. Che parte nel 1973, quando Rizzi, nel suo censimento sulle sculture esterne a Venezia, scopre nella calle del Sotoportego di San Silvestro, all'angolo, un bassorilievo in pietra d'Istria con un busto di San Bartolomeo con in mano il rotolo, incorniciato dal fogliame. «Mi accorsi subito spiega - che doveva essere un frammento di intradosso di arco, raffigurante probabilmente i dodici apostoli, come si capiva dalla superficie concava del rilievo». Altri due apostoli del bassorilievo spuntano fuori più tardi, durante le ricerche, in altri due punti di Venezia. Uno a Castello, nei pressi di via Garibaldi, in una Fondamentina presso Ponte Novo, sempre con il rotolo in mano e in mezzo al fogliame. E un altro su un portale privato esterno a Ca' Mocenigo Casa Nova. E' ormai evidente che l'arcone originale da cui gli apostoli provengono è stato smembrato e altri due pezzi come ricorda anche Wladimiro Dorigo nel suo libro sulla Venezia Romanica saltano fuori a Roma, nella Collezione privata Strogonoff. Perché il bassorilievo, non da dodici, ma da quindici figure è composto, perché sormontato dalla deesis, la raffigurazione iconografica di derivazione bizantina con Cristo benedicente tra la Madonna e San Giovanni Battista. Non è finita, perché addirittura da Pordenone, il conservatore del Museo diocesano Paolo Goi, avvisa Rizzi di avere nelle collezioni della raccolta una figura di apostolo che corrisponde alle altre del bassorilievo, ed è proprio così. Ma che ne sarà degli altri otto pezzi mancanti? E' lo stesso Rizzi a ritrovarli casualmente a San Giorgio in quel cortile un po' nascosto del monastero dei benedettini che fiancheggia il transetto della Basilica Palladiana. E' il quadro è chiaro. Quel bassorilievo è andato smembrato alla metà del Cinquecento, quando alla precedente chiesa medievale dedicata a San Giorgio si sostituì la Basilica palladiana. Il nucleo centrale, ritrovato successivamente, era finito silenziosamente in quel cortile, da cui i ladri, indisturbati, l'hanno sottratto. «Era di grande importanza sottolinea Rizzi perché nella tendenza "marcianocentrica" della scultura medievale a Venezia, testimoniava la presenza diffusa di altre sculture di rilievo, come quelle del portale originario di San Giorgio. E non si è fatto neppure in tempo a studiarle».