ROMA - Tra Italia e Cina esiste una consuetudine antica di secoli, che negli ultimi anni s'è ravvivata: gli eredi di Marco Polo e di padre Ricci, ora restaurano, ad esempio, le massime emergenze dell'antichità di quello che già Nearco, ammiraglio romano di 300 anni avanti Cristo, chiama «Paese della seta». I rapporti tra i due Paesi datano dai tempi di Nicolo e Matteo Polo, e Marco, figlio di Nicolò: i primi vi vivono per nove anni, e tornano da Pechino nel 1270 con la richiesta di Qubilay Khan a papa Gregorio X Visconti perché invii 100 savi della legge cristiana «capaci di disputare» e «l'olio della lampada del sepolcro di Cristo»; il secondo li scorta in un altro viaggio, ci vive 17 anni, li racconta ne Il Milione. In quel periodo, Giovanni da Montecorvino dimora 34 anni a Pechino, e ne diviene il primo vescovo; seguono Odorico da Pordenone, 16 anni di viaggi fino al 1330, e Giovanni de' Marignolli, religiosi come Pellegrino da Castello e Andrea da Perugia, vescovi nel Sud. Nel '500, Alfonso Vagnoni, torinese, scrive 20 libri in cinese, e 25 il bresciano Giulio Aleni: fino a Matteo Ricci, chiamato Li Madou, che per primo racconta in Europa il tè, e in Cina introduce le coltivazioni americane, il clavicembralo, la pittura a olio, l'orologio che batte le ore, Euclide e la sua geometria (che traduce in mandarino), il mappamondo. La presenza italiana è ancora venerata: nel ponte di Marco Polo e nel gabinetto scientifico di Ricci, preservati, per limitarci a due esempi. E una decina d'anni fa, accanto al celebre esercito di terracotta di Xian, il nostro Paese ha allestito un primo laboratorio di restauro, per addestrare trenta esperti locali; fino ad allora, come è tradizione in Estremo Oriente, usava ricostruire i manufatti con identità di materiale e forma, ma abbondante falsificazione di tempi ed età. Quel primo esperimento ha portato altre richieste. Ora, l'Istituto del Restauro voluto da Argan e Brandi è al lavoro nella Città proibita e sulla Grande Muraglia, e per questo il ministro Giuliano Urbani e l'archeologo Giuseppe Proietti accompagnano il presidente Ciampi. Nel perimetro che per secoli è stato la residenza di tanti Imperatori, si restaura la "Sala del Trono": il Padiglione della Suprama Armonia, il palazzo più importante, creato dal 1420 a fine '600 (e più volte in seguito) ricostruito, alto 35 metri e vasto oltre 2.000 quadrati, che ospitava i più importanti eventi del Celeste Impero. Prestigioso anche il tratto di Grande Muraglia (lunga ben 3.000 chilometri: dicono l'unico monumento creato dall'uomo visibile dalla Luna) che verrà ripristinato: a Badaling, 60 chilometri da Pechino, d'epoca Ming, cioè tra il Tre e il Seicento. Restaureremo tutti i camminamenti, le torri di guardia e le mura merlate, «in un panorama da mozzare il fiato, valli e rilievo su cui questo monumento di snoda quasi come un serpente», dice Proietti: «Perché esportiamo il nostro massimo tesoro, la cultura».
Dalle terracotte di Xian alla Grande Muraglia
L'Italia e la Cina hanno una lunga storia di relazioni, che risale ai tempi di Marco Polo e di padre Ricci. Negli ultimi anni, gli eredi di questi due viaggiatori hanno iniziato a restaurare i siti storici cinesi, come la Città proibita e la Grande Muraglia. L'Italia ha apportato tecnologie e esperti per il restauro, e il governo ha finanziato il progetto. Il presidente della Repubblica, Ciampi, ha accompagnato l'archeologo Giuseppe Proietti e il ministro Giuliano Urbani durante il restauro. Il progetto include la restaurazione della "Sala del Trono" e del tratto di Grande Muraglia a Badaling, che è stato ricostruito durante il periodo Ming.
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