Ecco. Che serva di lezione a noi italiani, che il nostro patrimonio culturale quasi l'abbiamo in uggia talmente è vasto, delicato, impegnativo. I francesi, anzi, un «semplice» direttore del dipartimento delle Pitture al Louvre, ha definito addirittura «inimmaginabile» uno spostamento della Gioconda di Leonardo da Vinci dal museo parigino alla Galleria degli Uffizi di Firenze. La giustificazione ufficiale - se mai ce ne fosse bisogno per rispondere a una richiesta così bislacca - è che si tratta di un'opera «estremamente fragile». Punto. Polemica chiusa. Anzi, mai iniziata. E sogno svanito per coloro che hanno osato immaginare una trasferta fiorentina per il dipinto. Tanto per farsi un po' di pubblicità - anche perché la ricerca dei resti di Monna Lisa Gherardini in Sant'Orsola langue - il presidente del Comitato per la Valorizzazione dei Beni Culturali, Silvano Vinceti, aveva immaginato di poter condurre agli Uffizi la Gioconda, con una semplice raccolta di firme. Forse in un film. E vero, il quadro fu mostrato a Firenze 100 anni fa quando un ladruncolo italiano la sottrasse al famoso museo parigino ma, un paio di anni dopo, si fece infinocchiare da uno storico dell'arte serio, Giovanni Poggi, che riconobbe il capolavoro, chiamò i carabinieri e fece in modo che il dipinto fosse restituito al legittimo proprietario. Ottenne però in cambio che l'opera venisse esposta temporaneamente agli Uffizi, insieme agli altri capolavori di Leonardo. Fu un evento eccezionale e quindi irripetibile. Ecco, è proprio questo che distingue chi ha rispetto per il patrimonio e chi no. In maniera netta, già due giorni fa, il direttore degli Uffizi, Antonio Natali, aveva dichiarato pubblicamente di non volere la Gioconda agli Uffizi «neppure per un'esposizione di pochi giorni. E un'opera-simbolo dell'arte, che non va mossa dal Louvre, non può correre alcun rischio». Il direttore Natali ha mostrato più «coraggio» del suo soprintendente, Cristina Acidini, la quale, pur pensandolo, non si è mai opposta chiaramente alla fantascientifica idea di Vinceti. Eppure avrebbe potuto sfruttare l'occasione per ricordare a tutti che se in Francia basta una telegrafica dichiarazione di un capodipartimento del Louvre per trattenere la Gioconda, in Italia ancora non è in vigore la norma che dovrebbe impedire il prestito dei capolavori identitari del nostro patrimonio culturale. Per colpa di questa lacuna, nel 2007 (con Rutelli ministro della cultura), l'Annunciazione di Leonardo venne spedita in Giappone. E fu scandalo. Vediamo se stavolta si impara la lezione.