Giovanni Bazoli Presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo Perché una banca nazionale apre nuovi spazi per l'arte? Per favorire la crescita sociale ed economica dell'intero Paese I1 Presidente della Repubblica ha voluto rendere solenne la celebrazione del 15o anniversario della nascita del nostro Stato nella speranza - risultata, alla prova dei fatti, fondata - che ciò serva a far riscoprire a tutti i cittadini l'orgoglio e la passione di sentirsi italiani. Dalla pluralità dei preesistenti Stati sparsi su tutto il territorio nazionale è nato lo Stato italiano. Similmente, Intesa Sanpaolo affonda le sue radici nella storia di ben 25o istituti bancari, ubicati nelle più diverse regioni e nel tempo confluiti nel Gruppo. Alcuni nati in pieno Rinascimento, altri nel corso dell'Ottocento, altri in tempi più recenti. In questo senso Intesa Sanpaolo rappresenta un'autentica banca italiana, assommando in sé, contemporaneamente, sia la forza e la dimensione nazionale sia una diffusa e radicata presenza territoriale. Se ci viene chiesto perché Intesa Sanpaolo intraprenda un progetto di promozione culturale, la risposta è molto semplice. Perché crediamo nell'Italia. E ci sentiamo impegnati nella difesa e nella valorizzazione dei suoi tesori d'arte e delle sue bellezze. E perché, con piena consapevolezza del ruolo che è proprio di un'impresa bancaria, riteniamo nostro dovere concorrere alla crescita economica, ma insieme - e inscindibilmente - a quella civile e culturale del nostro Paese. La cultura è uno dei fattori fondamentali che hanno improntato la nostra storia. Se nella vita di una società e delle sue istituzioni viene meno il ruolo strategico della cultura, non ci può essere un vero sviluppo politico e civile. Ma neppure può esserci un'equilibrata e sicura crescita economica, come attesta e ammonisce proprio la gravissima crisi che stiamo vivendo in questi anni, essendo certamente imputabile a un'eclissi di principi etici e culturali quella corsa sfrenata al tornaconto individuale, che, per aver preteso di svincolarsi sempre più da regole e valori, ha portato il sistema sull'orlo di una recessione senza precedenti. Oggi tutti invochiamo regole più stringenti e nuovi modelli di sviluppo, ma dobbiamo chiederci quali modelli di sviluppo possono essere concepiti e costruiti se non li connotiamo culturalmente; se non ripensiamo, quasi ab imis, il tema della relazione tra persone e comunità, tra pubblico e privato; se non recuperiamo la lezione della nostra cultura civile, frutto di quel grande patrimonio umano e cristiano di cui proprio l'Italia è erede. Nella storia civile d'Italia, dall'Umanesimo al Novecento, le banche - almeno quando hanno saputo essere autenticamente se stesse - hanno sempre assecondato una propria specifica vocazione di ordine civile e culturale. Nel caso di Intesa Sanpaolo il fatto che tale vocazione sia condivisa dai nostri maggiori azionisti rafforza la capacità operativa del Gruppo in questo settore, come è dimostrato dall'imponente mole di interventi effettuati dal nostro Gruppo e da tutte le banche che ne fanno parte a favore di una vastissima platea di soggetti: enti teatrali e musicali, convegni, manifestazioni, mostre, restauri di monumenti e opere d'arte Tuttavia, l'interpretazione più diffusa porta ad accreditare la versione secondo cui l'approccio alla cultura da parte delle banche segue uno schema che oscilla tra il tradizionale mecenatismo filantropico e l'odierno utilitaristico strumento delle sponsorizzazioni. Tale analisi contiene certamente elementi di verità, ma io sostengo che tale schema interpretativo non è adatto a rappresentare l'impegno della nostra banca a sostegno dell'arte e della cultura. Intesa Sanpaolo ritiene infatti di poter svolgere in questo settore un ruolo caratterizzato da aspetti di originalità, professionalità e responsabilità in tutto paragonabili a quelli dimostrati nel "fare banca" al servizio di privati e imprese. Un ruolo non solo di difesa, ma anche di promozione, di valori civili e culturali: e che, in quanto tale, richiede una vera programmazione. Con il «Progetto Cultura» la nostra banca si assume questo compito, facendosi carico di una precisa responsabilità verso il Paese. E lo fa in un momento che, come sappiamo, è tra i più drammatici per lo stato della cultura italiana e per la vita stessa di tutte le istituzioni operanti nei settori culturali e artistici. Nell'elaborazione di una strategia culturale il Gruppo Intesa Sanpaolo si giova di una condizione che rappresenta una singolare opportunità. Il processo di aggregazione di una serie di antichi istituti bancari - che, come ricordavo in principio, ha dato vita al Gruppo - ha comportato anche il formarsi di un ricchissimo patrimonio: collezioni d'arte, edifici storici, archivi, provenienti dall'intero territorio nazionale e originatisi nelle diverse epoche. Attraverso tale patrimonio si può oggi disegnare, oltre a un tracciato storico del collezionismo nazionale, un itinerario complementare di storia italiana. Il «Progetto Cultura», prevede che siano messi a disposizione della collettività, in via permanente, luoghi che sono costituiti da palazzi e giardini di grande interesse architettonico e storico-civile, la cui conoscenza e frequentazione è stata sin qui riservata a pochissimi, e che all'interno di essi siano esposte al pubblico le raccolte d'arte del nostro Gruppo, secondo un'ideale corrispondenza reciproca tra le opere stesse e gli ambienti che le illustrano, in modo da restituire una relazione di fondamentale identità tra arte e storia. Si tratta di un investimento unico nel suo genere, mai tentato prima. Il nostro dichiarato e ambizioso intento è dunque quello di aprire a tutti, nel cuore delle città, nuovi e vitali spazi di bellezza e di poesia. Potrà sembrare paradossale che un grande gruppo bancario come Intesa Sanpaolo parli di poesia, di bellezza, di cultura, ma non ci sono altre parole per definire il senso profondo di questa nostra impresa da offrire a Milano, all'Italia, all'Europa intera. Gli ambienti di cui parliamo avranno nuova vita, in quanto ospiteranno, accanto alle raccolte permanenti, mostre temporanee ed eventi culturali, luoghi di confronto e aree dedicate alla ricerca. In questa prospettiva anche un nuovo utilizzo degli archivi fotografici e documentari potrà consentire di raccontare e approfondire brani inediti di storia delle città. In altre parti degli stessi edifici, poi, la banca continuerà a operare, stabilendo un'ideale continuità tra il suo "fare banca" e il "fare cultura". Con noi dialogheranno in questo progetto altri soggetti, a cominciare da alcune fondazioni. Oggi, nel momento in cui il nostro Paese attraversa una lunga e difficile transizione, la storica vocazione del Gruppo Intesa Sanpaolo comporta l'assunzione di nuove responsabilità. I profondi cambiamenti che attendono il nostro Paese richiedono di essere affrontati sul piano culturale, al fine primario di ritrovare un senso comune di cittadinanza. È in gioco lo stesso fondamento etico della nostra nazione: tema giustamente posto al centro delle riflessioni nel 15o dell'unità. In questo orizzonte, si potrebbe dire che è necessario rafforzare il legame tra il "fare cultura" e il "fare Italia".