Un'azienda italiana ha messo a punto un sistema per difendere i capolavori dell'arte dai vandali Che cosa abbiamo di più caro in Italia? Il nostro patrimonio culturale. E' una rendita impareggiabile, il frutto di straordinarie e misteriose coincidenze storiche. Niente da stupirsi, dunque, se qualcuno investe nella conservazione e nella difesa di un tale tesoro di famiglia. Chiunque abbia mai conosciuto dei restauratori d'arte, usciti dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze o dall'Istituto centrale per il Restauro di Roma, sa quanto impegno e dedizione ci vogliano a forgiare un tecnico in grado di mettere le mani, giusto per fare un esempio, su un dipinto di Tiziano o una ceramica di Luca della Robbia. Ecco nascere allora, nel campo dell'iniziativa privata, società che si propongono la gestione di opere d'arte, anche pubbliche. E un'opera d'arte va difesa non solo dai guasti del tempo, ma anche dalle mani dei malintenzionati. L'ultimo episodio di vandalismo si è verificato ad Ariccia, nei Castelli Romani, dove quattro ragazzi hanno danneggiato la fontana del XVI secolo, opera di Gian Lorenzo Bernini. Martedì prossimo, 28 giugno, a Calenzano, presso Firenze, si inaugura un impianto destinato alla custodia, conservazione e restauro dei beni artistici. Ne è proprietaria la Art Defender Spa, un'azienda in grado di applicare nuovi strumenti di protezione dei beni artistici, per esempio raccogliendoli in un unico spazio, con accessi riservati e avanzati sistemi antifurto. Presidente di Art Defender è Alvise di Canossa, un imprenditore con lunghi trascorsi nel campo del trasporto e della manutenzione di opere d'arte. Sua intenzione è di aprire sei stabilimenti come questo, raggiungendo anche le città di Bologna, Torino, Venezia, Milano e Roma. L'idea contiene un'enorme forza potenziale. Basti pensare a tutti i soggetti che possono avere interesse alla custodia di beni di pregio: musei pubblici e collezioni private, fondazioni, banche, assicurazioni, galleristi, negozianti di antichità, case d'aste. Non a caso, nell'investimento iniziale sono coinvolte, insieme alla società fondatrice Arteria, la Augusta Spa (gruppo assicurativo Alleanza-Toro) e l'Unione fiduciaria delle Banche popolari. A queste di recente si è affiancata anche la Fondazione di Venezia, il cui presidente, Giuliano Segre, ha dichiarato: «L'ingresso in Art Defender si inquadra nell'attenzione che la Fondazione di Venezia ha per vocazione e principio statutario alla tutela e valorizzazione e dei beni artistici e culturali, sia attraverso iniziative proprie sia in partnership con soggetti rilevanti del panorama culturale». Si tratta insomma di mettere a disposizione, ciascuno nel suo ambito di competenza, tutte le risorse necessarie a un compito così delicato: competenze tecniche, assicurazioni, prodotti finanziari e fiduciari - creati a misura delle richieste e delle esigenze di chi usufruirà degli impianti, siano essi enti privati o pubblici. La sede, o impianto che dir si voglia, di Firenze, per esempio, dovrebbe ospitare anche un pezzo dell'Opificio delle Pietre Dure, uno dei principali istituti di restauro e di ricerca al mondo. Entro il 2011 è previsto l'avvio degli impianti di Bologna e di Torino. Nel 2012 sarà il turno di Milano, Venezia e Roma. A Venezia partiranno contemporaneamente iniziative didattiche, per la formazione di futuri collaboratori. L'investimento iniziale e di 5 milioni di euro. L'impianto di Firenze ha un'ampiezza di 3.300 metri quadrati. «A Firenze lavoreranno per il momento quattro o cinque dipendenti», spiega Alvise di Canossa, «tuttavia le nostre aspettative sono quelle di arrivare ad assumere, una volta a pieno regime, quaranta-cinquanta persone. Il costo di costruzione è stato calcolato in una media di 850 euro al metro quadro, per metà destinato alla difesa dei beni e per metà alla loro conservazione. A Torino, dove sono previste aree più grandi, prevarrà il parametro della sicurezza». Resta da capire l'atteggiamento dell'amministrazione pubblica, e in particolare delle Sovrintendenze, rispetto a simili iniziative. «Per il momento l'intesa è ottima», sottolinea di Canossa. «Come dimostra l'intesa con l'Opificio. In ogni caso abbiamo avviato un protocollo d'intesa con il ministero dei Beni culturali, proprio per definire i criteri di collaborazione». Non ci sarebbe da stupirsi perciò che, almeno in questa materia, dall'Italia potessero provenire esperienze ed esempi a cui potrebbe guardare con interesse anche il resto del mondo.