L'Unesco ha finalmente deciso: dopo Alberobello e Castel del Monte anche Monte Sant'Angelo, con il santuario di San Michele, è tra le città patrimonio mondiale dell'umanità. La splendida località purtroppo famosa anche per essere la «capitale» della temibile criminalità garganica MONTE S. ANGELO. Da culla della mafia garganica a patrimonio mondiale dell'Unesco. L'atteso responso per Monte S. Angelo è arrivato ieri sera, a tarda ora, dal Comitato dell'Unesco riunito a Parigi che ha deliberato l'istituzione di sei nuovi siti italiani, tra cui la cittadina garganica con il suo santuario dedicato a San Michele. Da ieri, quindi, la Puglia ha il terzo sito Unesco dopo Alberobello e Castel del monte. Il comitato francese, riunito dal 19 giugno, ha inserito nel suo almanacco anche i nuovi siti di Spoleto, Benevento, Campello, Castelseprio e Cividale del Friuli. La notizia, d'oltralpe, arriva dal prof. Giorgio Otranto, direttore del centro studi Micaelici e garganici che ha sede a Monte S. Angelo e che rappresenta una sede distaccata del dipartimento di studi classici e cristiani dell'Università di Bari, allo studio da decenni il santuario. «Hanno appena deciso - riferisce entusiasta al telefono il prof. Otranto - e Monte S. Angelo finalmente è patrimonio mondiale dell'umanità». Un risultato atteso con grande entusiasmo dai cittadini di Monte S. Angelo che nei giorni scorsi avevano visto aggirarsi tra le strade del centro garganico gli ispettori Unesco per gli ultimi sopralluoghi sul riconoscimento del sito in chiave turistico-culturale per la riscoperto delle tracce del passato longobardo presenti in città. Il traguardo conferisce alla Montagna del Sole, una veste internazionale anche sul fronte turistico. Si chiude così un percorso iniziato tre anni fa quando il cosiddetto «sito seriale» (ovvero un percorso storico-culturale che si articola su più località) venne ufficialmente candidato dal Governo italiano attraverso il ministero dei Beni culturali per l'iscrizione nella lista del patrimonio Mondiale dell'Unesco. Il 18 gennaio scorso la candidatura venne presentata a Parigi e risultò tra le prime 9 candidature mondiali presentate. La documentazione-prodotta dal gruppo di lavoro attivato da Comuni, Regioni, Province e altre realtà istituzionali e associative in cui sorgono i beni candidati (oltre a Spoleto Cividale del Friuli, Brescia, Castelseprio, Campello sul Clitunno, Benevento, Monte Sant'Angelo) consiste di 5 volumi (dossier scientifico, piano di gestione obbligatorio e un executive summary) per un totale di 1500 pagine. La sede dell'associazione Italia Langobardorum è a Spoleto, dove è stato predisposto tutto il materiale della candidatura.