Furto a San Giorgio, parte il censimento delle lapidi Un censimento di tutte le opere lapidee esterne che decorano gli edifici storici della città. A farlo sarà il Comune con il contributo è l'augurio dei cittadini, ai quali sarà chiesto di vigilare sul patrimonio en plein air affinchè non accadano più episodi come quello del bassorilievo rubato all'isola di San Giorgio. Il furto dell'opera lapidea della fine del Duecento, denunciato dal massimo esperto di sculture esterne del centro storico Alberto Rizzi, è un altro segnale importante della fragilità di questo patrimonio soggetto non solo alle intemperie ma anche a qualche mano lunga. «Il più importante furto d'arte compiuto a Venezia dopo quello della pala del Bellini dalla chiesa della Madonna dell'Orto» spiega senza mezzi termini il dottor Rizzi. Il progetto di Ca' Farsetti, che l'assessore alla Cultura Tiziana Agostini sta mettendo a punto, prevede la ricognizione fotografica di tutte le opere lapidee esterne con il sistema georeferenziale. Nel sito del Comune sarà attivato uno spazio specifico nel quale i cittadini potranno portare il loro contributo sotto forma di segnalazioni. Anzi, come spiega l'assessore Agostini, «la partecipazione dei veneziani in questo progetto è determinante per la sua riuscita. Se c'è un grande controllo è più semplice accorgersi subito se qualcosa manca». Il bassorilievo in questione con parte dei dodici apostoli era a fianco del transetto di destra della Basilica palladiana, in un cortile laterale del convento dei monaci benedettini. «Ciò che restava di quel bassorilievo rivela Rizzi è stato evidentemente rubato durante i lavori per la realizzazione della nuova biblioteca della Cini nella Manica Lunga dell'ex convento benedettino, visto che l'area è un po' nascosta, e non si è fatto nemmeno in tempo a fotografarlo». Ecco perchè, come fa notare anche il direttore della Fondazione Musei Giandomenico Romanelli, «per queste opere esterne non c'è tutela maggiore di quella che possono fare i cittadini». «Se i veneziani diventano sentinelle vere e proprie di queste opere portarle via sarà molto più difficile continua Romanelli e non mi riferisco solo a denunciare eventuali sparizioni ma anche e soprattutto a segnalare se c'è qualcosa di strano. Prima che un'opera sparisca, infatti, c'è un tempo di preparazione al furto che potrebbe essere notato dai cittadini». Il bassorilievo originario era stato smembrato alla metà del Cinquecento, quando alla precedente chiesa medievale dedicata a San Giorgio si sostituì la Basilica palladiana. Il nucleo centrale, ritrovato successivamente, era finito silenziosamente in quel cortile, da cui i ladri, indisturbati, l'hanno sottratto. «Era davvero di grande importanza sottolinea Rizzi perché nella tendenza marciano-centrica della scultura medievale a Venezia, testimoniava la presenza diffusa di altre sculture di rilievo, come quelle del portale originario di San Giorgio».