Atteso entro la settimana l'annuncio da Parigi del progetto del consorzio di imprese mobilitate dall'Unesco L'obiettivo. Valorizzare il tessuto urbano e i servizi intorno alla cittadella archeologica Commissioni al lavoro Nel programma coinvolta l'Unione industriali POMPEI. La Francia e l'Italia divise sul prestito della Gioconda ma unite dall'impegno di far rinascere dalle ceneri gli scavi archeologici di Pompei. Questa è la settimana decisiva per la (ri)costruzione del futuro dell'antica città romana: da Parigi gli imprenditori pronti a sciogliere la riserva sulla collaborazione con i colleghi italiani. A crederci molto è il presidente degli industriali napoletani, Paolo Graziano, da poco rientrato da una «mission impossible» d'oltralpe. La fine del mese scorso il numero uno degli industriali napoletani partecipò al tavolo tecnico, parigino, insediato dall'Unesco per gettare le basi per un management e un business plan per il riassetto urbanistico intorno agli scavi. L'Epad, l'istituto pubblico nato a Parigi per la sistemazione e la realizzazione del quartiere supermoderno de La Défense, sarà la chiave di volta. L'ente francese, che amministra il distretto finanziario de La Défense, è una fusione vincente tra il pubblico e il privato che intende fare scuola e sbarcare, anche, in Italia. Gli imprenditori-mecenati pronti ad investire nell'arte e nella cultura, in Italia, ci sono. Diego Della Valle, che ha appena investito 25 milioni di euro per il restauro del Colosseo, ne è un esempio autorevole. Paolo Graziano non è da meno. A frenare l'entusiasmo e i finanziamenti dei mecenati è, però, la mancanza di una formula che metta d'accordo pubblico e privato. La Francia è riuscita in questo intento, con molto successo, ed è disponibile a prestare all'Italia, anche se non la Gioconda, almeno la ricetta per trasformare soldi privati in investimenti per l'arte e la cultura. Non a caso l'Epad ha realizzato prestigiosi interventi urbanistici e artistici nelle capitali d'Europa. Dalla città della torre Eiffel non ani-vano solo formule di successo per la rinascita degli scavi archeologici, ma anche consigli su come mantenere una città che si estende su 66 ettari, antica di duemila anni e riportata alla luce da un quarto di secolo. Soprattutto, come valorizzare con nuovi insediamenti, non invasivi, ciò che c'è intorno. L'archeologo francese Jean Pierre Brun, direttore del centro «Jean Berard» di Napoli, in una recente valutazione scientifica, ha affermato che «a Pompei bisogna smettere di scavare, concentrandosi sui nemici atmosferici, quali pioggia, caldo, freddo e vento, che minano il delicato equilibrio su cui si regge una città fragile sopravvissuta alla furia di un vulcano». Per il destino degli scavi di Pompei, dunque, la Francia ha un ruolo determinante. È da Parigi che sta per arrivare la formula dell'Epad, ed è a Parigi che l'Unesco ha deciso di rinviare di due anni l'eventuale iscrizione nel libro nero di Pompei dei «siti in pericolo». Era attesa per la fine di giugno, infatti, la relazione della professoressa Alix Barbet, direttore del settore Ricerca del Cnrs in Francia, che lo scorso dicembre effettuò un'ispezione negli scavi di Pompei in seguito al crollo della scuola dei gladiatori. Fu lei a rivelarlo nel corso del sopralluogo sull'area interessata dal crollo: «Il dossier sul degrado di Pompei sarà pubblicato sulla rivista curata dall'Unesco che uscirà a giugno del 2011». Dalla Francia, però, è arrivato un freno. Il comitato del Patrimonio Mondiale dell'Umanità ha, infatti, deciso in extremis a Parigi di rinviare al 2013 l'eventuale iscrizione di Pompei nella lista dei siti in pericolo, considerati a rischio crollo. Un segnale di accelerazione, forse, anche per gli altri progetti che stanno per essere messi in campo. La struttura L'Epad pensa e realizza i quartieri supermoderni L'Epad, (Etablissement public pour l'aménagement de La Défense), Istituto pubblico per la sistemazione de La Défense, un quartiere di Parigi che nel 1958 fu scelto per ospitare il centro direzionale della capitale francese. L'Epad è un esempio vincente di cooperazione tra pubblico e privato. Fu creato dallo Stato attirando investimenti nell'area e garantendo spazi al di fuori di quelli pubblici. A Parigi il sito storico della Defènse fu recuperato con l'aiuto di grandi gruppi industriali. Nel 1981, fu costruito quello che era il più grande centro commerciale d'Europa: le Centre Commercial des Quatre Temps (centro commerciale dei Quattro Tempi). Nel 1982, I'Epad lanciò un concorso per l'ideazione di un monumento che diventasse il simbolo dell'area. Vinse un progetto degli architetti Johan Otto von Spreckelsen, Paul Andrei e Peter Rice e, nel 1989, vide la luce «La Grande Arche de la Défense, (il grande Arco della Défense), un colosso di marmo, cemento, vetro e acciaio e di circa 110 metri di altezza. II tutto collegato con mezzi moderni, servizi all'avanguardia e spazi ricettivi. Il modello francese è molto studiato e copiato in altri Paesi d'Europa e del mondo. Pompei sarà la prima città italiana a seguire il modello Epad, che in alcuni capitali europee ha realizzato prestigiosi interventi architettonici e artistici risistemando intere aree dei centri storici o rivitalizzando spazi dismessi dalle industrie.
Pompei, count down per il piano dei francesi
La Francia e l'Italia stanno lavorando insieme per valorizzare il tessuto urbano e i servizi intorno alla cittadella archeologica di Pompei. Il consorzio di imprese mobilitate dall'Unesco, L'obiettivo, ha presentato un progetto per la (ri)costruzione del futuro dell'antica città romana. La Francia ha un ruolo determinante nella soluzione del problema, con l'ente Epad, un istituto pubblico nato a Parigi per la sistemazione e la realizzazione del quartiere supermoderno de La Défense, che sarà la chiave di volta per il riassetto urbanistico intorno agli scavi.
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