Da rete di promozione turistica a cordata in grado di scalare le vette del patrimonio culturale dell'umanità. Il percorso compiuto dai siti longobardi d'Italia fino all'ingresso nella Lista dell'Unesco, si è allargato e rafforzato nel corso degli anni, coinvolgendo oggi cinque regioni italiane, sei province, otto amministrazioni comunali e innumerevoli enti e associazioni disseminate sul territorio. Proprio il modello di «rete» è stato uno dei punti di forza della candidatura. Non solo perché effettivamente riproduce, ai giorni nostri, la struttura amministrativa longobarda lungo la penisola attraverso una ramificazione di «centri di potere», come recita il titolo proposto per la candidatura. Ma anche perché dal 2002, perl'ingresso nella Lista è necessario presentare un vero e proprio Piano di gestione in cui esporre i dettagli dello sviluppo socio-economico del progetto. L'Unesco calcola infatti che l'inserimento di un sito nel proprio patrimonio equivalga ad una campagna promozionale del valore di una decina di milioni di dollari, e questa promozione deve avere una calcolata ricaduta sul territorio. La storia della candidatura dei siti longobardi all'Unesco prende il via in Friuli nel 1996 - si legge sul sito istituzionale del progetto «Italia Langobardorum» - quando il Ministero dei beni culturali fece propria la richiesta avanzata dal Comune di Cividale che proponeva di inserire nella prestigiosa Lista il proprio centro storico e il tempietto longobardo. Nel frattempo - era i12000 - a Brescia dopo l'apertura al pubblico del recuperato monastero di San Salvatore e Santa Giulia come Museo della Città, si inaugurava la mostra «Il futuro dei Longobardi». Nel 2003 i due Forum del turismo sociale di Brescia e di Cividale iniziarono a lavorare insieme sul progetto di una comune promozione turistica dei territori a partire dalle radici e dalle testimonianze longobarde, dando vita nel 2005 all'Associazione Longobardia». Nel 2006 vengono avviati i primi lavori per la predisposizione di una comune candidatura al patrimonio dell'Unesco, inizialmente circoscritta ai centri del Nord Italia (Brescia, Cividale, Castelseprio), poi allargata a Spoleto, Campello al Clitunno, Benevento e Monte Sant'Angelo. Nel 2008 la candidatura è presentata ufficialmente a Parigi, e prende il via l'iter di approvazione. Nel 200910 stop dell'Icomos, l'organismo tecnico dell'Unesco che valuta le candidature, con il suggerimento di «allargare» l'impegno alla valorizzazione del territorio: per Brescia significa l'ingresso nel progetto di tutta l'area tra S. Giulia e il Capitolium. Lo scorso anno la ripartenza con progetto ampliato. Sabato l'atteso verdetto.
Unesco, Longobardi. Da rete turistica a patrimonio culturale
Il percorso dei siti longobardi d'Italia fino all'ingresso nella Lista dell'Unesco è stato lungo e complesso. La candidatura è stata presentata per la prima volta nel 2006, inizialmente circoscritta ai centri del Nord Italia, ma poi allargata a altre città e province. Nel 2008, la candidatura è stata presentata ufficialmente a Parigi e ha iniziato l'iter di approvazione. Nel 2010, l'Icomos ha suggerito di allargare l'impegno alla valorizzazione del territorio, che ha portato a un progetto ampliato. Oggi, la candidatura è pronta per essere valutata dall'Unesco. Il progetto è stato supportato da una rete di promozione turistica e da enti e associazioni locali.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo