Paola Pacetti è Direttore scientifico del Museo dei Ragazzi Mi pare di capire - osserva Neil Kotler - che Firenze non abbia poi bisogno di altri turisti, ma di turisti diversi..." " ...si tratta di andarli a cercare, perché i turisti sono molto segmentati, per provenienza, età, cultura e quindi Firenze deve decidere chi vuole". Nell'articolo di martedì scorso Vi insegno l'arte di sedurre i turisti, l'osservazione più forte, anche se può apparire ovvia, è questa: Firenze ha bisogno di turisti diversi e deve decidere quali desidera attrarre. Qualunque azienda che operi in un qualsivoglia settore merceologico, sa che non esiste il cliente, ma i clienti e che i bisogni si generano. In Italia, tuttavia, quando si esce dall'impresa commerciale o industriale per entrare nel mondo dei beni culturali e dei musei questo ovvio a.b.c. non trova che raramente diritto di cittadinanza e quindi si parla del pubblico e dei visitatori come di un unicum indistinto. Eppure a partire dal secondo dopo guerra e, in particolare, nell'ultimo trentennio del XX secolo, l'alfabetizzazione generalizzata, connessa a uno sviluppo economico esteso a ogni ceto sociale ha favorito la diffusione dei consumi culturali in strati sempre più ampi di popolazione dando vita a quel processo che è noto come cultura di massa, dalla quale discendono fenomeni quali, appunto, il turismo culturale e l'industria culturale. Tutti i musei nel mondo industrializzato ne sono stati investiti e Firenze non ha fatto eccezione. Come ricordava Antonio Paolucci al convegno internazionale Quale museo per quale pubblico? organizzato, nel 2001, dal Comune di Firenze "nel 2000 agli Uffizi sono entrati un milione e mezzo di persone circa; negli anni '30 ne erano entrate 30.000. Pensate, in sessanta - settanta anni da 30.000 a 1 milione e mezzo... Pensate che il biglietto della Galleria dell'Accademia costava, nel 1980, 250 lire e che nel 2000 costa 12.000 lire. Un aumento di 80 volte in 21 anni. Nessuna tariffa pubblica, non la benzina, non il telefono, non la luce, non l'acqua è aumentata di 80 volte in vent'anni". Dati estremamente significativi che mostrano, con evidenza piena, come i musei, tutti i musei, ma soprattutto i più grandi, siano oggi media fra gli altri all'interno dell'agguerrita industria culturale del XXI secolo o, se si preferisce, del Terzo Millennio. Nei fatti, dunque, non solo il pubblico dei musei è molto più numeroso, ma è anche molto differenziato socialmente e geograficamente ed esprime una cultura che si fonda sul consumo generalizzato e continuo di beni materiali e non. Tuttavia Neil Kotler sostiene una cosa ancora diversa e cioè che Firenze deve scegliere quali turisti desidera attrarre, il che implica la risposta a quesiti importanti perché per scegliere i visitatori della città e dei suoi musei, Firenze deve chiedersi quale sia oggi l'immagine di sé che intende veicolare, cosa vuole offrire ai suoi visitatori e, quindi, cosa si aspetta da loro, valutando anche come e cosa offrire ai cittadini residenti della città. Per questa via appare chiaro che il marketing museale non è cosa che si applica ai musei come il maquillage, perché è parte essenziale di una attenta e seria riflessione su quale sia la funzione culturale dei musei nella nostra società attuale, una riflessione onesta intellettualmente che deve riportare l'attenzione sulla necessità di comunicare, educare e anche dilettare un pubblico molto vasto. Domandiamoci allora se sia sufficiente l'esposizione al pubblico degli oggetti, correttamente conservati, corredati da una didascalia più o meno breve per consentire al museo di assolvere e dispiegare la propria funzione comunicativa ed educativa? Se il visitatore frettoloso, attratto dal bene culturale divenuto quasi un feticcio, non chiede nulla di più, un pubblico colto e motivato cerca anche strumenti di approfondimento. Ancora diverse sono le istanze di cui è portatore il cittadino residente, per il quale il museo deve essere soprattutto il luogo dove ritrovare le radici della propria identità. Si pensi poi alle esigenze dei bambini e dei ragazzi che costituiscono tanta parte dei frequentatori dei musei, soprattutto attraverso la scuola. Ebbene, nei musei di tutto il mondo, a questo importante segmento di pubblico è dedicata grande attenzione che si traduce in laboratori, atelier, pubblicazioni e anche istituzioni museali strutturate ad hoc e soprattutto, in un costante rinnovamento delle proposte che consente al museo di divenire un luogo dove si torna più e più volte, non solo con la scuola, ma anche con la famiglia. E' infatti attraverso i bambini e i ragazzi che i musei di tutto il mondo cercano di riportare nel museo gli adulti divenuti genitori o nonni, che vengono coinvolti dai figli o dai nipoti per condividere con loro un'esperienza emozionante. Family museum è l'espressione adottata dai musei per indicare le proposte rivolte al pubblico misto delle famiglie, degli adulti con bambini e ragazzi, cui si applicano tariffe agevolate e si rivolgono proposte specifiche, costantemente rinnovate, che vanno dalle spettacolarizzazioni, alle attività di atelier, alle lezioni interattive, all'utilizzo della multimedialità.
I giovani sono il futuro dell'offerta culturale
Paola Pacetti, Direttore scientifico del Museo dei Ragazzi, sostiene che Firenze non ha bisogno di più turisti, ma di turisti diversi. Secondo Neil Kotler, Firenze deve scegliere quali turisti desidera attrarre. Il marketing museale non è solo un aspetto estetico, ma una riflessione seria sulla funzione culturale dei musei nella società attuale. I musei devono comunicare, educare e dilettare un pubblico vasto, compresi i bambini e i ragazzi, che costituiscono una parte importante dei frequentatori. I musei devono offrire strumenti di approfondimento e laboratori per i bambini, e anche per gli adulti che ritrovano i propri figli o nipoti nei musei.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo