DOC. Tre protagonisti, uno scrittore, un navigatore e un ferroviere in viaggio da Roma a Brindisi per riflettere sull'Italia di oggi e il meridione, con la natura che prende il sopravvento. Lungo una storica strada, un insolito Meridione. Via Appia, documentario di Paolo De Falco presentato al Festival di Torino, è il tragitto «che collega Roma a Brindisi, pretesto - spiega il regista - per un viaggio nel Sud dell'Italia con tre protagonisti: lo scrittore casertano Antonio Pascale, un autore civile, abituato a muoversi dentro la realtà; il navigatore Giacomo De Stefano, che percorre fiumi per porre l'attenzione sulla salvaguardia delle acque; il ferroviere Bruno Ostuni che, condividendo con i suoi 4 figli l'amore per i cavalli». Com'è strutturato il lavoro? In maniera folle e avventurosa, con rischi e fatica, ho seguito i tre costruendogli intorno una metafora politica, civile, spirituale. Anche se tutti i luoghi toccati sono riconducibili alla via Appia, non c'è una coerenza geografica e il film diventa onirico e astratto, il realismo svanisce di fronte a un disegno narrativo più complesso e stratificato. I personaggi si mettono a fuoco nella loro vitalità, voglia di trovare una salvezza. Progressivamente la Natura prende il sopravvento, protegge e ridà loro un senso di gioia. Quali caratteristiche hanno i loro tragitti? Pascale riflette su come l'Italia, sia condannata a un'immagine da prodotto tipico, riduzione semplicistica che nasconde la complessità dei meccanismi identitari ed economici. Vicino Caserta, Antonio finisce nel Centro di ricerche aerospaziali, tappa che abbiamo scelto per mostrare luoghi che non si conoscono. Giacomo, partito da un fiume in Irpinia, si immerge in un paesaggio che sembra l'Amazzonia. Quello di Bruno, infine, è un percorso emozionante. In quella famiglia ho trovato una relazione, intensa, con un padre che è una guida con un senso selvatico, per cui il suo rapporto con la Natura è primordiale: lui è una sentinella del territorio. Che Sud ha incontrato? Ho restituito un senso di mistero, raccontando un viaggio catartico in cui il rapporto con la Terra va al di là di qualsiasi confine e orizzonte identitario. A me non interessava raccontare il Sud semmai la sua propensione a quello che i sudamericani chiamano "un tempo aperto", e la via Appia è servita proprio per reimettermi in un contesto mitico.
La ricerca del Sud lungo la via Appia
Il documentario "Via Appia" di Paolo De Falco segue tre protagonisti - uno scrittore, un navigatore e un ferroviere - che viaggiano da Roma a Brindisi per riflettere sull'Italia di oggi e il meridione. Il viaggio è un percorso catartico che li porta a esplorare la natura e a scoprire la propensione del Sud a essere un luogo "aperto". Il documentario è strutturato in modo folle e avventuroso, con rischi e fatica, e diventa onirico e astratto. I personaggi si mettono a fuoco nella loro vitalità e voglia di trovare una salvezza, e la natura prende il sopravvento, proteggendo e ridando loro un senso di gioia.
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