In mostra un gesso di Antonio Canova e altri 26 di artisti carraresi Proseguirà per tutta l'estate nel restaurato Palazzo Binelli CARRARA. La madre di Napoleone, in una posa autorevole, studiata (il modello è la statua romana di Agrippina in Campidoglio) accoglie i visitatori nella sala d'ingresso: è uno splendido gesso di Canova, che raffigura Letizia Ramolino Bonaparte (l'originale in marmo è nella colezione Devonshire di Chatswort), ad aprire l'eccezionale mostra "D'apres Canova. L'800 a Carrara. L'Accademia e i suoi maestri", inaugurata sabato nel ristrutturato Palazzo Binelli, nuova sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. Una location di grande suggestione, a poche decine di metri dall'Accademia di Belle Arti, per una rassegna che proseguirà per tutta l'estate e forse oltre e che mette insieme 26 gessi raffiguranti altrettanti capolavori di artisti carraresi; ad eccezione appunto dell'unico Canova, una scelta voluta dai curatori per una duplice motivazione. Innanzitutto, perché gli altri gessi del grande artista veneto, dodici in tutto nel patrimonio dell'Accademia, non sono restaurati al meglio. La Sovrintendenza chiede che il patrimonio del Canova resti unito, e infatti l'Accademia sta pensando sia a una specifica kermesse-evento per il prossimo anno, sia anche a un'esposizione mensile di ciascun gesso mano a mano che saranno restaurati, da qui alla prossima estate. L'altra motivazione dell'aver dedicato una specifica rassegna ai maestri carraresi, deriva dalla volontà di mettere in luce - come ha anche ribadito Philippe Daverio nel suo intervento all'inaugurazione - l'eccezionale qualità degli scultori carraresi dell'800, periodo in cui davvero nella città del marmo vi fu uno straordinario fermento creativo. I ventisei in mostra sono solo una parte dei circa 200 in possesso dell'Accademia, più ci sarebbe la Collezione Lazzerini alla scuola del marmo; insomma un patrimonio che è ancora in attesa di una vera e propria gipsoteca, ma che già con questo "assaggio" di Palazzo Binelli può esprimere valore e potenzialità di un tesoro ancora seminascosto. La prospettiva è quella di creare un unico percorso - un "Gran tour" come l'ha definito il sindaco Angelo Zubbani - che sull'asse del palazzo Binelli, Accademia e Museo di San Francesco, possa valorizzare un patrimonio artistico dal valore davvero inestimabile; un gran tour dell'arte che a breve si completerà anche con la Villa Fabbricotti, al parco della Padula (qui nascerà un museo dedicato a Michelangelo) e, perché no, con Palazzo Pelliccia, precedente sede della Fondazione, per il quale Giovanni Berneschi, presidente di Carige, si è preso l'impegno di ristrutturarlo adeguatamente. Tornando alla mostra - come si sottolinea nelle note di presentazione - i visitatori potranno ammirare le opere degli interpreti di una tradizione scultorea dell'Accademia di Carrara, che nata idealmente alla scuola di Antonio Canova, trova nell'insegnamento di Lorenzo Bartolini e in quello di Bertel Thorvaldsen inediti spunti di originalità. Impossibile citare tutte le opere esposte: dal Mercurio di Benedetto Cacciatori, l'opera che il maestro carrarese dona alla sua Accademia, al Paride offerente, Psiche e Psiche svenuta, le tre opere di Pietro Tenerani che entrano in Accademia come saggi eseguiti dall'artista durante il periodo del Pensionato a Roma o come dono del figlio Carlo. Pietro Tenerani, che ospita nel suo studio romano gli allievi vincitori del concorso di Pensionato, contribuisce a determinare lo stile inconfondibile della "scuola di Carrara" che vede nei nomi di Luigi Bienaimè e del suo eterno rivale e compagno di studi Bernardo Tacca, alcuni dei primi protagonisti. In mostra anche Carlo Finelli, Giovanni Tacca, Leopoldo Bozzoni e Carlo Chelli, Ferdinando Pelliccia, Giovanni Fontana e Ferdinando Andrei, con declinazioni diverse dello stile neoclassico. Ci sono anche esempi del nuovo, visto che nelle opere di Pietro Lazzerini e Carlo Nicoli, all'universo neoclassico il cui modello è la classicità greca idealizzata si sostituisce l'imitazione del vero. E altri ancora. La mostra è a cura di Alba Maria Macripò, Anna Vittoria Laghi con Miriam Ricci, Luana Brocani, Carlo Sassetti, Marco Baudinelli. Un allestimento azzeccato, che ha subito incontrato grande successo, assolutamente meritato.