Mentre la politica si preoccupa per il trasferimento dell'ente a Bari, le associazioni ambientalisti lanciano una dura provocazione: "Perché difenderla se non ha difeso il paesaggio del Salento?" Vano in cemento per l'accesso alla Cripta di Cursi sfigurata LECCE - La politica e le istituzioni sembrano preoccuparsi per la scelta da parte del Ministero ai Beni culturali di chiudere la sede distaccata della Soprintendenza di Lecce, trasferendone le funzioni alla sede principale di Bari. Tutti, tranne una voce, che sembra levarsi dal coro e lanciare un messaggio forte e differente: è quella congiunta del Forum Ambiente e salute e il Coordinamento civico per la Tutela del territorio, che si chiedono che senso abbia difendere un ente "che non ha difeso il paesaggio del Salento?". Gli ambientalisti, dunque, ritengono che se il Salento "muoia" sotto le ruspe, i pannelli fotovoltaici e le torri eoliche, l'asfalto ridondante, l'industrializzazione selvaggia, le cave, il cemento, le responsabilità siano da registrare proprio a chi doveva controllare e tutelare e non l'avrebbe fatto: "E' giusto chiedere affermano , e chiediamo anche noi, che Lecce abbia una locale sede della Soprintendenza per mille motivi logistici evidenti, ma se il futuro ente-ufficio decentrato nel Salento dovesse rifare e non correggere d'urgenza gli errori del presente e del recente passato, allora forse, con dolore diciamo, è meglio che sia chiuso!" "Che senso ha difendere questo ente che non ha difeso il paesaggio del Salento?": lo chiedono provocatoriamente le associazioni e i comitati in prima linea nella difesa del territorio, del paesaggio, dell'ambiente e dei suoi tesori culturali, con massimo spirito di critica costruttiva e positiva. L'attenzione è ancora sull'assalto speculativo "della mala della Green Economy Industriale", fenomeno denunciato per la Puglia, nelle sue implicazioni mafiose e di diffusa corruzione ad ogni livello, dal senatore ed ex Ministro agli Interni, Beppe Pisanu, presidente della Commissione Bicamerale Antimafia, e nelle sue implicazioni di catastrofe culturale ed ambientale dallo stesso Soprintendente capo per la Puglia, Architetto Ruggero Martines, che in una sua lettera circolare, del novembre 2009, quand'era ancora in carica, aveva chiesto alle sue sedi distaccate, quella di Lecce inclusa, il massimo impegno per salvare il "bene che rinnovabile non è", ossia "il Paesaggio". Gli ambientalisti hanno in mente diversi esempi di mancata tutela e forniscono anche alcuni esempi fotografici per giustificare la propria posizione: dalle masserie "fagocitate dai pannelli", tra cui la settecentesca del Casale di Miggianello a Scorrano, Masseria Bellico a Soleto del '400 "ammantata di racconti popolari, una vergogna di cui ride di rabbia e piange il Salento intero", il Trullo monumentale di Melendugno, il cosidetto "Furnieddhu cranne". C'è poi la Palude "Li Russi", luogo di approdo nelle stagioni piovose di centinaia di uccelli migratori, tra gli oliveti secolari del costituendo regionale Parco naturale dei Paduli-Foresta Belvedere, dove il comune di Supersano "ha sciaguratamente permesso la nascita di un pericolosissimo, per l' incolumità umana, impianto fotovoltaico industriale per gran parte dell'anno invaso dalle acque piovane lì naturalmente stagnanti". Richiesta di tutela per i preziosissimi paesaggi dei pascoli rocciosi a pseudo-steppa mediterranea dell'entroterra salentino e per il Canale d'Otranto, rotta migratoria di valenza internazionale, per la "Collina dei Fanciulli e delle Ninfe"- "Monte di San Giovanni" e "Serra di Montevergine", nei feudi di Palmariggi, Giuggianello e Minervino di Lecce, "scandalo di valenza nazionale ed internazionale, che minacciano lo skyline di Otranto e della sua costa, patrimonio culturale dell'Unesco". Un altro esempio di devastazione è per gli ambientalisti quello nel comune di Cursi sulla Cripta bizantina di Santo Stefano nel centro storico, bene oggi sotto sequestro, con inchieste in corso; disattenzioni della Soprintendenza, per gli ambientalisti, sono la grande laura basiliana di contrada Franite a Maglie (insediamento monastico dall'VIII al IX secolo d.C.), alcuni insediamenti a Corigliano d'Otranto, lo stato di degrado della Chiesetta medioevale di San Pietro dei Sàmari, in feudo di Gallipoli, le aree archeologico messapiche di Soleto e Muro Leccese, la cementificazione sull'area di Porto Miggiano, sulla costa di Santa Cesarea: "Questo brutto elenco dichiarano - potrebbe continuare. Non mancano dei meriti, ma non si può giudicare con la scala di confronto, quasi su una bilancia di meriti e demeriti, un tale ente pubblico. Ogni demerito di un tale ente è un pezzo della nostra storia, della nostra cultura, e della nostra qualità di vita che se ne va per sempre, 'un bene non rinnovabile', come ben ha detto lo stesso il Soprintendente regionale Martines". "La Soprintendenza di Lecce proseguono - ha già oggi tutti i mezzi per fare tutto ciò che è in suo dovere: tutelare, proteggere, obbligare le amministrazioni locali a migliorare e restaurare il nostro paesaggio rurale e naturale ed i suoi beni. Non mancò dunque il potere, ma il coraggio e un amore vero, 'istituzionale' per il territorio". (domenica 26 giugno 2011)
PUGLIA - Gli ambientalisti bocciano la Soprintendenza di Lecce
Le associazioni ambientaliste e i comitati per la tutela del territorio hanno lanciato una dura provocazione contro la Soprintendenza di Lecce, che sta per essere trasferita a Bari. Gli ambientalisti ritengono che la Soprintendenza non abbia difeso il paesaggio del Salento e che il trasferimento sia un esempio di "catastrofe culturale ed ambientale". Hanno citato diversi esempi di mancata tutela, come la sfigurazione della Cripta di Cursi, la cementificazione sull'area di Porto Miggiano e la distruzione di masserie e trulli.
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