ARTE. Conclusi i restauri nell'ala che prima ospitava il Circolo ufficiali Con le dieci nuove sale del secondo piano ricche di opere strepitose, da Mattia Preti a Canaletto ai neoclassici la Galleria Nazionale d'Arte antica di Palazzo Barberini a Roma compie la sua rinascita. Martedì a inaugurare l'ultima tappa dei lavori, che si concludono come da programma per i 150 anni dell'Unità d'Italia, sarà il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan. Poi via libera per un percorso finalmente completo che in 34 sale offrirà un viaggio unico nell'arte italiana dal XII a tutto il XVIII secolo, dall'Immagine della Vergine e Cristo proveniente dalla chiesa di Santa Maria in Campomarzio ai Canaletto e Pompeo Batoni, passando per il Bronzino, i Caravaggio (ce ne sono cinque) El Greco, Giulio Romano, Lorenzo Lotto, Pietro da Cortona, Raffaello (con la celbre Fornarina), Guido Reni, Tiziano, Guercino. Recuperati i grandi spazi occupati per decenni dal Circolo ufficiali, sistemati i giardini, riscoperte mille meraviglie, ritrovata tutta la maestosità delle sue sale da grande reggia barocca, il museo nazionale di Palazzo Barberini può ora puntare in alto. «Fatte le dovute differenze i modelli sono il Louvre e il Prado», faceva notare già due anni fa il sottosegretario Francesco Giro, da sempre convinto che la prestigiosa galleria allestita nel palazzo secentesco ideato da Maderno e Bernini per la famiglia di Papa Urbano VIII «dovrà diventare il fulcro dei musei romani» e accogliere mille visitatori al giorno. A restauri praticamente conclusi (mancano le facciate laterali e posteriore del palazzo) quel traguardo pare più vicino: «Da settembre abbiamo già contato 100mila visitatori», dice la direttrice Anna Lo Bianco.