PARIGI. Il Louvre non presterà la Gioconda all'Italia. Il quadro di Leonardo, ha spiegato il museo di Parigi, è infatti «estremamente fragile», cosa che rende il suo trasporto «inimmaginabile». Non ci sta Carla Fracci, assessore alla cultura della Provincia di Firenze che è subito intervenuta sulla possibilità di mostrare in Italia il dipinto della Monna Lisa custodito al Louvre. «Bisogna mobilitare il mondo intero, ha detto, perché il capolavoro della Gioconda venga riportato a Firenze che è la patria, la sede naturale di questa opera d'arte e riaverla, seppur per un solo periodo, sarebbe straordinario». «E' normale che il Louvre abbia dubbi nel prestare la Gioconda - ha proseguito - Bisognerà prendere l'opera con la massima cura e trasportarla in Italia con tutte le cautele possibili. Ma è certo che a Firenze, dopo che c'era già stata nel 1913, la si deve ancora rivedere. Bisogna provarci a costo di andare tutti a Parigi, in coda davanti al Louvre a farne richiesta». Non ci sta neppure il presidente del Comitato Nazionale per la valorizzazione dei beni storici culturali e ambientali, Silvano Vinceti, organismo che appena giovedì ha lanciato la campagna per le 100mila firme. Vinceti ha detto di «comprendere le preoccupazioni del direttore del dipartimento del Louvre, Vincent Pomarede, ma i problemi che egli pone per quanto concerne il trasporto sono superabili poichè esistono trasporti eccezionali abbinati a rigorose tecniche di conservazione della temperatura, all'interno di contenitori speciali, e per l'annullamento delle eventuali vibrazioni nocive all'integrità del quadro». Intanto lei, la Gioconda, ci guarda da secoli enigmatica facendosi beffa delle leggende e delle ipotesi, più o meno fantasiose, che le fioriscono intorno: è il quadro più famoso al mondo, il più ammirato, il più discusso. Pomo della discordia da sempre tra la Francia, che lo custodisce dal 1517, e l'Italia, che vorrebbe invece riportarlo a casa. Di sicuro mai avrà immaginato di sollevare una tale secolare diatriba il genio di Leonardo che la dipinse a Firenze, tra il 1503 e 1506, e poi la portò in Francia, nel 1517, vendendola a peso d'oro poco più tardi al re Francesco I (ben 4.000 ducati). Un affare che all'Italia ancora non va giù. Dipinta a olio su una tavola di legno di pioppo dalle dimensioni relativamente piccole (77x53 cm), da quella teca la Gioconda è diventata suo malgrado un'icona del mondo dell'arte, il quadro più visitato e ammirato, sollevando passioni incontrollate. Nel 1956 venne gravemente danneggiato da un attacco con l'acido, mentre diversi mesi dopo qualcuno gli lanciò un sasso. Di qui, la decisione di proteggerla dietro un vetro anti-proiettile. Sono ben poche nella storia le volte in cui la bella dal sorriso enigmatico ha lasciato il suo scrigno sicuro di Parigi. Durante la guerra, tra il 1938 ed il 1945, la Gioconda lasciò la capitale francese almeno una decina di volte, esule nel castello di Chambord, sulla Loira, rimanendo per 70 mesi chiusa nel doppio fondo di una cassa in attesa che finisse il conflitto mondiale. L'ultimo prestito storico, nel 1963, quando Monna Lisa volò negli Usa per essere accolta dal presidente Kennedy, esposta alla a Washington e New York. Ma si ricorda anche un viaggio nel 1974 a Tokyo in Giappone. Da allora, Parigi la custodisce e la coccola.
Il Louvre non presta la Gioconda e Firenze si ribella
Il Louvre di Parigi ha deciso di non prestare la Gioconda all'Italia. Il quadro di Leonardo è estremamente fragile e il suo trasporto è inimmaginabile. L'assessore alla cultura della Provincia di Firenze, Carla Fracci, ha chiesto di mobilitare il mondo intero per riportare il dipinto a Firenze, che è la patria e la sede naturale dell'opera d'arte. Il direttore del dipartimento del Louvre, Vincent Pomarede, ha espresso preoccupazioni sul trasporto, ma il presidente del Comitato Nazionale per la valorizzazione dei beni storici culturali e ambientali, Silvano Vinceti, ha affermato che i problemi sono superabili con trasporti eccezionali e tecniche di conservazione della temperatura.
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