TRANI - Comunale solo sulla carta. L' ufficio tecnico di Molfetta era infatti una questione privata.Ei professionisti che si rivolgevano qui dovevano accettare determinate condizioni per vedere approvati i loro progetti. "Sistema Altomare" lo hanno definito gli investigatori, come a dire che tutto doveva passare attraverso il filtro del dirigente o dello studio professionale che faceva capo a lui, quasi fosse una "appendice". Un "comitato d' affari", dice il capo della procura di Trani Carlo Capristo, che aveva messo "le mani sulla città", dal titolo del noto film sulla corruzione e la speculazione edilizia nell' Italia degli anni ' 60. Secondo l' inchiesta del magistrato Antonio Savasta condotta dagli agenti del Corpo forestale dello Stato agli ordini del comandante Giovanni Misceo e del commissario Giuliano Palomba, a Molfetta c' era il monopolio, ogni altra forma di attività privata era pressoché impossibile. A meno di non accettare procedure che, senza chiamarle tangenti, consentivano di far ottenere vantaggi economici ad un solo studio di progettazione e al dirigente Rocco Altomare di 58 anni ora in carcere. Altri otto gli arresti. Il fratello Donato e il figlio Corrado, soci dello studio AD, sono invece ai domiciliari insieme ai tecnici Giambattista Del Rosso, Nicolò De Simine, Alessandro De Robertis, Marta De Giglio, Gaetano Di Mola e a Mauro Spadavecchia, proprietario dell' ex albergo Tritone. Nei verbali si legge di "un sistema unico di concentrazione del potere amministrativo e di controllo in materia urbanistica", un' associazione a delinquere che avrebbe consentito di realizzare lottizzazioni abusive. Secondo l' accusa Rocco Altomare avrebbe favorito i progetti del "suo" studio, osteggiando professionisti estranei e minacciando i vigili urbani che segnalavano abusi. Per l' accusa rivolgendosi allo studio si percorreva una corsia preferenziale, essendo gli stessi componenti ad avere incarichi nelle commissioni di controllo,e si operava in violazione di leggie vincoli eseguendo lavori di trasformazione del territorio che avrebbero richiesto varianti ai piani urbanistici. E così sono state sequestrate le villette realizzate in zone a rischio per la presenza di lame, vecchi depositi agricoli diventati ristoranti, un vecchio albergo trasformato in edificio residenziale. Con la redazione del piano dell' agro Altomare poi avrebbe favorito poi la destinazione di 30 ettari di proprietà della sua famiglia trasformandoli da suoli agricoli a suoli edificabili. Una cinquantina gli indagati, tra questi anche un notaio, non ci sono politici.