LA NOTIZIA del progetto per i giardini della Certosa di Capri firmato dal noto architetto paesaggista torinese Paolo Pejrone crea molte aspettative,e perché no, speranze nella piccola comunità di cultori e specialisti di giardini storici campani. L a Campania e Napoli aspettano pazientemente da anni il ritorno di quella felice stagione di studie restauri vissuta nel corso degli anni Novanta grazie al favorevole clima che il ministero per i Beni culturali con il suo Comitato nazionale per lo studio e la conservazione dei giardini storici aveva innescato e diffuso a livello nazionale; amministrazioni pubbliche e privati proprietari in quegli anni rivolsero finalmente la loro attenzione a grandie piccoli giardini di antiche origini, sopiti nel degrado ma ancora vivi, dopo essere scampati alle distruzioni e alle mutilazioni novecentesche. Convegni internazionali, il primo nel 1991 proprio in Campania, a Padula, studi, pubblicazioni e soprattutto restauri caratterizzarono questo prolifico decennio. Grazie a una rinnovata cultura della conservazione sono tornati così a dialogare con noi tanti giardini storici dimenticati e tra questi il giardino barocco di palazzo Pagano a Quadrelle, scrigno di grotte e ninfei a rocaille, il giardino inglese di Caserta, il chiostro di Santa Chiara e quello dei Girolamini a Napoli, il parco di Capodimonte, il giardino monastico di San Giovanni a Carbonara, Villa Rufolo a Ravello, il parco reale borbonico di Portici, i giardini della certosa di San Lorenzoa Padula. Merito del Comitato, promosso da un eminente filosofo del paesaggio come Rosario Assunto, è stato soprattutto quello di improntare ogni iniziativa al rigore scientifico e culturale. Questa impostazione ha portato, dunque, a restauri eseguiti dopo attenti rilievi, approfondite indagini documentarie, saggi che in alcuni casi sono divenuti dei veri e propri scavi archeologici. Un esempio calzante è l' intervento progettato dal compianto paesaggista Alessandro Tagliolini per i giardini certosini di Padula. Proprio l' esecuzione di numerosi saggi di tal genere permisero la riproposizione degli originari "spartiti" dei giardini delle celle e del giardino del Priore; per la scelta delle essenze vegetali, in mancanza di dati documentari specifici, l' attenzione dello studioso si rivolse verso le specie proprie del mondo certosino e altre legate alla simbologia religiosa, cercando e trovando un profondo legame culturale e evocativo con il monumento stesso. Siamo certi che, così come impone il restauro di un monumento vincolato, le colorate fioriture scelte da Pejrone per il parterre caprese siano anch' esse frutto di scelte legate alla storia della certosa e alla cultura certosina oltre che alla più generale flora capresee alle inedite emozioni di profumi e colori. La notizia di questo intervento è il segno tangibile che anche in Campania e a Napoli si può ripensare con rigore al giardino storico. Al momento in città l' unico segno di interesse per il verde è però solo un piccolo movimento spontaneo nato dall' esasperazione per il degrado in cui versano numerosi spazi verdi cittadinia causa della cronica mancanza di risorse per la gestione. Recentemente in piazza Bellinii "Friarielli ribelli" con un' azione del tipo guerilla gardening, ben documentata nel servizio di Riccardo Siano su Repubblica-it, hanno ripulito a fondo l' area e piantumato essenze varie nelle aiuole con piglio anarchico; l' iniziativa improntataa un forte senso civico, sebbene estraneaa logiche progettuali legate al contesto, merita il plauso: Napoli non è una città di mezze misure, quindi potrebbe anche accadere che dalla passione civica e estemporanea nasca qualcosa di più strutturato e duraturo.