IN UN'INTERVISTA rilasciata qualche giorno fa ( Il Mattino del 18) Lorenza Mochi Onori, soprintendente ai beni storico-artistici e al polo museale di Napoli, si rammarica che, per un errore burocratico nella richiesta di finanziamento avanzata alla Regione Campania per la non modica cifra di 500 mila euro, la mostra proposta dedicata a Josep Ribera (Jativa, Valencia, 1591-Napoli 1652) rischia di non farsi in settembre, per quando cioè era stata programmata. Il soprintendente si augura che l'errore burocratico possa essere superato. Ma, a prescindere dall'errore burocratico, c'è da chiedersi se dopo la mastodontica e bulimica mostra dedicata al Barocco - fortunatamente alle nostre spalle - sia opportuno programmare un'altra mostra d'area barocca sul pittore spagnolo così legato al caravaggismo, a Parma, a Roma e a Napoli dove si spense. Ricordo, non al soprintendente che lo sa ma al lettore, che il museo El Prado di Madrid - la massima istituzione museale spagnola, ricca di capolavori assoluti di Ribera - ha in corso da mesi la mostra El Joven Ribera che chiude il 28 agosto,a ridosso seguirebbe la programmata mostra napoletana. N on è questa la sede per recensire la mostra madrilena, ma mi pare utile ricordare - non certo al soprintendente - che essa presenta trentadue tele di grande momento, selezionate con assoluto rigore, cioè senza la paccottiglia di mercato che come una gramigna svisa molte mostre indigene. Della rassegna madrilena segnalo solo la Resurrezione di Lazzaro (circa 1616) opera capitale dell'ultimo periodo romano, acquistata dal Prado nel 2001 che ha dato luogo a un dibattito storiografico rilevante. Responsabili delle mostra madrilena sono il decano degli studi riberiani José Milicua e il conservatore della pittura spagnola al Prado Javier Portús, unanimemente riconosciuti tra i massimi esperti del valenziano. Naturalmente mi si potrà dire che quella di Capodimonte sarebbe assai più ricca e bella di quella madrilena e, non sapendo cosa offrirebbe, mi guardo bene dall'aggiungere una sola parola. Ma qualche dubbio, dopo la spettacolare mostra al Prado, è lecito esprimerlo. Il problema è ancora un altro: di Barocco, Caravaggio e Ribera siamo saturi, i napoletani hanno subìto una vera overdose. Alla luce del fatto che il museo di Capodimonte possiede capolavori di inestimabile valore dal XIV al XVIII secolo non sarebbe più giovevole articolare la sua offerta? Piuttosto che rimestare minestre riscaldate? È noto che Lorenza Mochi Onori è una rispettata studiosa di Rinascimento e di Raffaello, temi mai toccati o appena sfiorati dalle rassegne napoletane. Piuttosto che insistere su Ribera - tema inflazionato e per di più bruciato dalla mostra al Prado - che il soprintendente proponesse ai napoletani e al pubblico italiano una mostra su queste tematiche? La Regione deciderà come crede sulla vicenda burocratica: anche se riaprire i giochi darebbe luogo a un contenzioso prevedibile nel cui merito non vale entrare. Una politica della cultura, al di là del rispetto delle norme che si è data la Regione, perché sia tale esige che nel serto di proposte avanzate, faccia scelte capaci di privilegiare mostre competitive e innovative al livello nazionale e internazionale. Mostre originali che siano adeguate agli interessi culturali e turistici che la Regione persegue per fini istituzionali.