La Gioconda tanto desiderata non tornerà in Italia. Il Louvre è categorico: Monna Lisa è «estremamente fragile», perciò il trasporto è «inimmaginabile», dichiara il direttore del dipartimento delle pitture del museo Vincent Pomarede. Chi vuole vedere il quadro nella terra d'origine è Silvano Vinceti, che sta cercando le ossa di Lisa Gherardini del Giocondo (probabilmente è lei la donna effigiata) sotto il convento di Sant'Orsola nel centro di Firenze con la collaborazione della Provincia. Il ricercatore vuole raccogliere 100mila firme con una petizione e, in veste di presidente di un Comitato per la valorizzazione, insiste: «Le preoccupazioni possono essere superate, esistono trasporti eccezionali abbinati a rigorose tecniche di conservazione della temperatura, in contenitori speciali, e per l'annullamento delle eventuali vibrazioni nocive». Il Louvre non ha finora ricevuto richieste ufficiali e trova un autorevole alleato proprio a Firenze: il direttore degli Uffizi (il museo potenzialmente più titolato a esporre il quadro-mito) Antonio Natali è netto, la donna di Leonardo resti a Parigi. Tra parentesi: il dipinto è in Francia dal lontano 1516, e ce lo portò l'autore stesso. Direttore, come valuta l'ipotesi di chiedere la Gioconda e il no del Louvre? «Non ritengo neppure pensabile chiedere in prestito uno dei testi capitali della cultura figurativa dell'Occidente. È un quadro sopravvalutato, Leonardo ha dipinto ritratti più belli, però la Gioconda è stato anche rubato e questo ha enfatizzato il mito. Non vedo perché sottoporlo ai rischi di un trasporto». La proposta del prestito presupponeva la sicurezza totale per N quadro. «La persona che l'ha proposto ha detto che si meraviglia per gli elevati standard di sicurezza, ma un volo è sempre un'incognita. Se muoio io che accompagno il quadro pazienza, se si distrugge questo dipinto è un disastro irreparabile per tutta l'umanità». Si invoca N richiamo turistico. «Se viene a Firenze vedremmo code sterminate, lo so benissimo, però si alimenterebbe il feticcio, non l'educazione. Il mio mestiere è tutelare e valorizzare l'arte, in senso culturale, e quel prestito non sarebbe un'operazione di cultura ma di mercato. Il mio, beninteso, è un semplice parere, non ho il potere decisionale». È però il parere di chi ha detto no ai prestiti facili a partire da qui degli Uffizi. «Il mio no di oggi è lo stesso di quando dissi che l'Annunciazione di Leonardo non doveva lasciare il museo fiorentino per andare in Giappone. Un deputato commentò: voglio vedere se il direttore degli Uffizi rifiuterebbe la Gioconda. Risposi che la rifiuterei e lo confermo. Tutte le opere rischiano». Figuriamoci la Monna Lisa. Cosa giustifica uno spostamento dl un capolavoro? «Ci vuole un motivo profondo, un'iniziativa davvero educativa. Per di più se applicassimo alla Francia la legge italiana, cioè il Codice dell'ex ministro Urbani del 2004, la Gioconda non si porrebbe nemmeno la questione. Si farebbe come qui, che ho indicato 24-25 opere degli Uffizi come inamovibili. Oltre tutto se uno dice Gioconda dice Louvre. Poi possono pure farmi passare per passatista, io rispondo alla mia coscienza e alla legge. Io la penso così, è una specie di resistenza fondata sulla coscienza maturata in 30 anni di lavoro. Sono consapevole che anche tra i miei coetanei non tutti concordano con me». In questo caso si invoca come spunto la ricerca delle ossa sotto rex convento dl Sant'Orsola, nel centro dl Firenze condotta dal ricercatore SII-vano Vincenti «Quella ricerca delle ossa? I morti vanno lasciati in pace, a meno che non ci siano motivi di studi approfonditi: ovvero vorrei che non se ne faccia merce di scambio per la propria popolarità. Mi hanno riferito che Vincenti andrà dai ministri Galan e Brambilla. Non ne dubito. D'altronde così è l'Italia, ma fortunatamente ora sembra ci sia un ripensamento generale su tutto. Mi auguro ci sia un ripensamento anche sulla cultura: che diventi un elemento fondante, non la cultura dell'immagine, semmai è l'immagine della cultura che va cambiata». E c'è chi cerca le ossa della donna ritratta da Leonardo. La Gioconda. la donna rinascimentale dal sorriso indecifrabile ha fatto impazzire studiosi, psicologi e cacciatori del mito per secoli. La dipinse Leonardo da Vinci su legno di pioppo si presume nel primo decennio dei '500. Silvano Vinteti, presidente di un «Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici culturali e ambientali» (non è un ente pubblico). sta cercando le ossa della donna ritratta a Firenze e ha avviato una campagna di firme perché il Louvre consegni provvisoriamente il dipinto al capoluogo toscano. Ià dove l'artista-scienziato lavorò da giovane ed esegui il ritratto probabilmente idealizzato. Vinceti lo vorrebbe per il 2013, cento anni dopo il tour italiano imbastito in seguito al furto, nel 1911. da parte di un italiano intenzionato a far avere il quadro al paese d'origine dell'artista. «Non prestiamo la Gioconda perché il quadro è estremamente fragile e un viaggio rischierebbe di causare danni irreversibili», chiarisce Pomarede del museo parigino.
FIRENZE Gioconda porte chiuse a Firenze
Il direttore del dipartimento delle pitture del Louvre, Vincent Pomarede, ha dichiarato che la Gioconda non tornerà in Italia a causa della sua fragilità. Il ricercatore Silvano Vinceti sta cercando le ossa della donna ritratta da Leonardo da Vinci e ha avviato una campagna di firme per chiedere al Louvre di consegnare provvisoriamente il dipinto a Firenze. Il direttore degli Uffizi, Antonio Natali, ha espresso la sua opposizione al prestito, considerandolo un rischio per il quadro. Vinceti ha detto che la ricerca delle ossa della donna è un'opera di cultura e non di mercato.
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