In attesa dei frutti (economici) l'Italia semina cultura in Cina. Nel giorno in cui a Pechino parte ufficialmente la visita del presidente Ciampi, il ministro dei Beni culturali Urbani ha fatto il punto sui progetti di interscambio fra l'Italia e quello che fu il celeste impero. Dalla collaborazione per la creazione del museo delle civiltà a quella per la nuova mostra romana di Xian, fino al ruolo nel restauro della città proibita. La scelta di iniziare la missione italiana dalla cultura prima che da questioni economiche o diplomatiche non sembra dettata solo dal fatto che ieri fosse domenica: se c'è qualcosa che i cinesi invidiano all'Italia è l'enorme fascino che in tutto il mondo esercitano la sua storia e le sue bellezze. La Cina, che sta subendo cambiamenti epocali e una crescita a tratti fuori controllo, ha bisogno di recuperare quella dimensione ideale che nel lontano passato ne faceva la culla della civiltà. Il titolo della mostra inaugurata ieri promette bene: «Sulla via di Tianjin. Mille anni di relazioni fra Italia e Cina». La rassegna fotografica all'Ambasciata di Pechino racconta la storia dell'insediamento italiano nato nel 1902 a Tianjin, una città a settanta chilometri dalla capitale cinese. Il quartiere, posto su un terreno ceduto allora alle autorità di Roma, fu realizzato da italiani e cinesi diventando rapidamente un piccolo angolo d'Italia in terra d'oriente. L'esperienza durò poco più di quarant'anni, e il quartiere si svuotò nel dopoguerra. Ora Dai Xianglong, sindaco di Tianjin (una piccola città che nel frattempo si è trasformata in una metropoli di dieci milioni di abitanti) ha chiesto l'aiuto dell'Italia e dell'ex collega Ciampi (entrambi sono stati Governatori delle rispettive banche centrali negli Anni Ottanta) per il suo risanamento. L'area della ex concessione italiana sarà restaurata e ampliata grazie ad un progetto dello studio Gregotti. Il più alto valore simbolico della collaborazione fra italiani e cinesi è probabilmente nel progetto di restauro della città proibita: per cinque secoli i padroni dell'«Impero di mezzo» la considerarono il cuore della loro civiltà. L'idea è nata alla fine del 2002 dal primo viaggio di Urbani a Pechino. Un paio di mesi fa, dopo i rilievi di un gruppo di tecnici italiani, è stata consegnata alle autorità cinesi una corposa relazione. A primavera dovrebbe partire il restauro cofinanziato da italiani e cinesi, la consegna dei lavori è prevista per la fine del 2007. A dimostrazione del fatto che i cinesi ripongono grande fiducia nella capacità italiana di esportare cultura e tradizione, Urbani ricorda altri esempi. Un progetto in fieri per il restauro di parte della Grande muraglia e la scelta dell'Italia per curare tre delle sei sezioni del museo delle civiltà che sorgerà a Pechino: si tratta di quelle dedicate all'antica Roma, all'Egitto dei Faraoni (in Italia c'è un importante museo a Torino) e alla cultura mesopotamica. Inoltre, all'interno del nuovo museo sarà aperto un grande spazio espositivo per ospitare rassegne di arte contemporanea italiana. Ancora: è già partita la collaborazione per una mostra (italiana) sulla civiltà romana a Xian e di una a Roma (organizzata dai cinesi) sul primo impero d'oriente, due rassegne che uniscono idealmente la storia di Venezia e di Xian. Al ministero si sta inoltre mettendo a punto una mostra a Shanghai, curata dalla Soprintendenza per i beni artistici di Genova, sull'influenza della seta sui costumi della Cina. C'è in cantiere anche un progetto di scambi fra il museo d' arte contemporanea di Shanghai e il Maxxi di Roma. Nel 2005 è attesa infine una mostra su Matteo Ricci e l'Europa alla corte dei Ming. Ultimo capitolo della collaborazione culturale il cinema: «Entro febbraio tornerò con un aereo carico di uomini del settore», ha detto ieri Urbani. Sabato l'Italia e la Cina hanno firmato infatti un accordo di coproduzione per il restauro delle pellicole e per la distribuzione. Ma nel Paese che fu di Mao, dove fino a non molto tempo fa la produzione culturale costituiva un problema, c'è fame soprattutto di luoghi: l'accordo prevede la possibilità di realizzare un circuito di multisale grazie a Cinecittà.
Roma e Pechino unite dall'arte
Il ministro dei Beni culturali Urbani ha iniziato la sua visita a Pechino con un punto sui progetti di interscambio fra l'Italia e la Cina. La scelta di iniziare la missione dalla cultura è stata motivata dal fatto che i cinesi invidiano l'enorme fascino della storia e delle bellezze italiane. Il titolo della mostra inaugurata ieri, "Sulla via di Tianjin. Mille anni di relazioni fra Italia e Cina", racconta la storia dell'insediamento italiano a Tianjin, una città a settanta chilometri dalla capitale cinese. Il quartiere, realizzato da italiani e cinesi, durò poco più di quarant'anni e si svuotò nel dopoguerra.
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