Il federalismo demaniale va avanti adagio. Domani cade il primo compleanno del decreto legislativo 852010 e comincia a comporsi il puzzle dei beni che lo Stato potrà trasferire in periferia. Alla fotografia scattata a inizio anno dal Demanio sugli immobili inclusi (2.457 per un valore inventariale di 10,7 miliardi) o esclusi (n.86o corrispondenti a 2,3 miliardi) dal processo di devoluzione, si stanno per aggiungere gli elenchi delle due categorie "speciali" previste dal provvedimento: i cespiti della Difesa e il patrimonio storico-artistico. Che faranno aumentare di circa un migliaio la "white list" con le voci trasmissibili agli enti locali. Saranno contente Anci e Upi che hanno più volte sottolineato lo scarso appeal dei beni individuati dall'agenzia guidata da Maurizio Prato sulla base dei "desiderata" dei vari ministeri, al punto da non concedere in Conferenza unificata l'intesa sulle liste presentate. Il loro timore è sempre stato quello di ricevere in dono cespiti così malandati da apportare più costi che benefici. Ma il quadro potrebbe ora mutare visto che, almeno sulla carta, gli immobili di proprietà dei dicasteri gestiti da Ignazio La Russa e Giancarlo Galan avranno tutt'altro valore. A beneficiare delle scelte della Difesa saranno soprattutto le amministrazioni settentrionali. Dei 980 beni trasferibili, contenuti nella lista provvisoria inviata nei giorni scorsi a via XX Settembre, oltre 800 sono localizzati in Piemonte, Lombardia e Liguria. A fronte degli 8 del Lazio e dei 2 dell'Abruzzo. Ancora più ampia la quota di immobili intrasmissibili: 1.122, anche qui con una netta prevalenza del Nord-Ovest. Diverso è il caso dei Beni culturali, dove gran parte dell'anno è stato speso a capire se anche per gli immobili di interesse storico dovesse essere predisposto un elenco di beni da sottrarre al trasferimento. Alla fine si è optato per un altro tipo di lista: quella dei beni istituzionali in uso al ministero, i quali restano saldamente nelle mani dello Stato. E ne sono stati contati, seppure non in maniera definitiva, un migliaio circa. Tutti gli altri, dunque, potrebbero tornare in gioco attraverso gli accordi di valorizzazione. E qui qualcosa si muove. Per uniformare le procedure di attribuzione, a maggio è stata diramata una circolare che invita tutte le direzioni regionali dei Beni culturali ad attivare le procedura di trasferimento e a vagliare le richieste che arrivano dagli enti locali. Ora, però, si dovrà tener conto che, come vuole il decreto legge sviluppo, l'interesse storico scatta quando un immobile ha 70 anni e non 50. Al momento i beni di interesse storico che hanno stuzzicato gli appetiti degli enti locali sono circa 290 disseminati in 15 Regioni. L'elenco è estremamente variegato: si va dalle mura di Verona al carcere di Procida alla Torre dei Venti di Bergamo. In alcuni casi, come l'ex convento di San Domenico a San Gimignano (Siena), il procedimento è quasi al traguardo; in altri, come per 8 immobili del centro storico di Gaeta (Latina), è appena partito. In altri ancora, ed è il caso dell'Arsenale di Venezia, il Comune ha provato lo sprint stipulando un accordo con il Demanio, ma si è trovato poi a fare i conti con le manifestazioni d'interesse della Provincia e dell'università.
FEDERALISMO - Dalla Difesa mille immobili ai Comuni
Il decreto legislativo 852010, che ha celebrato i suoi primi compleanni, sta portando avanti il federalismo demaniale. Il governo sta trasferendo beni di proprietà dello Stato in periferia, con l'obiettivo di aumentare la partecipazione degli enti locali. I beni che saranno trasferiti includono immobili di proprietà della Difesa e del patrimonio storico-artistico. La lista dei beni trasmissibili è stata pubblicata, con oltre 800 immobili localizzati in Piemonte, Lombardia e Liguria. I beni culturali, invece, saranno trasferiti attraverso un elenco di beni istituzionali in uso al ministero, mentre gli altri potrebbero tornare in gioco attraverso accordi di valorizzazione.
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