Dopo il clamoroso decollo dell'Annunciazione di Leonardo (volata da Firenze a Tokyo nella primavera del 2007) e prima che qualche solerte ministro riesca a spedire a Sydney i Bronzi di Riace, cosa sta rullando nei corridoi dei musei italiani, trasformati in altrettante piste aeroportuali? Secondo autorevoli indiscrezioni provenienti dal ventre del Ministero per i Beni culturali, una Fondazione di studi religiosi starebbe organizzando uno «scambio di capolavori dell'arte e della fede tra Mosca e Firenze». La Galleria Tretyakov presterebbe il Salvatore di Andreij Rublev, e in cambio Firenze dovrebbe spedire in Russia un'opera del padre dell'arte italiana: Giotto. In un primo momento era stata chiesta la grande Croce di Ognissanti (4 metri e 70!), appena restaurata e ricollocata. Il progetto si sarebbe arenato dopo che l'Opificio delle Pietre Dure ha certificato che lo spostamento comporterebbe «rischi gravissimi». Ora si stanno esaminando altri candidati, e si considera l'ipotesi di sbarbare dall'altar maggiore di San Felice in Piazza un'altra croce giottesca: meno bella e importante, forse, ma sempre grandicella (4 metri e 30), e dunque fragile. Sempre a Mosca dovrebbe presto finire la Natività di Caravaggio del Museo Regionale di Messina. Nonostante che la stessa Regione Sicilia l'abbia inserita nell'elenco delle opere inamovibili, e nonostante l'opposizione dei funzionari e degli storici dell'arte universitari (recentissima la pubblica protesta di Luigi Hyerace), la grande tela è in moto perpetuo: solo negli ultimi sei anni è stata a Napoli, Londra, Milano, Trapani (!), Palermo (due volte), Salemi (!!) e Roma. Ma niente paura: pare che, per non far sentire solo Caravaggio, la Regione Sicilia invierà a Mosca anche un Antonello da Messina. Quando si dice la sensibilità.