Ma non è l'unico caso di esportazione di capolavori a fini propagandistici Tra qualche settimana, un'opera celeberrima di Raffaello, la Madonna di Foligno, lascerà eccezionalmente i Musei Vaticani per essere trasportata in Germania in occasione della visita apostolica di Benedetto XVI. II dipinto verrà esposto presso i Musei Statali di Dresda, al cospetto della Madonna Sistina dello stesso Raffaello e di altre tre Madonne di tre giganti della pittura tedesca (Albrecht Dürer, Mathias Grünewald e Lukas Cranach il Vecchio): ed è da tutto questo ben di Dio che si diffonderà lo «Splendore celeste» che dà il titolo alla mostra. La notizia lascia interdetti per diversi motivi. Innanzitutto, la Madonna di Foligno è una pala d'altare alta oltre tre metri, è una tavola trasferita su tela due secoli fa e non gode di una "salute" perfetta: per questo motivo, e per la sua enorme importanza storico-artistica dovrebbe essere un'opera inamovibile dal museo dove migliaia di visitatori la cercano ogni giorno. In secondo luogo, l'opera non si muove per un'occasione scientificamente e didatticamente importante: come sarebbe, ad esempio, una mostra monografica di Raffaello. L'incontro con la Madonna Sistina viene presentato come una rievocazione della compresenza delle due opere nell'atelier del maestro nel 1511: forse una suggestione romantica, ma non certo un atto critico sufficiente a motivare lo spostamento. E verrebbe da esclamare (con Quatremère de Quincy, 1796): «Di questo Raffaello, del quale si bramano i dipinti più per superstizione e vanità che per gusto e per amore del bello, quanto pochi conoscono il valore del suo genio!». Non c'è, tuttavia, da stupirsi troppo, perché «chilometri e chilometri sopra le nostre teste, gli aerei sfrecciano carichi di quadri di Tiziano e Poussin, Van Dyck e Goya», come constatava mestamente Francis Haskell. Nessuno ha saputo fare "meglio" di Mussolini che nel 1930 spedì a Londra in una botta sola il David di Donatello, il Dittico dei Montefeltro e la Flagellazione di Piero della Francesca, la Venere di Botticelli, la Tempesta di Giorgione, e altri cinquecento pezzi analoghi. Ma oggi l'Italia si è trasformata in una sorta di gigantesco postal-market del capolavoro da spedizione, come se la rovinosa caduta della credibilità politica, diplomatica ed economica del Paese potesse esser riscattata dalla concessione di questi capolavori-a-chiamata, ridotti a vere e proprie escort artistiche. Tutto si risolve nell'enfasi emotiva dello spostamento eccezionale: che non è il mezzo, ma il fine stesso di questi eventi che giovano quasi solo a chi li organizza. E stupisce che papa Ratzinger, così attento a prendere le distanze dalle mode mediatico-culturali, sia stato coinvolto nel pensiero unico italiano del "moto perpetuo del capolavoro": spedendo in Germania Raffaello, il sommo pontefice si assimila (incredibile dictu) all'assessore alla cultura della Regione Sicilia, che spedisce in Russia Caravaggio. Ma forse il papa non c'entra, e la spiegazione va più semplicemente cercata nell'identità del direttore dei Musei Vaticani: quell'Antonio Paolucci che già nel 2000 si autodefiniva il «movimentatore massimo» delle opere d'arte italiane. Una forte aura di esplicita propaganda religiosa permea, fin dal retoricissimo titolo, l'operazione Splendore celeste: il papa porta in Germania una preziosa icona mariana, che viene riunita ad altre analoghe immagini sacre. Anche su questo fronte, tuttavia, niente di nuovo: negli ultimi tempi si è registrata una decisa propensione della gerarchia cattolica verso l'organizzazione di mostre "confessionali". Tra i tantissimi esempi si può citare la mostra sul Potere e la Grazia tenutasi a Roma tra 2009 e 2010, che non aveva il minimo valore scientifico, e ostentava una connotazione pastorale e proselitistica che non le impedì di godere di prestiti davvero straordinari (tra cui il San Giorgio dell'Accademia di Venezia, negato invece all'importante mostra monografica di Mantegna al Louvre). Ma anche se Splendore celeste è un'ovvia incarnazione dello spirito del nostro tempo, è impossibile non rattristarsi pensando che cinquecento anni fa un papa poteva "produrre" un Raffaello, mentre oggi può al massimo "movimentarlo": rischiando, semmai, di distruggerlo.
Il Fatto Quotidiano
24 Giugno 2011
Il papa a Raffaello: Vieni via con me". Benedetto XVI porterà in Germania la "Madonna di Foligno"
TO
Tomaso Montanari
Il Fatto Quotidiano
Un'opera di Raffaello, la Madonna di Foligno, lascerà i Musei Vaticani per essere esposta in Germania in occasione della visita apostolica di Benedetto XVI. L'opera è alta oltre tre metri e non è in buone condizioni, ma è considerata un'opera inamovibile. L'esposizione è stata organizzata per un evento scientifico e didattico importante, ma non è stata motivata da un'analisi critica della pittura. Altri capolavori italiani sono stati spediti in Germania in passato, come quelli di Tiziano e Poussin.
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