Lotta al vandalismo e al degrado, a Roma serve anche questo I miracoli sono possibili in particolare quando sono inimmaginabili. Accade così che se la politica incontra l'imprenditoria e, per una volta, si mettono insieme per perseguire un fine nobile, è inevitabile che il risultato sia eccellente ed esemplare. Il Colosseo, monumento simbolo di una grande civiltà della quale tutti, romani e non, devono essere orgogliosi, nascerà a nuova vita grazie all'intervento perseguito, stimolato, caparbiamente voluto dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, assecondato dal Ministero de Beni culturali, che sulla sua strada ha trovato un grande imprenditore, Diego Della Valle, il quale si è assunto l'onere del restauro, dimostrando come l'antico mecenatismo, una delle attività più nobili che abbiano caratterizzato le famiglie potenti di un tempo, possa tornare d'attualità non per ribadire la forza di un potere economico-finanziario, ma per dispiegare quel sentimento di attivo civismo così maltrattato negli ultimi decenni. Della Valle non chiede nulla, male istituzioni, a lui come ad altri che vorranno impegnarsi in progetti analoghi, dovrà pure riconoscere qualcosa, almeno nella sfera degli sgravi fiscali e delle agevolazioni normative. Glielo si deve considerando la mole dell'impresa e l'impegno non di poco momento teso a resti-tuire all'umanità un sito di inestimabile valore culturale. Quello che lo Stato non può fare, si è detto tante volte, lo facciano i privati. È una regola antica che si rinnova e un po' ci inorgoglisce come italiani, posto che qualche anno fa si guardava ad Oriente, e più pre cisamente ad investitori giapponesi, nella ricerca di soggetti a cui affidare le cure dell'anfiteatro Flavio. Della Valle non è spuntato per caso, come abbiamo avuto modo di documentare su queste pagine fin da quando si manifestò, mesi fa, la sua disponibilità. Il progetto covava sotto la cenere. È stato merito suo approfondirlo e renderlo possibile, ma non si può dimenticare il decisivo apporto dell'amministrazione capitolina nel finalizzare ogni sforzo verso l'obiettivo, coinvolgendo - e non poteva essere diversamente - i ministri, prima Bondi e poi Galan, i quali hanno fatto il possibile perché le tessere del mosaico andassero a posto. Per una volta, dunque, registriamo con soddisfazione che le sinergie tra istituzioni e privati hanno funzionato magnificamente, a dimostrazione che molto altro si può fare. Per esempio, come ci permettemmo di suggerire quando dell'interesse di Della Valle si cominciò a parlare, sarebbe il caso che chi può "adottasse" un monumento, un edificio, un sito di particolare pregio e bisognoso si cure, proprio come accadeva secoli fa, provato dalle tracce dei committenti incise sui muri dei manufatti ripresi e restituiti all'antico splendore. Roma può dunque rinascere, a patto, però, che insieme con opere di restauro di grande importanza, la città divenga vivibile e, urbanisticamente, sia all'altezza della sua storia. Il degrado che circonda tutto ciò che dovrebbe essere restaurato, è innegabile. Eredità del passato, si dirà giustamente. Ma è pure venuto il momento di accelerare la ricostruzione di Roma nel cui ambito il recupero di ciò che meglio la rappresenta non può essere considerato un episodio. E, accanto ad una nuova visione della città, è necessario pensare ad una lotta spietata al vandalismo che, negli ultimi tempi, quando si riteneva che in seguito a campagne incisive fosse diminuito, ce lo ritroviamo più agguerrito che mai nella devastazione di zone centrali, come di aree periferi-che che andrebbero protette meglio facendo sentire chi le abita integrato nello stesso contesto urbano. Ricominciare dal Colosseo è un buon segno. Proseguire sulla via delle trasformazioni annunciate, in vista di una città moderna nella quale la sua tradizione storico-culturale può vivere, da consegnare a posteri, se lo attendono tutti, anche chi non risiede a Roma ma di Roma, per ovvi e comprensibili motivi, non può fare a meno.