Artisti e industriali al convegno di Italia Futura "Cultura orgoglio italiano» è il titolo del convegno che ieri ha riunito al Teatro Argentina imprenditori, politici e artisti per capire come lucidare al meglio quello che dovrebbe essere lo specchio della nostra identità culturale, ovvero il patrimonio artistico. Dove per «patrimonio» non si intendono solo i paesaggi, le architetture e in generale le opere d'arte che pure hanno bisogno di cure e vanno lasciate intatte ai posteri, ma anche il futuro dei giovani e la possibilità di produrre cultura. Musica, film, spettacoli, libri, design. Organizzato da Italia Futura, associazione presieduta da Luca Cordero di Montezemolo, l'incontro si è aperto con un confronto tra Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, e Diego Della Valle, il proprietario della Tod's, che - tra polemiche e applausi - sovvenzionerà con 25 milioni di euro il restauro del Colosseo. Da qui l'introduzione del discorso cuore del convegno, ovvero la collaborazione tra pubblico e privato. Nuove prospettive per la cultura italiana, minacciata costantemente da tagli e paralisi? Due segnali esorterebbero a pensare positivo: da un lato l'apertura del mondo culturale a quello dell'imprenditoria, dall'altro il risveglio della società civile che anima questi giorni. A Roma per esempio, dove l'occupazione del Valle solleva importanti quesiti: fuori dal Teatro di Roma, una rappresentanza dei ragazzi insediati nel teatro da dieci giorni chiedeva: «Non ap-profit-tatevi del nostro futuro». Dentro, nessuno degli intervenuti si è sognato di non menzionare il futuro dei giovani. Il regista Daniele Luchetti («La nostra vita») ha detto che quello che sta succedendo al Valle, dove ogni sera artisti emergenti e notissimi portano la loro testimonianza e il loro appoggio, è «in piccolo, il meglio che questo Paese può dare». E lo stesso Montezemolo ha confidato che non augurerebbe neanche al suo peggior nemico di essere precario, «perché io con il mio carattere ne morirei: è terribile aver paura di perdere un lavoro e doverne cercare un altro». L'imprenditoria, forse, ci aiuterà. Ha ragione Della Valle quando rileva che in Italia si guarda con circospezione a chi dice di investire non per un personale tornaconto. Fa notare che «è il momento per noi imprenditori di dire «ci siamo». Dobbiamo dimostrare a chi sta fuori cos'è questo paese. Gli imprenditori spesso hanno una generosità innata e troverebbero un gran beneficio, sia a livello di rispetto aziendale che di piacere personale, se cominciassero a fare cose concrete in questo senso. Mettere insieme cultura e industria sarebbe una risposta territoriale forte e gioverebbe anche alla nostra immagine all'estero. Presto si comincerà a fare i conti con i consumatori che ci chiederanno «Cosa fai tu per gli altri? Niente? Allora compro un'altra cosa»». «Abbiamo fatto bene a lamentarci finora - ha detto Carandini - ma adesso basta. Non siamo più in una civiltà industriale, produzione e cultura devono essere intimamente intrecciate, e solo l'economia può riportare la cultura a quella centralità strategica che il paese non ha mai riconosciuto». Consigli perché questa sinergia funzioni? Gli stessi che, al termine dei lavori, ha accolto il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan: «Bisogna favorire l'intervento privato nella tutela del patrimonio». Ovvero: Non possiamo permettere un'iva per sponsorizzazioni al 20 e per un restauro al 10, o non prevedere di destinare il 5 per mille a interventi culturali e paesaggistici, né obbligare un comune a non spendere in cultura più del 20 dei fondi». Questi, quindi, i buoni propositi per incentivare l'investimento. Che, come hanno ricordato tutti i presenti, da Roberto Cecchi e Gian Arturo Ferrari, da Ilaria Borletti Buitoni a Riccardo Tozzi, da Luis Godart a Roberto Grossi, da Malika Ayane a Francesco Bonami, da Daniele Gatti a Sergio Escobar, è una carta da giocarsi per risollevare le sorti della cultura. Montezemolo paventa che «tutto rischia di esplodere per le anomalie trascurate e le decisioni non prese».