Il presidente di Italia Futura: «Oggi il contributente può scegliere tra sport e volontariato ma non può sostenere il patrimonio» ROMA. Si estenda il 5 per mille dell'Irpef agli interventi per la cultura e il paesaggio. Perché «è davvero bizzarro che il contribuente oggi possa decidere di destinare i1 5 per mille della propria fiscalità a settori come lo sport o il volontariato, ma che non possa farlo per le organizzazioni che operano per la tutela del patrimonio culturale». La proposta è di Luca Montezemolo, a cui ha fatto immediatamente eco il ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan: «Si allarghi il 5 per mille. Ma si abbassi anche l'Iva su sponsorizzazioni e lavori di restauro, ora rispettivamente al 19 e allo per cento, e si aumenti la quota di deducibilità dei contributi al patrimonio». Una comunione di intenti arrivata dal palco «Cultura, orgoglio italiano», il convegno organizzato dalla fondazione Italia Futura ieri a Roma e che ha visto raccontare da parte di una folta schiera di donne e uomini di cultura, spettacolo, cinema, musica, teatro le loro esperienze e le ricette per rivitalizzare l'immenso patrimonio culturale (nel senso più lato) di cui l'Italia dispone. A fare da battistrada alla giornata è stato il faccia a faccia iniziale tra Diego Della Valle, il patron di Tod's che proprio l'altro ieri ha presentato il cronoprogramma del restauro del Colosseo finanziato dalla sua azienda con 25 milioni, e Andrea Carandini, presidente del consiglio superiore dei beni culturali. Privato e pubblico a confronto, questa volta però non su slogan, ma partendo da un'operazione concreta come quella del lifting del Colosseo. Iniziativa che potrà trasformarsi, ha sottolineato Della Valle, in volano per altre dello stesso genere. E sono tornati in ballo i nomi di potenziali siti che hanno bisogno di aiuto: Pompei, per il quale c'è un programma straordinario di interventi definito e da tradurre in pratica, Firenze, Venezia. «Dobbiamo fare in modo - ha affermato Della Valle - che anche altri imprenditori si attivino». Parole che hanno ottenuto l'assenso di Carandini, per il quale la collaborazione con i privati rappresenta «un elemento vitale non solo dal punto di vista economico, ma morale e simbolico». Sul tema è poi ritornato Montezemolo, secondo il quale «le responsabilità del pubblico e quelle dei privati devono trovare un modo per lavorare insieme. Razionalizzando dove necessario, ma operando con il laser piuttosto che con il machete». Una collaborazione che è anche un modo per ovviare alla pesante carenza di risorse. Per Montezemolo, però, quello dei soldi è piuttosto il segnale dell'assenza di una prospettiva, della mancanza di volontà di recuperare l'orgoglio italiano in campo culturale. «In Germania - ha sottolineato il presidente di Italia Futura - sono stati fatti tagli, ma neanche un euro è stato sottratto alla cultura. Qui da noi se si vogliono recuperare risorse si inizi con il far pagare le tasse a chi le evade. Perché chi evade, ruba. Eppoi ci dicano dove va a finire il denaro recuperato all'evasione». Ma com'è, si è chiesto Montezemolo, che non c'è un euro per la cultura e si parla di portare i ministeri al Nord: «c'è qualcosa che non va». Invece, ha proseguito, «l'investimento pubblico in cultura, così come quello su scuola, università e ricerca, è un investimento sulle prospettive di crescita economica e civile della nazione. Tagliarlo con l'accetta vuol dire azzoppare il nostro futuro». Anche Galan non ha puntato il dito contro la mancanza di risorse. È vero che i Beni culturali, ha spiegato, attraversano una fase critica - i finanziamenti statali sono passati da 2,2 miliardi del 2001 agli 1,7 del 2009, il personale è sceso a 18mila dipendenti contro i 25mila di dieci anni fa e l'età media è di 55 anni - ma seppure i soldi diminuiscono, è anche vero che non si riesce a investirli. Nel 2009 il ministero ha speso 513 milioni e ne sono rimasti in cassa 661. Quasi per niente utilizzati (solo il 3) i 34 miliardi di fondi comunitari per il periodo 2007-2016. Per Galan occorre, dunque, un piano roosveltiano per la cultura, che chiami a raccolta tutti, pubblico e privato, uniti per non far deperire il nostro patrimonio. Ancora più ampio il programma di Montezemolo, che ha insistito sulla necessità di chiudere la seconda Repubblica e affidare la terza ai giovani. Perché il problema fondamentale, ha affermato, è «riavvicinare un'intera generazione alla politica e alla gestione della cosa pubblica».
"Il 5 per mille esteso anche alla cultura
Il presidente di Italia Futura, Luca Montezemolo, ha proposto di estendere il 5 per mille dell'Irpef agli interventi per la cultura e il paesaggio. Il ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan, ha fatto eco alla proposta. Montezemolo ha anche sottolineato la necessità di un piano roosveltiano per la cultura, che coinvolga pubblico e privato. Il presidente di Italia Futura ha anche criticato la carenza di risorse per la cultura, affermando che il problema fondamentale è riavvicinare un'intera generazione alla politica e alla gestione della cosa pubblica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo