Girano per mercatini, negozi d'antiquariato e case d'asta. Passano ore davanti alle televisioni e a Internet, ultima frontiera del commercio. E poi interrogano la banca dati per confrontare immagini, descrizioni, certificazioni. Nel paese del patrimonio artistico infinito, dove c'è chi, in cambio di un obolo del 5 sul valore dell'opera, voleva addirittura condonare i ladri d'arte - l'emendamento alla legge finanziaria che scatenò un paio di settimane fa violente polemiche è stato poi ritirato - i guardiani della cultura sono all'incirca 300. Carabinieri del Comando tutela patrimonio culturale che devono unire fiuto di investigatori, curiosità e conoscenza artistica. Un po' Maigret, un po' Federico Zeri sono stati dipinti da qualcuno, senza temere l'iperbole, commentando gli imponenti numeri della loro attività: dal 1970 al 2003 hanno recuperato oltre 224 mila opere d'arte e 510 mila reperti archeologici. D'altra parte ogni giorno lungo la penisola vengono messi a segno 3 furti d'arte tra case, chiese e scavi archeologici. Un'attività alimentata da ladri e tombaroli, da organizzazioni di ricettatori e trafficanti d'antichità e poi da collezionisti pronti a spendere cifre consistenti. In Toscana i guardiani della cultura sono tredici, al comando del trentunenne tenente Christian Costantini, con uffici a Palazzo Pitti. Proprio in questi giorni hanno messo a segno una nuova operazione, sgominando una gang di falsi d'autore: una persona arrestata, 12 denunciate, oltre 100 opere d'arte contemporanea contraffatte sequestrate e 4 dipinti rubati recuperati. Quanto è importante la banca dati nazionale per combattere il traffico dei furti di opere d'arte? «Dalla ricerca nella banca dati arrivano molte informazioni. Ma il primo passo sono le indagini di polizia giudiziaria: controlli nei mercatini domenicali, nelle case d'aste, nei negozi di antiquariato, nelle trasmissioni televisive. Durante queste ricerche fotografiamo gli oggetti sospetti che poi andiamo appunto a verificare nella banca dati». Ma la classificazione dei beni è in ritardo: moltissime opere mancano all'appello. «Questo è un lavoro delle Sovrintendenze alle Belle arti, che sinceramente ritengo facciano il possibile. Certo avere la catalogazione è fondamentale perché vuol dire che gli oggetti sono stati fotografati e allora diventa più facile ritrovarli. Specie il materiale rubato nelle chiese è infatti quasi sempre sottoposto a modifiche. Ad esempio, le pale di altare vengono sezionate in modo da ricavarne tre quadri: i puttini, l'immagine della Madonna e poi quella del Santo. Un modo per riciclarle rendendole più difficilmente individuabili. Altro esempio: i candelabri del Settecento- Ottocento sono trasformati in lampadari per i soggiorni. Insomma, le possibilità sono tante. E qualche volta accade che oggetti rubati non siano stati catalogati. La verità è che abbiamo una massa così ampia di materiale artistico e archeologico che questo lavoro è molto costoso e impegnativo». Quali sono le zone più soggette ai furti di opere d'arte in Toscana? «Questa regione è un museo a cielo aperto e il fenomeno dei furti è diffuso ovunque. Firenze, Siena e Lucca sono comunque le città più colpite. Quanto all'archeologia il Grossetano è l'area più interessata essendo ricca di reperti». C'è il sospetto della mano della criminalità organizzata dietro molti furti. Cosa ne pensa? «Prove della mano di mafia o camorra non ne abbiamo, almeno in Toscana. Più spesso si tratta di gruppi di persone - dagli autori dei furti ai ricettatori - che poi provvedono a immettere gli oggetti sul mercato». Dove rubano di più e cosa? «Nell'ordine sono prese di mira le chiese, poi le abitazioni pri vatee importanti dimore che in inverno sono chiuse o utilizzate saltuariamente - puntano su mobili antichi, quadri ed anfore». Che strade prendono poi questi oggetti? «Raramente vengono rivenduti nella stessa provincia o in quelle vicine. Sono inviati fuori Toscana e talvolta all'estero. Noi spesso li ritroviamo nei mercatini, in altre occasioni acquistati da privati che si fidano di qualche conoscente e magari non sanno dell'origine furtiva. Altre volte sono bloccati dalle agenzie delle dogane con direzione Svizzera, Francia e Inghilterra». Spesso si guarda con sospetto al mondo degli antiquari e ai mercatini domenicali. Quanta è la consapevolezza tra questi operatori rispetto al fenomeno della ricettazione di oggetti rubati? «Gli antiquari in Toscana sono molto attenti. C'è un'ottima collaborazione, tanto che spesso ci segnalano offerte di materiale rubato. Le pecore nere sono davvero pochissime. Anche nei mercatini non c'è un diffuso giro di oggetti rubati. Ma gli stessi acquirenti oggi sono più accorti: c'è meno spregiudicatezza nel comprare oggetti d'arte. Certo è una coscienza che complessivamente deve ancora crescere». Un altro grosso giro è quello delle opere d'arte false. In Toscana lavorano molti falsati che spesso si ritrovano inchiesta dopo inchiesta. Le pene sono troppo leggere? «E' un settore dove interveniamo con forza. Con la Procura di Prato abbiamo di recente arrestato sette persone e recuperato molte centinaia di dipinti. C'era di tutto: da Guttuso a De Chirico a Bueno. Davvero ben falsificati. Avevano una vera e propria stamperia dove li facevano, producendo anche le certificazioni di autentica. Poi vendevano i quadri attraverso case d'aste e, soprattutto, la televisione. Quanto alla legge non sta a me commentarla: certo, alcuni effetti sono sotto gli occhi di tutti». Oltre alla televisione, anche su Internet si sta affacciando il mercato dei falsi? «Sì, e infatti monitoriamo costantemente le case d'asta virtuali. È ovvio che cerchino sempre nuove strade per vendere pezzi rubati o oggetti falsi. E noi cerchiamo di attrezzarci a combatterli».
Noi guardiani della cultura
I guardiani della cultura in Italia sono circa 300 persone che lavorano per recuperare le opere d'arte e i reperti archeologici rubati. Tra il 1970 e il 2003 hanno recuperato oltre 224 mila opere d'arte e 510 mila reperti archeologici. I guardiani della cultura utilizzano una banca dati nazionale per confrontare immagini e descrizioni per identificare gli oggetti rubati. La banca dati è utile, ma il primo passo sono le indagini di polizia giudiziaria. I guardiani della cultura lavorano anche con gli antiquari e i mercatini per recuperare gli oggetti rubati. Le zone più colpite dai furti di opere d'arte in Toscana sono Firenze, Siena e Lucca.
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