"E' evidente che ci sono dei problemi, spero e voglio credere che non siano insormontabili. Ma ci sono eccome". Non è la prima volta che il sindaco Leonardo Domenici torna a parlare dell'annosa vicenda dei mancati Nuovi Uffizi. Le sue preoccupazioni potrebbero ottenere una prima risposta dopo il faccia a faccia, programmato per oggi, con il ministro per i beni e le attività culturali Giuliano Urbani a Firenze per una visita a Villa Spadolini e alla Fondazione Spadolini. La richiesta di un incontro in tempi brevi fatta con una lettera scritta al ministro servirà a Domenici per capire quali saranno le effettive intenzioni del governo sul futuro dei Nuovi Uffizi. "Noi abbiamo questo processo di ristrutturazione di piazza Catellani su cui dovrebbe affacciarsi, il condizionale è d'obbligo, l'uscita degli Uffìzi - ricorda il sindaco Domenici - e nell'arco dei prossimi quattro mesi saranno terminati i lavori di recupero dell'ex cinema Capitol con servizi anche per i turisti, che è stato portato avanti da un gruppo di imprenditori privati». Queste certezze si scontrano con le incertezze sul progetto degli Uffizi, che avrebbe dovuto riqualificare e dare maggiore prestigio in questa che è una delle zone di maggiore concentrazione di arte dell'intera città. «Non si sa assolutamente niente sui tempi e sulle condizioni per la realizzazione non solo della pensilina di Isozaki - afferma il sindaco di Firenze - ma anche della realizzazione e quindi della progettazione esecutiva dell'intera uscita», (gli stessi interrogativi Domenici li girerà oggi al ministro Giuliano Urbani, che non potrà continuare a lungo nel suo silenzio sui tanti quesiti e sollecitazioni che da Palazzo Vecchio sono partiti in queste ultime settimane. «Mi auguro che l'incontro con Urbani possa dare dei risultati e delle risposte. Noi siamo qui, pronti a collaborare. Però indubbiamente siamo anche molto preoccupati» sottolinea Domenici. Tra ministeri che non sanno decidere, soprintendenze che sarebbero inadatte a rispondere in tempo reale alle risposte della conservazione del patrimonio architettonico e culturale, non manca chi punta il dito contro l'inefficienza del soprintendente ai beni architettonici, Domenico Valentino, il quale avrebbe dovuto presentare entro aprile un progetto globale dei Nuovi Uffizi, come richiesto dal consulente del ministro Urbani, Roberto Cecchi, per non perdere il finanziamento di 34 milioni di euro. Progetto che Valentino non ha potuto fare, almeno cosi si è giustificato, per la mancanza di un apposito apposito ufficio tecnico. «Questo è uno dei problemi, anzi è il problema - spiega Domenici - che abbiamo sollevato. E anche su questo punto vogliamo una risposta dal ministro». Gira e rigira, si torna al vero punto nodale: la necessità di una gestione autonoma degli Uffizi e una maggiore snellezza nelle procedure decisionali di questo, che è il museo più visitato del nostro Paese. Una strada da percorrere secondo il senatore diessino Stefano Passigli potrebbe essere la creazione di una Fondazione come quella dell'Opera del Duomo. Anche la direttrice degli Uffizi, Anna Maria Petrioli Tofani, introduce lo stesso argomento. Lo fa a margine della seconda Conferenza nazionale sulla cultura e turismo, che si concluderà domenica a Firenze: «Noi abbiamo fatto un progetto fin dal 1989 che venne approvato dal ministero. Fino ad un certo momento abbiamo lavorato con una certa omogeneità di avanzamento nei lavori. Da quel momento si è tutto fermato». Sulla autonomia gestionale degli Uffizi, anche la direttrice Petrioli Tofani ritiene che non si possa farne a meno: «Credo di ripeterlo da vent'anni che gli Uffizi debbano avere una struttura di gestione autonoma - conclude - la società pone delle domande che necessitano di risposte rapide. Noi oggi dobbiamo passare dal concetto di deposito di oggetti ad un concetto di museo che dialoga continuamente con la società».