Collettiva e personale i 120 che mostrano che cosè larte in città Tanti i lavori di personalità affermate, di generazioni diverse. Che spaziano fra pittura, disegno e scultura con qualche digressione nella fotografia Per esempio la patriottica scultura di chewing gum di Maurizio Savini, la grande installazione a parete di Bruno Ceccobelli, le "Scritture perdute" di Innocenzo Odescalchi, il "Cobalto Deep Lake" di Antonello Viola, i grandi lavori "British Black" di Jonathan Guaitamacchi. Nelle sale di Palazzo Venezia, nel caotico, affollatissimo maremagno del padiglione Lazio della 54esima Biennale darte a cura di Vittorio Sgarbi, un itinerario di qualità è possibile. E lo è in particolare fra quegli artisti che, aldilà del dibattito e delle pur tante defezioni (una per tutte: Nunzio, che avrebbe gradito esporre a Venezia), hanno voluto esserci, testimoniare a che punto sia il loro personale lavoro, presentando unopera recente, realizzata nellultimo decennio. E dando vita a una sorta di personale-collettiva: le opere dei singoli faticano a dialogare fra loro ma sono lì a rappresentare se stesse, uno stato dellarte individuale. Nella visita non mancano le sorprese, come il bozzetto di Dante Ferretti per "La nave va" di Federico Fellini oppure i ritratti fotografici di una maestra come Elisabetta Catalano fianco a fianco con le opere superquotate di un artista di natali e studi romani come Alberto Di Fabio o del grande lavoro di Matteo Basilè vicino allinstallazione "Treccani sottolio" di Benedetto Marcucci, molto criticata perché già esposta nei mesi scorsi nelle sale del Macro. Ma anche le tele di Alberto Abate e i lavori di tre figure "storiche" dellarte romana come Corrado Bonicatti, Guido Strazza e Alfio Mongelli. È un po un navigare a vista, in cui si deve scegliere, selezionare, scartare molto in un allestimento che, pur essendo lineare, soffre di un affastellamento non favorito dagli spazi tetri, scanditi da alti pannelli. Vittorio Sgarbi ricorda che avrebbe gradito (e ha originariamente chiesto) le sale del Maxxi che però sono occupate dalla mostra di Michelangelo Pistoletto. «Abbiamo espletato le funzioni originarie della Quadriennale che in questi termini non è più operativa dal 1997 e ci siamo addirittura ricollegati alla Biennale di Roma, istitutita nel 1921», ha dichiarato Sgarbi presentando lesposizione, realizzata in collaborazione con il ministero dei Beni culturali, la Regione Lazio e con la Fondazione Roma di Emmanuele Emanuele che contribuito con 150 mila euro.