Lunga è la tradizione delle accademie. Dopo quasi un millennio di vita dellAccademia di Atene si doveva attendere un altro mezzo millennio prima di veder nascere le università. Il vuoto che la chiusura delle antiche accademie aveva lasciato fu riempito dalla nuova istituzione delluniversità che soddisfaceva le esigenze della cultura medievale del sapere. Il Rinascimento faceva rivivere lidea dellaccademia che nel medioevo era pressoché scomparsa. La nascita dellEuropa moderna portava luniversità alla sua prima grande crisi e sollecitava la fondazione di nuove accademie. Per vincere lopposizione della cultura tràdita furono fondati nel 1530 il Collège de France e nel 1603 lAccademia dei Lincei. Segue la fondazione della Royal Society nel 1660 e dellAcadémie française nel 1635. Le nuove accademie rispondevano a inappagate esigenze degli uomini di cultura interessati al progresso delle ricerche. Quasi sempre sono stati i Capi di Stato a difendere e a sostenere la vera ricerca. Francesco I, re di Francia, accolse la proposta del suo bibliotecario, lumanista e grande traduttore delle opere antiche Guillaume Budé, di istituire un collège des lecteurs royaux, unaccademia di umanisti, liberi di studiare e discutere le materie ignorate dallUniversità di Parigi. Allo studio del greco antico e dellebraico si aggiunse presto linsegnamento del diritto francese, del latino, della matematica e della medicina. Il Collège royal, che dal 1870 porta il nome di Collège de France, è diventato il luogo deccellenza della trasmissione del sapere in Francia. Il principe Federico Cesi, appassionato studioso di scienze naturali, fondò a Roma nel 1603 un sodalizio con tre giovani amici, Joannes van Heeck, Francesco Stelluti e Anastasio de Filiis, denominando la loro compagnia come Accademia dei Lincei, per leccezionale acutezza di sguardo attribuita alla lince, presa a simbolo del loro sodalizio. Obiettivo della loro associazione era lo studio libero di tutte le scienze senza i vincoli dellimperante tradizione scolastica. Gran parte dei membri dellaccademia cesiana sono caduti nelloblio, ma la breve e folgorante avventura dei "Lincei" ha lasciato un solco profondo e fertile nella storia dello spirito europeo. Nella sede e sotto gli auspici dellAccademia Nazionale dei Lincei, riallacciandosi allispirazione cesiana, fu fondato nel 1975 lIstituto Italiano per gli Studi Filosofici. Nella tradizione delle grandi accademie europee, e con particolare riferimento alle tradizioni delle accademie dellumanesimo meridionale, lIstituto Italiano per gli Studi Filosofici dedica la sua attività alla diffusione della filosofia, della cultura umanistica e della ricerca di base nelle varie scienze. Negli anni bui degli ultimi decenni lIstituto è stato una delle poche note positive a Napoli, la città di Vico e di Galiani, dei fratelli Spaventa e di Croce, che nel suo glorioso passato rappresentava una capitale della cultura, ma che nel presente vive una delle sue più profonde crisi. Creando una fitta rete di collaborazioni con i più rinomati istituti di ricerca sul livello mondiale, dal Warburg Institute al Collège de France, dallInstitute for Advanced Study allAccademia Russa delle Scienze, lIstituto è diventato un crocevia della ricerca internazionale. In 36 anni di attività lIstituto è stato frequentato da più di 30.000 studiosi e ha pubblicato più di 4.000 volumi. Lenorme programma di ricerca e di formazione fa diventare sempre più urgente la realizzazione della grande biblioteca dellIstituto per la quale sono state destinate cospicue somme di denaro dei fondi europei. Trecentomila volumi attendono una definitiva sistemazione. Tutta lEuropa colta sta aspettando il momento in cui si rende finalmente accessibile al pubblico un patrimonio libraio di inestimabile valore. La crisi economica ha contribuito ad aumentare la pressione sulle accademie e gli istituti di ricerca. I provvedimenti di taglio alle spese non rispondono a un piano di riforma, ma servono prevalentemente al consolidamento del bilancio a medio termine. A lungo termine questi provvedimenti distruggono non soltanto la base culturale dei paesi, ma inevitabilmente anche quella economica. Solo una politica miope può ridurre i finanziamenti per le istituzioni culturali a tal punto di mettere in pericolo la loro stessa esistenza. I risparmi che vengono richiesti agli istituti di cultura non possono avere come effetto la loro distruzione. Di fronte al reale rischio di una chiusura delle istituzioni più preziose bisogna dare forza ai Capi di Stato per intervenire a favore delle accademie e dei centri di ricerca dove si formano le nuove generazioni. Oggi alle 9 hanno inizio in Palazzo Serra di Cassano i lavori del convegno internazionale sul tema "I beni culturali come beni comuni dellumanità e fondamento dello Stato: la biblioteca dellIstituto Italiano per gli Studi Filosofici e la formazione delle nuove generazioni". Partecipano Irving Lavin, Sebastian Schütze, Nuccio Ordine, Nino Daniele, Nella Castiglione Morelli, Antonella Cuccurullo, Lisa Miele, Renato Parascandolo, Marcelo Sánchez Sorondo e Remo Bodei