Servono a qualcosa le leggi se poi nessuno le fa rispettare? «Il Ministero ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l'integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro». Basandosi sul primo comma dell'articolo 45 del Codice dei beni culturali e paesaggistici, la soprintendente per i beni architettonici Alessandra Marino avrebbe potuto evitare l'ennesimo scempio che il centro storico di Firenze (tutelato dall'Unesco?) ha subito ieri con la comparsa dell'edicola ospitante il «fontanello». Di grandi dimensioni, nero come una carbonaia, infiorettato da scritte e simboli, in aperto contrasto con l'ambiente circostante, la struttura è troppo vicino a Palazzo Vecchio, al Biancone, troppo invasiva perché grande e deturpante della prospettiva. Di elementi per negare a Palazzo Vecchio il permesso quest'ultima «follia» (come l'ha definita il consigliere Roselli) ce n'erano tanti. Ma la Marino non si è opposta. La soprintendente, che in fatto di beni architettonici e paesaggistici ha più potere del governatore Rossi, pare che scelga di non esercitarlo fino in fondo. E se lo fa, sembra che sia più per dovere d'ufficio che per convinzione personale. Altrimenti, per esempio, non si spiegherebbe la mancanza di intervento verso certi sicuri effetti della pedonalizzazione. E noto che la Marino non voleva venire a Firenze perché stava «tranquillamente a Bologna», ma adesso tocca a lei difendere la città dagli assalti dei Radagaiso contemporanei. A parte il problema del traffico più o meno sostenuto che transiterà sotto e a fianco del Corridoio Vasariano, la soprintendente Marino non si è preoccupata delle condizioni della terrazzina (ai piedi degli Uffizi) che sovrasta il praticello dei Canottieri, e che cade a pezzi. Ha iniziato a farlo solo quando il sindacato (Confsal-Unsa) e il nostro giornale hanno sensibilizzato il Mibac a Roma, che a sua volta ha intimato alla Marino di occuparsene. Allo stesso tempo, facendo riferimento agli articoli 131-159 del suddetto Codice, poteva intervenire nei confronti di chi ha deciso che la consistenza del traffico veicolare lungo i viali che portano al piazzale Michelangelo possa subire un'impennata, ponendo dei seri problemi alle secolari piante che li rendono unici. Ma non registriamo prese di posizione particolarmente decise. In questi mesi determinanti per Firenze, la soprintendente Marino è stata spesso fuori sede per impegni - e nessuno, di certo, gliene fa una colpa - ma chi la doveva sostituire ha lasciato che in città crescesse un senso di abbandono dal punto di vista della tutela del nostro patrimonio architettonico. L'unico che riconosce il suo vero potere - fortunatamente (per lui) non esercitato fino in fondo - è il sindaco Renzi, che non si è fatto scrupoli a definire la sua soprintendenza un'istituzione monocratica fuori dal tempo». Renzi, peri suoi progetti, «teme» la soprintendenza che potrebbe (ahinoi, il condizionale è inevitabile) attenersi alla legge. Che è chiara. Basta solo applicarla. Utinam
Firenze. Basterebbe solamente applicare la legge
Il Ministero ha prescritto norme per proteggere i beni culturali immobili a Firenze, ma la soprintendente per i beni architettonici Alessandra Marino non ha agito per fermare l'installazione di un edicola vicino a Palazzo Vecchio. La struttura è stata definita "troppo invasiva" e "deturpante" della prospettiva. La Marino ha invece scelto di non esercitare il suo potere fino in fondo. Altri problemi sono stati segnalati, come la pedonalizzazione e la mancanza di intervento per la terrazzina degli Uffizi. La Marino è stata criticata per la sua mancanza di intervento e per non aver difeso la città dagli assalti dei "Radagaiso contemporanei".
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